Il Paese dei campanelli

Il Paese del campanelli è un’operetta in tre atti scritta nel 1923 da Virgilio Ranzato (Venezia 1882–Como 1937) e Carlo Lombardo (Napoli 1869 – Milano 1959).

Virgilio Ranzato iniziò la sua carriera come violinista alla Scala di Milano e come primo violinista partecipò ad una tournée in Nord America con l’orchestra di Arturo Toscanini. In seguito lavorò anche come direttore d’orchestra e compositore.

Il suo debutto come compositore di operette avvenne nel 1911 con Velivolo su libretto di Giuseppe Guidi. Seguirono nel 1912 Yvonne, La leggenda delle arance nel 1916, Quel che manca a Sua Altezza con il libretto di Giovacchino Forzano nel 1919.

Carlo Lombardo dei Baroni Lombardo di San Chirico, conosciuto anche con gli pseudonimi di Leon Bard e Leblanc, è stato compositore, librettista impresario ed editore di operette. Studiò nel Conservatorio di San Pietro a Majella, dove si diplomò direttore d’orchestra nel 1887. Il suo debutto avvenne nello stesso anno essendo stato scritturato dalla Compagnia di Luigi Maresca come direttore d’orchestra per una tournée in America latina.

Tornato in Italia gli venne affidata la direzione della prima rappresentazione italiana dell’operetta Der Zigeunerbaron (Lo zingaro Barone) di Johann Strauss jr. alla presenza dello stesso Strauss.

Nel 1891 scrisse la sua prima operetta, Un viaggio di piacere, su libretto di Priamo Favi. Seguirono I Coscritti poi rinominata Accadde a mezzanotte e Le cinque parti del mondo.

Nel 1918 fondò la “Casa Editrice Musicale Carlo Lombardo” con sede a Milano, seguita da altre due a Berlino ed a Parigi. Sempre del 1918 è Madama di Tebe, storia di malavita parigina seguita da La regina del fonografo e La signorina del cinematografo.

Nel 1919 scrisse il libretto dell’unica operetta dell’amico Pietro Mascagni, SI‘, ed in seguito il libretto de Il Re di Chez Maxim con musica di Mario Pasquale Costa.

Nel 1922 scrisse il libretto di due operette di successo internazionale: Scugnizza, su musiche di Mario Pasquale Costa e La Danza delle Libellule, su musiche di Franz Lehár.

Nel 1923 avvenne l’incontro tra Carlo Lombardo e Virgilio Ranzato, che insieme avrebbero firmato operette di grande successo a cominciare da Il Paese dei Campanelli. Seguirono Luna Park e Cin Ci La e poi La città rosa.

Il Paese dei Campanelli andò in scena per la prima volta il 23 novembre del 1923 al Teatro Lirico di Milano diretta da Ranzato con Lina Di Sambon, Dina Evarist, Piero Zacchetti, Riccardo Massucci e Carlo Rizzo. Il successo fu immediato: i motivi più piacevoli divennero presto molto popolari. Ancora oggi siamo in tanti a conoscere il famoso “Fox della Luna”, motivo che, come l’intera operetta, sembra non sentire il peso degli anni.

Al Teatro La Fenice di Venezia il 16 febbraio 1924 fu messa in scena dalla Primaria Compagnia di operette Carlo Lombardo con l’orchestra diretta da Domenico Lombardo. La Compagnia di Gennaro Gaudiosi la portò al Teatro Petruzzelli di Bari il 30 ottobre 1924. Nel 1940 avvenne la prima rappresentazione nel Teatro Vittorio Emanuele I di Torino. A Trieste è andata in scena la prima volta nel 1953 nel Castello di San Giusto con Anna Campori, Edda Vincenzi ed Elvio Calderoni diretti da Cesare Gallino, vecchia conoscenza degli ascoltatori della radio ai tempi dell’EIAR.

Il 25 maggio 1929 fu trasmessa dagli studi di Radio Torino eseguita dalla Compagnia dell’Operetta di Radio Torino fondata da Riccardo Massucci, uno degli interpreti della prima rappresentazione al Lirico. Tra gli interpreti dell’edizione radiofonica c’era Nina Artuffo. Nina Artuffo e Riccardo Massucci da allora saranno protagonisti di primo piano in numerose operette, commedie musicali e riviste radiofoniche.

L’intreccio è molto semplice come si conviene ad un’operetta e ruota intorno ad una vicenda di tentati tradimenti coniugali, trattata con leggerezza e ironia.

I personaggi principali sono Bombon (moglie di Tarquinio), Nela (moglie di Basilio), Pomerania (moglie di Attanasio), Hans (il comandante corteggiatore di Nela), il tenente La Gaffe (corteggiatore di Bombon), Attanasio, Tarquinio (marito di Bombon), Basilio (marito di Nela), Tom, Hans, Annie, Bertha, Ethel (moglie di Hans), Ester, Flora, Helen, Hebe, Iris, Jane.

In un’isola immaginaria di una fantasiosa Olanda, c’è un paese le cui abitazioni hanno sopra la porta un campanello magico che secondo una leggenda dovrebbe suonare, per avvisare i mariti, nel caso in cui le mogli cadessero nella tentazione di compiere un adulterio. Fino ad allora non erano mai entrati in funzione.

Quando al porto approda un nave carica di intraprendenti cadetti di marina inglesi, iniziano i corteggiamenti e le relative tentazioni con intrecci, equivoci fatali, gelosie, ma i campanelli fanno il loro dovere impedendo che si consumi l’adulterio. Ma una sera suonano quelli delle case di Bombon, Nela e Pomerania. Particolarmente divertente è la vicenda del marinaio La Gaffe che, per un equivoco, una delle tante sue gaffe, fa scattare il campanello della casa di Pomerania, la donna più brutta del paese a detta dello stesso marito, il Borgomastro Attanasio.

Più tardi arriva un’altra nave, lì giunta lì per un altro errore di La Gaffe, che sbarca in paese le mogli dei marinai guidate da Ethel, moglie del comandante. Queste, prima di riprendersi i rispettivi mariti, gusteranno la loro rivincita concedendosi una vacanza di distrazione con gli abitanti del luogo. Il lavoro dei campanelli ricomincia a parti invertite; ma come in ogni operetta che si rispetti, il lieto fine sull’onda della melodia arriva puntuale prima che cali il sipario. Non senza rimpianti e delusioni però. Pomerania tuttavia è soddisfatta essendosi convinta di essere piaciuta a qualcuno. La più triste è Nela che si era innamorata di Hans. Bombon la prende con molta filosofia poiché lei conosce il mondo e sa che non bisogna fidarsi troppo delle promesse degli uomini specialmente dei marinai.

Tra le melodie ricordiamo Sempre dolce come il miel (La canzone del latte), Il fox della luna (Luna tu, non sai dirmi cos’è – luna tu non vuoi dirmi perché – il tuo raggio d’ argento ad amar – gli amanti invita mi vuoi tu spiegar?) cantata da Nela, Bombon e Hans, Balla la Giava (balla la giava boccuccia di baci – gira e rigira sorridimi e taci) cantata e ballata da Bombon e La Gaffe, il coro l’Aria dei campanelli, Il duetto del ricamo (con Nela e Hans), Io vorrei che il mio sogno divin, Quando il giorno muor cantata da Hans e dal coro nell’operetta, nota anche nell’interpretazione di Claudio Villa.

Il Paese dei campanelli ha continuato ad essere rappresentata nei teatri di tutta Italia fino ad oggi spesso con allestimenti rinnovati mantenendo però sempre la stessa freschezza. È stata presentata anche in TV più volte (l’ultima volta nel 2009),

In TV andò in onda per la prima volta il giorno 11 dicembre 1954 e ritrasmessa registrata il 22 gennaio 1955 in un adattamento televisivo di Gilberto Loverso con la regia di Silverio Blasi, l’orchestra diretta da Cesare Gallino e le coreografie di Dino Solari. Interpreti Lora Braccini (Pomerania), Arturo Bragaglia (Atanasio), Francesco Coop (Basilio), Fiorella Carmen Forti (Bombon), Gino Mattea (Hans), Nuto Navarrini (La Gaffe), Natale Perretti (Tom), Luisa Poselli (Ethel), Ermanno Roveri (Tarquinio), Linda Sini (Annie), Edda Vincenzi (Nela).

Nel 1954 ne è stata prodotta una versione cinematografica da Luigi De Laurentis con la regia di Jean Boyer. Inperpreti Giuseppe Addobbati, Maria Teresa Amore, Luisella Beghi, Andrè Bellec, Georges Bellec, Lorena Berg, Carlo Dale, Carlo Dapporto, Diana Dei, Sophia Loren, Mario Riva, Sergio Tofano, Achille Togliani, Alberto Talegalli.

Il Paese dei campanelli edizione televisiva del 1954. La Gaffe e Bombon

Il fox o foxtrot caratterizza la parte ritmica di questa operetta. Il foxtrot è una danza in quattro tempi di origine americana, letteralmente significa “trotto della volpe” derivata dal ragtime, genere musicale precursore anche del Jazz. Il foxtrott comincia a diffondersi all’inizio del XIX secolo negli Stati Uniti e giunge in Europa nel 1915. Di questa danza esistono due versioni, una lenta (slow foxtrot ) e una veloce (quickstep).

© Giuseppe Picciolo