Prefazione ad una Storia della Radio

Ma dove si troverà Beromünster? Me lo chiedevo ogni volta che giravo la manopola della sintonia per vedere l’asticella rossa passare sopra i nomi delle stazioni nel quadro illuminato, la scala parlante, della radio del nonno. Avrò avuto sei anni e avevo appena imparato a leggere, ma sul libro di lettura, una parola con due puntini sulla u non l’avevo mai incontrata. La radio del nonno era una di quelle radio monumentali acquistata alla fine degli anni trenta che si tenevano nel salotto buono. Non ricordo la marca, ma spulciando su vecchie riviste la pubblicità degli apparecchi radio degli anni 1930 mi sono convinto che era una radio SAFAR. Era più alta di me, aveva il grammofono nella parte superiore  e nella parte inferiore un vano portadischi. Aveva l’occhio magico e io mi divertivo ad affinare la sintonia per vederlo colorarsi interamente di verde senza un settore scolorato. Ma la maggior parte delle stazioni, quelle dal nome più strano, non volevano saperne di sintonizzarsi.

I dischi a 78 giri in vinile erano raccolti in un pesante album formato da tante buste ciascuna con un foro circolare per far vedere l’etichetta del disco che conteneva. Al centro dell’etichetta c’era un piccolo foro per inserire il disco nel perno del piatto giradischi. Una volta posto il disco sul piatto bisognava azionare il “braccio” o “pick up”: bisognava sollevarlo un po’ e spostarlo verso destra per avviare il motorino che cominciava a far girare il piatto giradischi; quindi bisognava appoggiare la puntina, che si trovava sotto il braccio nell’estremità anteriore, in prossimità del primo solco del disco, dopo di che andava avanti da solo. La puntina periodicamente bisognava cambiarla perché con l’uso si consumava; per questo nel vano grammofono della radio trovava posto in un angolo una scatolina contenente le puntine di ricambio. Fra le tante etichette colorate mi affascinava e mi incuriosiva quella della casa discografica  “La voce del padrone”. Chi era il padrone? E parlava al suo cane tramite l’altoparlante di un grammofono?

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Presto la radio a valvole arrivò anche in casa mia. Anche lei aveva il grammofono e l’occhio magico ma era di dimensioni più contenute di quella del nonno. Le mancava la parte inferiore. Era di marca Geloso. Geloso di chi, di cosa? Forse delle radio a galena che costruiva mio padre per hobby. Lui era stato marconista durante la guerra nel campo di aviazione di Sciacca e per diventarlo aveva frequentato il corso per marconisti nella scuola militare di Monteverde. Finito il militare, e la guerra, scampato alle schegge di una bomba d’aereo e alla malaria, gli era rimasta la passione per la radiofonia. Quindi la prima volta che ho ascoltato la radio, l’ho ascoltata attraverso la cuffia di una radio a galena: Il “baffo di gatto” per sintonizzarla e le tubature dell’acqua a fare da antenna.

Più tardi mio padre lasciò perdere le radio a galena per dedicarsi alla costruzione delle radioline a transistor seguendo le istruzioni di una rivista specializzata. Bastava saper usare il saldatore elettrico. La mie prime radioline tascabili sono state quelle costruite da mio padre.  Funzionavano ma erano un po’ carenti dal punto di vista dell’estetica. La due batterie da 4,5 volt erano esterne e tenute attaccate all’involucro di plastica della radiolina con un elastico.

E con l’avvento dei transistor anche la vecchia Geloso a valvole ha ceduto il posto ad una radio più moderna, più piccola, di plastica e senza grammofono. Da tenere in cucina.

Ero un assiduo e fedele ascoltatore della radio e ho continuato a preferire l’ascolto della radio alla televisione che in Sicilia è arrivata con qualche anno di ritardo rispetto al continente. Ma Rintintin non me lo perdevo mai così come il Musichiere il Sabato sera.

Ma la radio mi permetteva di vedere le cose che ascoltavo e le persone che le dicevano secondo la mia immaginazione.  Una trasmissione alla quale non rinunciavo era il Ficodindia, trasmissione regionale di varietà riservata alla Sicilia con l’indimenticabile Turi Ferro corrispondente satirico da Catania. Andava in onda la domenica proprio prima di “Tutto il calcio minuto per minuto”.

Dopo gli anni d’oro di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni la radio è cambiata troppo, è diventata un accessorio delle automobili o una sveglia sistemata su un comodino in camera da letto.

Questo libro quindi vuole raccontare la storia della radio dal punto di vista, anzi di ascolto, degli ascoltatori. Ho fatto le mie ricerche partendo da ciò che ricordo: gli artisti, le trasmissioni, le canzoni, a partire dagli anni 1950 e dagli spunti che mi sono stati offerti dai ricordi dei miei genitori, dei miei nonni e dei miei prozii. Sarà presto (si spera) disponibile gratuitamente per i visitatori del sito “Sentieri della Bellezza e della Conoscenza”  con licenza Creative Commons in formato ebook e audiolibro.

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Clip Art di Giuseppe Picciolo (la mia radio Geloso)

Giuseppe Picciolo