James Dean e la gioventù bruciata

James Dean

James Dean

Per noi non più giovanissimi “Gioventù bruciata” è un’espressione che quando eravamo adolescenti gli adulti usavano per indicare quei giovani che sprecavano la loro giovinezza perché si ribellavano alle buone regole e si consumavano in esperienze negative. Il modo di dire è diventato famoso perché è il titolo italiano di un celebre film con James Dean il cui titolo originale era Rebel Without a Cause, letteralmente “ribelle senza una causa”. Dove “causa” possiamo intenderla sia come impegno, missione, ideale, sia con il significato più banale di “motivo”. Faccio questa riflessione perché dopo gli anni di James Dean si sono diffusi tra i giovani altri ribellismi, altri atteggiamenti trasgressivi, ma con una causa, almeno apparentemente, un ideale da perseguire più o meno coerentemente. Ma l’espressione preferita dagli adulti, e anche dai giovani con “la testa a posto” che volevano stigmatizzare quei comportamenti ha continuato ad essere “gioventù bruciata”.
Ma vediamo chi era James Dean e cosa c’è di notevole in “Gioventù bruciata”.
James Byron Dean era nato a Marion nello Stato dell’Indiana, l’8 febbraio 1931 in una famiglia di quaccheri. Ben presto la famiglia si trasferì a Santa Monica, in California. La sua prima infanzia fu segnata dalla prematura scomparsa della madre e dal difficile rapporto con il padre. Alla morte della madre, quando aveva 9 anni, andò a vivere con gli zii materni Marcus Winslow e la moglie Ortense che avevano una fattoria a Fairmount, in Indiana. Gli zii, quaccheri anche loro, lo allevarono amorevolmente come un figlio trasmettendogli verosimilmente gli ideali della loro confessione religiosa, pacifista ed egualitaria ma certamente non incline al conformismo. E James era molto affezionato a loro ed alla fattoria. Più tardi, per completare gli studi tornò a vivere a Santa Monica nella casa del padre che intanto si era risposato. Si iscrisse al college di Santa Monica per prepararsi agli studi in giurisprudenza. Dopo il college si trasferì alla University of California a Los Angeles dove invece di studiare giurisprudenza scelse le discipline teatrali, passione che aveva maturato fin dall’infanzia, come vedremo, entrando in rotta di collisione con il padre al punto da decidere di andare via da casa.

Conosciuto come “Jimmy”, Dean cominciò la sua carriera artistica con uno spot televisivo per la Pepsi-Cola e con la partecipazione a qualche trasmissione televisiva in ruoli di secondo piano. Le porte di Hollywood che era lì a due passi per lui non si aprivano.
Allora si trasferì a New York dove erano maggiori le opportunità per aspiranti attori di teatro e fu ammesso a studiare nella prestigiosa scuola per attori dell’ Actors Studio dove apprese il metodo Stanislavski. A New York Dean partecipò a numerosi episodi di programmi televisivi nei primi anni cinquanta. Lavorò anche con Ronald Reagan futuro Presidente degli Stati Uniti.

La sua prima esperienza teatrale di una certa importanza fu See the Jaguar di Richard Nash dove l’interprete principale era Arthur Kennedy. Dopo tre anni trascorsi a New York, nel 1954 Jimmy approda a Broadway con la commedia The Immoralist, tratta dal romanzo omonimo a contenuto omosessuale dello scrittore francese André Gide, con Louis Jourdan e Geraldine Page. I giudizi favorevoli della critica che lo indicavano come “il più promettente giovane attore dell’anno” gli aprirono finalmente uno spiraglio delle porte di Hollywood. In quegli anni a Hollywood si stavano affermando attori come Marlon Brando, Paul Newman, Montgomery Clift, Marylin Monroe.

Dopo alcune apparizioni in ruoli secondari e frequentazioni dei locali in Sunset Strip a Los Angeles, luogo d’incontro e vetrina di attori affermati e aspiranti tali, registi, sceneggiatori e giornalisti del settore, arrivò la prima parte da protagonista. Il regista Elia Kazan vide in lui l’imteprete perfetto per il film che stava progettando, La Valle dell’Eden (East of Eden) ispirato al romanzo omonimo di John Steinbeck del 1952. Nel film James Dean impersona Cal Trask un giovane in conflitto irrisolvibile con un padre autoritario ma che amava molto. Del cast facevano parte anche Julie Harris, Raymond Massey e Richard Davalos. Un film che ebbe fin dalla prima proiezione pubblica un grande successo e impose all’attenzione del pubblico e della critica la magistrale interpretazione della nuova stella nascente che ottenne la nomination (postuma) al Premio Oscar. Seguirono in poco tempo altri due ruoli da protagonista in Gioventù bruciata (Rebel without a Cause), di Nicholas Ray, a sua volta a quei tempi un trasgressivo della regia cinematografica, e Il gigante (Giant) di George Stevens con Liz Taylor e Rock Hudson, uscito nelle sale nel 1956 quando Dean era già scomparso. A Dean fu conferito il Golden Globe postumo per il miglior attore nel 1956. Per il film Il Gigante ha ottenuto la candidatura sempre postuma all’Oscar nel 1956. Questo film nel 2005 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Dean viene per lo più descritto come irrequieto e problematico ribelle, anticonformista e amante del pericolo, delle corse su auto sportive e motociclette, che facilmente eccedeva nel bere, seguace della filosofia del cogli l’attimo confidando il meno possibile nel domani. Della sua vita privata si racconta che avesse avuto relazioni omosessuali ma anche storie con belle donne come l’attrice italiana Annamaria Pierangeli (ribattezzata Pier Angeli dagli americani), che si trovava ad Hollywood per girare alcuni film per la MGM e della quale si era innamorato. Ma la Pierangeli pochi mesi dopo che si erano conosciuti e frequentati sposò il cantante italo-americano Vic Damone.

La breve ma intensa vita di James Dean fu stroncata quando era al culmine del successo a soli 24 anni a causa di un incidente stradale.

Forse anche perché cresciuto nello stato delle 500 miglia di Indianapolis, Jimmy nutriva una passione smisurata per le moto e le auto da corsa, e spesso partecipava anche a competizioni ufficiali. Il 30 settembre 1955 Dean accompagnato dal suo meccanico tedesco, Rolf Wüterich, partì con la sua Porsche 550 Spyder per partecipare ad una gara automobilistica a Salinas, California. Dean stava guidando sulla U.S. Route 466, a est di Cholame (California) quando un’altra auto guidata da uno studente ventitreenne si immise nella sua stessa corsia in senso opposto. Le due auto si scontrarono frontalmente. Il meccanico fu scaraventato fuori dalla macchina e sopravvisse con diverse ferite. Anche il giovane investitore sopravvisse. Dean fu invece spinto in avanti e dopo l’urto rimase privo di sensi. Fu portato all’Ospedale Paso Robles, dove venne dichiarato morto alle 17:59. Nell’impatto aveva subito la rottura del collo e numerose altre fratture.

L’auto dell’incidente venne esposta al pubblico dall’amministrazione cittadina di Los Angeles come monito per i giovani mostrando gli effetti della guida spericolata.

Leggendo la descrizione che ne fa il suo amico reporter Dennis Stock nel libro James Dean: per sempre giovane si possono comprendere meglio i contrasti nella natura di Dean. Stock trascorse con lui alcuni giorni ospiti degli zii nella fattoria di Fairmount perché doveva fare un servizio fotografico su Dean per conto della rivista Life. Le fotografie scattate e il racconto di Stock danno l’idea di un ragazzo felice, che amava la fattoria, la vita rurale, il vicino paese e soprattutto la famiglia degli zii che erano stati per lui i veri genitori.
Intervistando i parenti Stock viene a sapere che quando era bambino Jimmi e sua madre giocavano spesso a inventare spettacoli in un teatrino che avevano costruito e nel quale rappresentavano storie utilizzando come interpreti delle bambole.
Ma c’è anche una serie di foto che Dean volle a tutti i costi nonostante la riluttanza dell’amico fotografo, che lo ritraggono dentro una bara in un negozio di casse da morto in atteggiamento beffardo. Forse era il suo modo per esorcizzare la paura il farsene beffe. O forse era la vita a fargli più paura della morte.

A fare di James Dean una icona culturale, il prototipo di una certa gioventù americana di quegli anni e degli anni che seguirono, è stato soprattutto Gioventù bruciata, nel quale ricopre il ruolo di Jim Stark, un problematico giovane alla ricerca di qualcosa che dia un senso alla sua vita. Tra i protagonisti principali del film ci sono Natalie Wood e Sal Mineo.

Jim Stark si è trasferito da poco a Los Angeles con la famiglia quando la madre e la nonna paterna devono andarlo a prendere alla stazione di polizia dove è stato portato in stato di ubriachezza. Jim è un ragazzo di diciassette anni alla ricerca infruttuosa del suo ruolo nella vita che né il padre, né la madre sanno indicargli. Nonostante gli esempi negativi di donne che vede nella madre e nella nonna vuole trovare una ragazza che sia disposta a stare al suo fianco.

La nonna (Ann Doran) è una donna chic e prepotente di 60 anni che ha reso suo figlio Frank (il padre di Jim) totalmente dipendente da lei. La madre (Virginia Brissac), ansiosa ed immatura, ha sposato Frank Stark (Jim Backus) senza troppa convinzione. Fortemente disturbata dalla presenza della suocera, sposata con un uomo imbelle scarica il suo malessere su di lui e su suo figlio.

In una scena del film Jim vorrebbe che suo padre gli spiegasse cosa bisogna fare per diventare un uomo, ma suo padre non sa cosa dirgli e inoltre è impegnato a lavare i piatti indossando un grembiule da cucina. Oggi può sembrare una scena più che normale ma all’epoca rappresentava un deprecabile sovvertimento dei ruoli e un segno di mascolina debolezza. Del resto anche senza grembiule e senza lavori domestici da fare non sa come fare ad essere un vero padre per Frank e questa incapacità gli causa frustrazioni continue.

Ricordiamo che la trama del film si ispira ad un libro del 1944 di Robert Lindner, libro che riflette la preoccupazione allora molto diffusa per la recrudescenza della “delinquenza giovanile”, attribuita da molti alla inadeguata educazione paterna. Per contro in quegli anni era diffuso il concetto di “mammismo” che attribuiva le fragilità giovanili al rapporto privilegiato con la madre. E inoltre faceva paura la parità rivendicata e conquistata (negli USA) dalle donne.

Ma torniamo alla sceneggiatura. Presto Jim fa la conoscenza della sedicenne vicina di casa Judy (Natalie Wood) anche lei afflitta da problemi esistenziali e da un difficile rapporto con il padre (William Hopper) e che pare non aspettasse altro che conoscere Jim. Judy lo introduce nella piccola banda di cui fa parte e di cui fanno parte anche Buzz (Corey Allen) che ne è il capo e Plato (Sal Mineo). Buzz è un ragazzo di diciassette anni, che manifesta aggressivamente la sua idea di ciò che un uomo dovrebbe essere per nascondere le sue reali frustrazioni. È stato probabilmente respinto da entrambi i genitori e deve costantemente sfidare il pericolo al fine di ottenere una patente di prestigio personale. Plato è figlio di una famiglia divisa, abbandonato dal padre e con la madre sempre in viaggio per i suoi impegni e per questo affidato ad una donna di colore. A quindici anni cerca un sostituto al calore familiare e soprattutto un amico che gli dia quella protezione paterna di cui ha bisogno e che crede di aver trovato in Jim. In una scena del film Plato fa capire a Jimmy le sue tendenze omosessuali ma Jim elude l’argomento. Anche questo è un particolare insolito in un film degli anni Cinquanta.

Un giorno Buzz, che sembra essere il boyfriend di Judy sfida Jim a partecipare ad una prova di coraggio chiamata “la corsa del pollo ” (del “coniglio” diremmo noi): si tratta di correre con le auto (rubate per l’occasione) verso un precipizio e lanciarsi dalla macchina il più tardi possibile. Chi salta fuori per primo è il pollo (o coniglio). Jim accetta la sfida senza tante esitazioni.

Prima dello svolgimento della prova Jim e i suoi compagni partecipano ad una lezione di astronomia tenuta dal professore nel Griffith Park Observatory che si trova in cima al monte di Hollywood. Il titolo della lezione è “The End of Man”, e il docente descrive con enfasi la grandezza dell’Universo, e del Sole, che un giorno esploderà spazzando via ogni traccia di umanità. Il docente si dilunga a spiegare ai suoi alunni come la vita umana sia un fenomeno di poco conto nella immensità dell’Universo. Praticamente un incoraggiamento a non aver paura di morire magari nel gioco del salto del pollo.

Parlando della prova che li attende Jim e Buzz scoprono che non c’è nessun motivo per farla ma anche per non farla. Quindi si fa, non avendo i due altri impegni importanti. Nella prova Buzz perde la vita perché la manica della giacca gli rimane impigliata impedendogli di abbandonare l’auto. Jim tornato a casa chiede al padre come deve comportarsi dopo il fatto. Una prova tremenda per Frank che si arrende subito e si rifugia in cucina.
Jim si dirige verso la stazione di polizia ma viene visto dagli amici di Buzz, i quali sospettano che abbia denunciato il fatto e lo cercano per regolare i conti. Allora Jim, seguito da Judy e da Plato si rifugia in una casa isolata e disabitata nei pressi dell’Osservatorio.

Crunch, Goon e Gene, i tre amici di Buzz, arrivano alla villa dove cercano di aggredire Plato, trovato addormentato, ma questi, armato di pistola, spara e ferisce Crunch. Plato è sconvolto e in preda al panico. Arriva Jim dalla sua camera e cerca di calmarlo e disarmarlo. Interviene anche Judy. ma Plato fugge verso il planetario inseguito dai poliziotti, nel frattempo sopraggiunti, e da Jim a sua volta seguito da Judy.

Plato raggiunge l’Osservatorio seguito da un poliziotto. Il poliziotto cerca di convincerlo a calmarsi ed arrendersi che fino a quel momento non ha ucciso nessuno e non ha niente da temere. Plato invece gli spara, quindi si rifugia nell’aula dell’Osservatorio. Anche Jim e Judy raggiungono l’Osservatorio.
Arrivano altre auto della polizia ed auto civili. Ci sono i genitori di Jim e la badante nera di Plato.

Jim entra cautamente nell’aula parlando con l’amico, che non riesce vedere al buio, ma questi respinge i consigli e le rassicurazioni di Jim. Jim raggiunge la scrivania del docente e preme un interruttore per far luce. Le stelle appaiono sulla cupola e il proiettore inizia a ruotare.

Jim invita Plato a guardare le stelle e così Plato esce dal suo nascondiglio. Segue un dialogo tra i due e Jim convince Plato a dargli la pistola per un attimo, in cambio della sua giacca perché Plato ha freddo, promettendo di restituirla. Non visto da Plato, Jim toglie il caricatore e gli restituisce l’arma. Plato con in mano la pistola si convince a seguire Jim fuori dall’aula dove si unisce a loro Judy.
Vedendo in giro tanti poliziotti, i riflettori che lo inqudran, Plato ha paura di essere arrestato e punta l’arma (scarica) verso Jim per farsi scudo di lui. I poliziotti che non sanno che la pistola è scarica lo colpiscono a morte. Tra la disperazione generale arriva l’ambulanza. Jim accorre al fianco dell’amico ormai morto.

Alcuni agenti si avvicinano a Jim per farlo allontanare. Il padre, che in un primo momento vedendo il ragazzo morto con addosso la giacca di Jim aveva creduto che fosse lui la vittima, arriva e li fa allontanare; poi si avvicina al figlio e tra i due si instaura un dialogo nel quale il padre ammette i suoi errori trascorsi e promette a Jim che da quel momento sarà sempre al suo fianco qualunque cosa accada. I due si abbracciano. Jim ha fatto una cosa da uomo e sente, per la prima volta, l’amore e la sicurezza che ha sempre cercato. Quindi vanno incontro alla madre. Si avvicina anche Judy. Jim la cinge con il braccio e pieno di orgoglio la presenta ai suoi genitori.

Oggi può sembrare troppo datato ma Gioventù bruciata è un film che deve essere valutato con attenzione al momento storico e al contesto per scoprire quanto sia stato importante sia sul piano cinematografico che su quello sociologico. Sul piano cinematografico abbandonava la retorica dell’epoca che raccontava per lo più di famiglie felici in cui i conflitti erano di facile soluxione e dovuti per lo più a qualche malinteso o a suggestioni di breve durata, o a fattori esterni, mentre “ribelle senza un motivo” suggeriva nuove possibilità di esplorare a fondo sentimenti e comportamenti di personaggi cronicamente problematici in situazioni più complesse e realistiche. Sul piano sociologico il film di Ray con l’interpretazione di James Dean ha avuto una grande influenza nel creare una nuova idea dei giovani, processo che era iniziato con Marlon Brando leader di una banda di motociclisti nel film del 1953 Il Selvaggio (The Wild One) diretto da László Benedek e proseguito con la nascita del Rock&Roll e l’emergere di Elvis Presley nel 1956.

La figura di Dean è stata molto sfruttata dallo stesso cinema, dalla televisione (si pensi alla serie Happy Days con Fonzie), dalla moda, dalla musica. Nasceva con James Dean l’abbigliamento giovanile basato su Jeans e t-shirt e giubbotti con la lampo. Un modo di vestire che nel tempo è andato oltre il mondo giovanile estendendosi agli adulti e agi anziani.

La musica Rock ne assunse e trasmise a generazioni di giovani gli aspetti estetici ma anche quell’alone di spirito di ribellione che rimane sempre presente in tutte le forme di musica rock. Lo stesso Elvis Presley costruì la propria immagine adottando un look e delle movenze alla James Dean, del quale del resto era un ammiratore.

Intanto nella Letteratura Jack Kerouac apriva la strada al movimento beat con il suo On The road che sarà pubblicato nel 1957 dove il personaggio principale, casualmente credo, si chiama Dean (Dean Moriarty).

Nell’Osservatorio Griffith Park, che si trova sulla collina di Hollywood, è stato posto un busto in bronzo di James Dean appena fuori l’edificio a cupola del planetario. Il busto si trova in cima a una colonna bianca, che contiene una stella d’oro e le parole “James Dean”, oltre a una targa di bronzo che ricorda la realizzazione in quel luogo di scene chiave di “Gioventù bruciata”.

Busto bronzeo di James Dean

Busto bronzeo di James Dean Foto di Daniela Picciolo

A Fairmount dal 1988 esiste la James Dean Gallery. Nel corso degli anni la Mostra Museo è stata visitata da circa 200.000 persone che arrivano da tutto il mondo per visitare la città natale di James Dean.

L’annuale James Dean Festival si svolge durante l’ultimo fine settimana di settembre e comprende varie manifestazioni di intrattenimento dal vivo e il Concorso per il sosia di James Dean.

 

Fonti

Dennis Stock, James Dean. Per sempre giovane, Contrasto, 2005
Stewart Stern, Sceneggiatura del film “Rebel without cause”
Wikipedia
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