Il Gattopardo

Anno 1963

Diretto da

Luchino Visconti

Sceneggiatura:

Suso Cecchi D’Amico
Pasquale Festa Campanile
Enrico Medioli
Massimo Franciosa
Luchino Visconti

 

Interpreti e personaggi

Burt Lancaster.Don Fabrizio Corbera Principe di Salina (voce di Corrado Gaipa)

Claudia Cardinale: Angelica Sedara

Alain Delon: Tancredi Falconeri

Paolo Stoppa: Don Calogero Sedara

Rina Morelli: Principessa Maria Stella Salina

Romolo Valli: Padre Pirrone

Serge Reggiani: Don Ciccio Tumeo

Lucilla Morlacchi: Concetta

Ida Galli: Carolina

Ivo Garrani. Colonnello Pallavicino

Leslie French: Cavalier Chevally


 

Musiche: Nino Rota

Fotografia: Giuseppe Rotunno

Coreografie: Alberto Testa

Costumi: Pietro Tosi

Produzione: Goffredo Lombardo

 

Riconoscimenti:

Vincitore della Palma d’oro come miglior film al 16º Festival di Cannes.

David di Donatello 1963 a Goffredo Lombardo come miglior Produttore

Nastro d’argento 1964 per miglior fotografia e miglior scenografia

 

Trama

Nel maggio 1860 la nobile famiglia dei Corbera riceve nella propria villa la notizia dello sbarco delle truppe garibaldine in Sicilia per rovesciare il regno borbonico e avviare il processo di unificazione dell’Italia.

Il capofamiglia, Don Fabrizio Principe di Salina, sente che ormai è prossima la fine della supremazia dell’aristocrazia e vi assiste con distacco e con malinconia. La classe dei nobili deve cedere il passo alla borghesia affaristica pronta ad approfittare della nuova situazione politica.

Don Fabrizio, viene rassicurato dall’intraprendente nipote Tancredi Falconeri che, pur essendosi arruolato nelle file garibaldine,è certo che gli eventi volgeranno a vantaggio della classe aristocratica  e con queste parole spiega la sua scelta:

“Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica in quattro e quattr’otto. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”.

Nonostante la drammaticità degli eventi, come tutti gli anni il principe con tutta la famiglia si reca nella residenza estiva di Donnafugata, dove viene accolto dal nuovo sindaco del paese, Calogero Sedara, un borghese di umili origini, rozzo e poco istruito, che si è arricchito e ha fatto carriera in campo politico. Ma qui entra in scienza la bellissima figlia d Don Calogero, Angelica, della quale Tancredi s’innamora deludendo le aspettative di Concetta, la figlia maggiore del principe. Tancredi è attratto dalla bellezza di Angelica ma anche dal suo notevole patrimonio.

Durante il soggiorno a Donnafugata il Principe riceve la visita di un funzionario piemontese, il cavaliere Chevalley di Monterzuolo, che a nome del governo offre a Don Fabrizio la nomina a senatore del nuovo Regno d’Italia. Il principe però rifiuta, sentendosi troppo legato al vecchio mondo siciliano e intellettualmente estraneo al nuovo che si prospetta. Di fronte all’incredulità del funzionario spiega il motivo della suo rifiuto e lo scetticismo sulla possibilità che qualcosa possa cambiare in meglio in Sicilia dicendo tra l’altro:

Siamo vecchi, Chevalley. Molto vecchi. Sono almeno venticinque secoli che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche ed eterogenee civiltà. Tutte venute da fuori, nessuna fatta da noi, nessuna che sia germogliata qui. Da duemilacinquecento anni non siamo altro che una colonia. Oh, non lo dico per lagnarmi, è colpa nostra. Ma siamo molto stanchi, svuotati, spenti.

Nel salutare lo Chevalley alla sua partenza il Principe manifesta ancora il suo pessimismo  e conclude con una riflessione fatta quasi sottovoce non udita dal Cavaliere:

“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”

Ma il connubio tra la nuova borghesia e la declinante aristocrazia è un cambiamento ormai inevitabile: Don Fabrizio ne avrà la conferma durante un grandioso ballo dove brilla la stella di Agelica e al termine del quale inizierà a meditare sul significato dei nuovi eventi e a fare un sofferto bilancio della sua vita.