La Belle Epoque

Il periodo storico che va dagli ultimi decenni dell’Ottocento fino all’inizio della prima guerra mondiale viene spesso indicato con l’espressione “Belle Époque”. La definizione, inizialmente usata in Francia, entrò nell’uso comune diffondendosi in tutta l’Europa negli anni seguenti la Grande Guerra. A dire il vero con questa espressione la realtà veniva abbellita perché prevaleva la nostalgia di quegli anni che venivano inevitabilmente confrontati con quelli del conflitto e con quelli immediatamente successivi al conflitto segnati ovunque dalle conseguenza della guerra.

Non c’è dubbio però che fu un periodo di notevole progresso scientifico e di grandi trasformazioni economiche, ricco di stimoli culturali ed artistici, di fermenti sociali e politici. Un periodo in cui in tutte le classi sociali si affermarono nuovi stili di vita.

Il mondo occidentale industrializzato e capitalista era attraversato da un’ondata di grande ottimismo e di fiducia nel futuro, da una incrollabile fede nel progresso. Si affermava la convinzione che il metodo scientifico fosse applicabile a tutte le sfere della conoscenza e delle attività umane e questa filosofia positivista alimentava la cultura, le arti, le scienze e influenzava l’opinione pubblica e il vivere quotidiano. Le grandi capitali europee conoscevano nuovi fenomeni di costume, dalle esposizioni universali ai caffè concerto, ai grandi magazzini, alle gare sportive, ai voli in aeroplano.

A partire dalla metà del secolo XIX era in atto la seconda rivoluzione industriale, che si distingueva dalla prima oltre che per le grandi innovazioni tecnologiche e scientifiche, per il fatto che i suoi effetti erano più rapidi e i risultati più concreti determinando cambiamenti molto significativi nella vita e nelle prospettive delle persone di ogni ceto sociale.

Si accentuava e si estendeva il fenomeno della migrazione di masse di lavoratori dall’agricoltura all’industria, dalla campagna alla periferia delle città, con un aumento vertiginoso della classe operaia. Nel 1871 in Inghilterra il 35% della popolazione lavorava nel settore agricolo, nel 1910 la manodopera agricola era scesa al 25%. Anche in Germania e nei paesi scandinavi, fu imponente la riduzione della manodopera occupata nell’agricoltura. In Francia, dove l’industrializzazione aveva riguardato solo delle zone limitate, lo spostamento della popolazione dalla campagna alla città fu invece più lento.

Le città industriali vennero in pochi anni circondate da enormi periferie sub-urbane, tetre e malsane, specialmente nel periodo anteriore alle scoperte medico-scientifiche.

Negli ultimi decenni del XIX secolo nelle grandi capitali furono realizzati grandi interventi di ristrutturazione urbanistica  secondo schemi più razionali, moderni e funzionali.

Si affermava la nuova classe sociale dei “colletti bianchi”, la piccola borghesia impiegatizia, che pur non godendo in generale di una condizione economica superiore a quella degli operai, era più istruita e tendeva a distinguersi da questi considerandosi culturalmente più vicina alla media e grande borghesia. L’organizzazione scientifica del lavoro, sviluppata dall’ingegnere americano Frederick W. Taylor, migliorava l’efficienza della produzione industriale e si perfezionava con l’introduzione della catena di montaggio da parte dell’industriale americano Henry Ford nel 1913.

La grande borghesia capitalista si affermava con la sua capacità di creare nuovi mercati, di moltiplicare il capitale e di farlo circolare più facilmente attraverso il sistema bancario. Orgogliosa dei progressi della scienza e della tecnica, di cui si attribuiva il merito, credeva nel progresso morale e materiale che lo sviluppo economico andava realizzando.

Stampa

Stampa di Adrien Barrère

Erano ancora frequentati i salotti aristocratici e si tenevano ancora feste sfarzose nei palazzi signorili, ma ad essi sempre di più si affiancavano, nelle grandi città, il piacere collettivo dei concerti e delle serate teatrali, il ballo in locali pubblici, la frequentazione di raffinati ristoranti ed eleganti caffè. Si moltiplicavano i locali pubblici dove l’intrattenimento non conosceva distinzioni di classe.

Gli abitanti delle città avevano scoperto il piacere di uscire dopo cena, di incontrarsi per chiacchierare nei caffè, di assistere a spettacoli teatrali e di arte varia e ad eventi sportivi di grande richiamo.

I Caffè erano luoghi dove si stabilivano relazioni sociali tra corteggiamenti, colloqui, confidenze, intese, dispute su temi politici e semplici pettegolezzi, ma erano anche il luogo dove si realizzavano proficui scambi culturali e artistici. Tra i tavolini dei più prestigiosi locali delle maggiori città europee si potevano incontrare i grandi nomi dell’arte, della letteratura, della musica e dello spettacolo.

I teatri, sempre molto frequentati, si aprivano a tutti i generi, dal varietà alle commedie, alle tragedie, all’opera lirica, all’operetta, alla prosa. Nascevano i music halls, i cafè chantant, il cabaret, le sale da ballo popolari.

Gli ippodromi erano una vetrina di tanti aspetti della vita sociale: gioco, spettacolo, sport, ostentazione di eleganza, incontri galanti.

Fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’illuminazione stradale e domestica e i nuovi mezzi di trasporto cambiarono profondamente la vita quotidiana. In particolar modo l’illuminazione stradale fece delle città luoghi vivibili anche di notte. Parigi divenne la Ville Lumière (città della luce) per antonomasia ma lo stesso titolo si può attribuire a tutte le grandi città che si erano dotate in quegli anni di una rete di illuminazione stradale, prime fra tutte Londra e New York.

Le strade brulicavano di vita e le carrozze a cavalli cominciavano a dover dividere la strada con i nuovi mezzi di trasporto.

Nasceva il concetto di “tempo libero”, da dedicare allo svago e al divertimento secondo le proprie possibilità.

Anche chi non abitava in una grande città poteva godere dei vantaggi di una maggiore mobilità rispetto al passato, facilitata dallo sviluppo della rete ferroviaria e dai battelli a vapore. Grazie anche ai nuovi mezzi di trasporto cresceva il numero delle persone che potevano fare lunghi viaggi in giro per il mondo. Nasceva il nuovo costume di recarsi nelle località di villeggiatura balneari e di montagna.

Il turismo divenne sempre più un fenomeno di massa, soprattutto grazie allo sviluppo delle ferrovie che rese gli spostamenti più economici, permettendo anche alla media borghesia di passare qualche giorno al mare.

L’arrivo in spiaggia della classe media spinse i più ricchi a cercare nuove mete e le trovarono soprattutto lungo le coste mediterranee, quelle italiane quelle francesi ma anche lungo le coste atlantiche della Francia. Biarritz, località francese situata nella regione dei paesi Baschi francesi in riva all’Atlantico divenne una delle più rinomate stazioni balneari. Tra i frequentatori più assidui c’erano molti aristocratici russi e inglesi.

Dalla seconda metà del secolo anche gli operai inglesi iniziarono ad andare in vacanza, dapprima soltanto con brevi gite durante il weekend, poi riuscirono a risparmiare abbastanza per potersi permettere le cosiddette “Wakes holiday”: si trattava di un breve periodo, di solito in estate, in cui le fabbriche chiudevano per manutenzione.

 

Manifesto pubblicitario di Jules Cheret

Manifesto Cheret

Manifesto pubblicitario di Jules Cheret

Cresceva il fenomeno dei Kursaal. I Kursaal, letteralmente “sala per cure”, sorgevano già dal Settecento nelle località termali mitteleuropee. Uomini e donne della nobiltà e dell’alta e media borghesia vi soggiornavano per seguire le prescrizioni della medicina idroterapica. Tra una cura e l’altra i kursaal offrivano varie opportunità per rendere più gradevole il soggiorno: gioco d’azzardo, concerti, intrattenimenti mondani, balli, letture, passeggiate.

Con il tempo il nome Kursaal cominciò ad essere usato anche per locali che poco avevano a che vedere con le cure termali, ma molto con l’intrattenimento e il gioco d’azzardo.

Agli inizi del Novecento lungo la Costa Azzurra e lungo le coste francesi sull’Atlantico molte città affacciate sul mare proponevano insieme agli stabilimenti balneari ognuna il suo casinò. Realizzato nel 1863 dell’architetto Charles Garnier, il Casinò di Montecarlo si distingueva per la sua magnificenza.

In Italia nel 1907 veniva aperto il Casino Kursaal di San Pellegrino Terme e nel 1910 il Casinò di Salice Terme.

All’inizio del novecento si affermava come località turistica anche Sanremo; il Casinò venne inaugurato il 12 gennaio 1905 naturalmente con il nome di Kursaal. Vi si organizzavano feste, ricevimenti, spettacoli e concerti e si praticava il gioco d’azzardo. A Venezia era già in funzione il più antico Casinò del mondo.

Nel 1883 l’Orient Express, cominciava ad attraversare l’Europa da Parigi a Istanbul con il suo carico di uomini politici, aristocratici giramondo, giornalisti, artisti, scrittori e uomini d’affari, avventurieri ed avventuriere, spie venute dal freddo, che a bordo del treno intrecciavano le loro storie, i loro affari e i loro intrighi.

La Ferrovia Transiberiana la cui costruzione era iniziata nel 1891, fu presentata con grande clamore all’Esposizione universale di Parigi del 1900.

Si praticarono in quegli anni diverse gallerie nelle Alpi che consentirono di mettere in comunicazione paesi diversi mediante la ferrovia. Italia, Svizzera, Francia ed Austria si collegarono attraverso i trafori del Gottardo, del Sempione, del colle di Tenda e del Fréjus.

Nei treni si rispettavano le distinzioni della società; la divisione in 1a, 2a e 3a classe rifletteva infatti una separazione sociale rigida: gli arredamenti vellutati della 1a richiamavano i palazzi dei nobili, quelli in tessuto non pregiato della 2a le case borghesi, quelli in legno della 3a gli appartamenti ristretti e spartani del popolo.

Nasceva in questo periodo la moderna società dei consumi. Crescevano i consumi, anche grazie alla diffusione delle vendite rateali, si moltiplicavano i grandi magazzini. Le insegne dei locali pubblici e le vetrine dei negozi diventavano sempre più luminose e accattivanti.

Le vie principali e le piazze delle città venivano tappezzate da manifesti pubblicitari che invitavano il pubblico a consumare merci di ogni tipo, dai generi essenziali a quelli più voluttuari come i prodotti per lo sviluppo del seno o per la bellezza della capigliatura ma anche a decidere quale spettacolo andare a vedere o in quale località di villeggiatura trascorrere il prossimo periodo di vacanze. Aumentava la pubblicità anche nei giornali dove era notevole la presenza di inserzioni a carattere salutistico reclamizzanti pastiglie, sciroppi, creme, pozioni, medici specializzati, case di cura, per una varietà di disturbi dalla bronchite, alla tosse asinina, all’anemia, alle malattie veneree. In questo modo però i giornali finanziati dalla pubblicità perdevano un po’ della loro indipendenza e venivano in qualche misura condizionati dagli inserzionisti.

La pubblicità non si limitava, come in passato, ad informare i consumatori sull’esistenza e sulle proprietà dei prodotti, ma sempre di più svolgeva una funzione di convincimento e condizionamento, esercitava un potere di suggestione, e così contribuiva a modificare le abitudini e i gusti della gente. L’attività pubblicitaria stessa divenne un’attività commerciale a sé stante che doveva essere svolta da specialisti e offriva nuove occasioni espressive e di lavoro ad artisti, disegnatori, grafici, cartellonisti, scrittori. Nascevano così nuove figure professionali e la grafica pubblicitaria diventava una nuova forma d’arte che produceva anche i suoi capolavori.

Ma la realtà della vita quotidiana non era per tutti piacevole, spensierata e ricca di occasioni. Nelle periferie delle grandi città viveva un sottoproletariato che non aveva la possibilità di godere delle meraviglie e dell’intrattenimento della Belle Époque e così in molte zone rurali dove ai più non arrivava neanche l’eco di quel mondo. Ovunque la classe operaia doveva lottare duramente per conquistare qualche briciola della ricchezza che contribuiva a produrre e qualche diritto in più.

Le economie dei vari stati nazionali cominciarono a divenire interdipendenti e sembrò realizzarsi il sogno degli illuministi che basandosi sulla espansione del mercato auspicavano il superamento delle barriere nazionali con la realizzazione del cosmopolitismo. La realtà si rivelò del tutto diversa: invece che al sorgere di un sentimento fraterno tra gli uomini si assisté al feroce scontro dei nazionalismi.