Chiesa di Santa Maria della Valle a Messina

Badiazza Dewint

Peter Dewint “La Badiazza” Acquaforte del 1828

 

Pochi chilometri fuori la città di Messina lungo la strada che risale i Monti Peloritani ai piedi del Colle di San Rizzo, sorge lungo il greto di un torrente l’antica Chiesa di S. Maria della Valle o della Scala detta anche “La Badiazza”. La Chiesa faceva parte del monastero di Santa Maria della Valle Josafat.  Secondo lo storico gesuita Placido Samperi il monastero sarebbe stato utilizzato dalle monache dell’Ordine basiliano in epoca bizantina, in seguito dell’Ordine cistercense e infine in epoca normanna dell’Ordine benedettino (Iconologia della Gloriosa Vergine Madre di Dio protettrice della città di Messina, 1644).

Diverse sono le ipotesi sull’epoca di costruzione della Chiesa, anche se la maggior parte degli esperti ne fa risalire la prima fondazione all’epoca normanna.

Il titolo della Chiesa, da «Santa Maria della Valle» fu cambiato in «Santa Maria della Scala» in seguito ad un presunto evento miracoloso legato ad una immagine sacra raffigurante la Madonna della Scala. Così ricostruisce la vicenda il Samperi:

Capitò nei passati secoli nel Porto di Messina da Levante un Vascello carico di diuerse mercantie, e nella parte più sicreta di esso teneano i Marinari, con qualche riuerenza, un antica divota Imagine di Maria Vergine, nel cui lato sinistro si vedea una scala in aria; o perché l’hauessero i marinari presa per trasportarla altrove:o come è fama, con pio rubbamento tolta da non so qual Città della Soria, d’onde già cominciaua, per la inondatione de’ Barbari, la Christiana Religione a cadere. Hor vendute, e discaricate le merci, noleggiato per altro paese il navile, sciolte le funi, salpate le ancore, spiegate le vele a’ venti, che prosperamente soffiavano, nulladimeno non si muovea dal luogo dove era nepur un passo, stando come una torre di legno immobile quivi nel Porto, non senza confusione de’ Marinari, e grandissimo stupore di coloro che stauano a mirare nel lito; e pure non era , ò da qualche remora inchiodata, ò dalla ordinaria Corrente, come suole spesso avvenire, rattenuta. Si sforzavano i Marinari, hora col rimolco de’ paleschermi, hora con l’aiuto d’altri Vascelli di meouerla da quel luogo, ma indarno perche appunto pareua come se fosse stato un scoglio in quel mare, et era comune opinione di tutti, che quello impedimento eccedesse i termini della natura.

Onde il Capitano e Nocchiere facendosi coscienza, diſmontarono dalla Naue, et al Rè di Sicilia, et all’Arciuescouo, quella veneranda Imagine, come fosse cagione di quel prodigioso loro trattenimento, manifestaro. Questi, ponderata molto ben la cagione, determinarono che si facesse una Processione dal Duomo alla marina, doue si prese riverentemente da Sacerdoti la Sacra Imagine, e nel lito si collocò; essendosi in tanto, con ogni velocità, mosso quel vascello, che senbraua poco dianzi una montagna di piombo, per lo suo intrapreso viaggio.

Ma da un prodigio ecco che un altro prodigio ne segue; la Sacra Imagine, come una  rocca di pesante metallo diuiene, e per nessuna forza si può da terra solleuare; e però si viene di nuovo all’Arcivescovo ed al Magistrato alle Consulte e dopo diversi pareri si risolve, che siccome un tempo da’ Filistei fu l’Arca del Testamento posta sul carro tirato dalle vacche senz’altra guida fin al luogo da Dio destinato, così quella imagine, con quantità di lumi maestosamente accomodata sul carro, si lasciasse dagli animali senz’altra guida e stimolo portare in quel luogo dove gli Angioli per volere di Dio e della Santissima Madre Maria gli guidassero. Et in fatti così appunto si eseguì; imperò ché i buoi presero il cammino, per lo letto del Torrente, che conduce a’ piè de’ colli che chiamano di San Rizzo, ove molti anni prima era stato un sontuoso Monasterio fondato, e s’abitava da molte Reverende Madri che colà dal mondo ritirate si erano per vivere sotto la regola del Patriarca San Benedetto, il cui tempio era a Santa Maria della Valle dedicato. Hor qui essendosi fermati gli animali da per se stessi, fu dall’Arcivescovo presa la Sacra Imagine della Madonna, accompagnata dal Clero, dal Magistrato e dal Popolo e con universale allegrezza, con Hinni e Cantici, su l’Altar Maggiore di quella Chiesa come un ricco thesoro collocata. Fu così grande e famoso il miracolo, che il Rè di Sicilia, la nobiltà et i Popoli s’affettionarono in modo verso quella Sacra Imagine della Madonna e verso quel Monasterio eletto da Lei, così miracolosamente, per sua habitatione, che non si satiavano d’offerire preciosi doni et ingrandire quel luogo il quale, lasciato l’antico titolo di S. Maria della Valle, d’indi in poi S. Maria della Scala fu appellato.

(Iconologia della Gloriosa Vergine Madre di Dio protettrice della città di Messina, 1644)

La mescolanza di caratteri normanni, svevi e aragonesi negli elementi decorativi fa pensare a più interventi costruttivi in epoche diverse. Il primo riferimento certo è il 1168, quando il giovane Re Guglielmo II il Buono dichiarò la Chiesa “cappella reale”.  Il sovrano assieme alla madre Margherita di Navarra e di Sicilia, reggente del Regno e sua tutrice, assegnò anche vari privilegi e donativi alla chiesa.

Privilegi, concessioni e rendite furono accresciuti nel 1196 da Costanza d’Altavilla, figlia di Ruggero II di Sicilia e moglie dell’Imperatore Enrico VI di Svevia (figlio di Federico Barbarossa).

Così riferisce il Samperi nel libro già citato:

Fu questo Monasterio accettissimo, per l’odore della santa honestà, e delle religiose virtù, che per tutto spargeua, a’ Rè di Sicilia, da’ quali con molta liberalità impetrò la loro perpetua protettione, facendolo Cappella Reale, e dotandolo di ricche possessioni et entrate; sicome si vede nell’ampio Priuilegio di Guglielmo II Rè di Sicilia nel mese di Marzo dell’anno 1168, nel quale concede all’Abbadessa Antiochia il Casale del Conte, nomato da Saraceni Rachal Elmerim, nella Piana di Milazzo. Così anche fece la Maestà Cesarea d’Henrico VI, come ne fa mentione l’Imperatrice Costanza nel suo priuilegio dato à 13 di Febraro dell’anno1196.

 

Ulteriori privilegi e concessioni furono elargiti da Federico II di Svevia figlio di Costanza ed Enrico VI, Re di Sicilia, Re di Napoli e Imperatore del Sacro Romano Impero dal 1198 al 1250. Ed anche successivamente altri Re e Signori di Sicilia lo tennero sempre in grande considerazione.

E dalle medesime cagioni spinto, l’istesso Federico nell’anno 1221 à gli 11 di Luglio, di nuouo riceuette l’istesso Monasterio sotto la sua Imperiale protettione, dichiarando valida la concessione degli antichi priuilegi e donatiui de Rè di Sicilia suoi Maggiori, ad instanza della Venerabile Abbadessa Suor Barbara, per un memoriale presentato da due Venerande sue Monache, Suor Margherita e Suor Catarina alla sua Maestà Cesarea.

Non si può facilmente ridire quanto fosse stato il Monasterio  e Tempio di S.Maria della Scala in quei secoli accetto à Monarchi,à Prencipi,et à Signori Grandi. E vi è costantissima fama appresso queste Madri, che due figliuole de Rè di Sicilia siano state Monache in questo Monasterio, et altre molte nelle christiane virtù si siano educate.

 

La "Badiazza" in una stampa dell'Ottocento.

La “Badiazza” in una stampa dell’Ottocento. PD tramite Wikimedia Commons

Il complesso fu danneggiato durante la guerra dei Vespri nel 1282 dagli angioini che trafugarono o distrussero molte opere d’arte che l’adornavano.

Fu in seguito restaurato ed ingrandito da Federico II d’Aragona, Re di Sicilia dal 1296, che ricostruì anche la Chiesa. Lo stile architettonico della Chiesa fu modificato dagli interventi di restauro effettuati in quel periodo con l’inserimento di elementi in stile gotico siciliano.

A partire dalla metà del Trecento, le monache si stabilirono all’interno della cinta muraria di Messina, e utilizzarono il vecchio convento solo come dimora estiva. Il trasferimento iniziò dopo la famosa epidemia di peste bubbonica del 1347. La peste nera era stata portata a Messina da alcune navi genovesi provenienti dalla Crimea e si era poi diffusa in tutta l’Europa. Fu allora che  l’immagine della Madonna della Scala fu portata in processione attraverso le vie della città per invocare l’intervento della Madonna per porre fine alla pestilenza. In seguito a questo altro presunto  miracolo fu edificato il nuovo convento.

Chiesa di Santa Maria della Scala

Chiesa di Santa Maria della Scala distrutta dal terremoto del 1908

A partire dal Concilio di Trento (1545 al 1563), con l’imposizione della clausura, il complesso fu definitivamente abbandonato e rimase esposto al degrado.

Il monastero andò completamente distrutto mentre la Chiesa, spogliata degli arredi e in parte crollata per un terremoto nel 1851, si riempì di detriti durante l’alluvione del 1855 e continuò a subire le offese delle intemperie e infine quelle del terremoto del 1908.

Dopo gli interventi di recupero successivi al sisma del 1908 altri furono eseguiti negli anni ’50 del Novecento a cura della Soprintendenza alle Belle Arti, incluso un muro di contenimento per proteggere il monumento dalle alluvioni. Attualmente è in fase di restauro a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali di Messina.

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La Badiazza ingresso. Foto di Emila

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La Badiazza. Foto di Emilia.

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Volta. PD tramite Wikimedia Commons

 

L’interno della Chiesa presenta tre navate, una centrale e due laterali, coperte da volte a crociera, e unite da un transetto a pianta quadrata.

Sul transetto si innestano tre absidi semicircolari, ciascuna delle quali presenta un’edicola per custodire i vasi liturgici. Sul fianco nord si apre una elegante porta ogivale. Sul fianco sud del transetto si apre una porta di collegamento al monastero, del quale oggi rimangono solo poche tracce. La cupola internamente presenta delle nicchie angolari di fattura araba. Le finestre sono ripartite su due ordini. L’intero fabbricato è ornato da merli, che gli conferiscono  il carattere di una “chiesa fortificata” come tante altre esistenti in Sicilia.

Le absidi presentavano ricchi mosaici eseguiti in epoca sveva dei quali rimane solo un piccolo frammento raffigurante la testa di San Pietro Apostolo, oggi custodito nel Museo regionale di Messina insieme ad un manufatto in maiolica raffigurante una Madonna col Bambino attribuito alla bottega di Luca della Robbia.

 

La Badiazza Foto di Giuseppe Picciolo

La Badiazza Foto di Giuseppe Picciolo rilasciata anche in Wikimedia Commons.

 

Glossario

La navata è la suddivisione interna di un edificio di grandi dimensioni per mezzo di una fila di colonne o di pilastri. Nelle chiese e nelle basiliche, si sviluppa in senso longitudinale dall’ingresso all’altare maggiore, o agli altari, se diviso in tre o più spazi laterali.

La crociera è una porzione di spazio definita dall’incrocio della navata centrale e del transetto che si trova nelle chiese in pianta a croce latina o greca.

La volta a crociera è un tipo di copertura architettonica formata dall’unione longitudinale di due volte a botte.

Il transetto è il corpo architettonico che interseca perpendicolarmente all’altezza del presbiterio la navata centrale o tutte le navate. Può essere diviso a sua volta in più navate (solitamente tre).

Il  presbiterio o capocroce è la parte della chiesa che contiene l’altare o l’altare maggiore se ve ne è più d’uno.

L’abside  è la parte conclusiva della navata centrale o dei due bracci del transetto, nella quale trovano posto il coro e l’altare; può essere a pianta semicircolare o poligonale. L’abside è coperta da una volta, detta conca o catino absidale, che ha generalmente la forma di una semicupola (quarto di sfera).