Art Nouveau in Francia

La Maison Bing

Bing in kimono

Samuel Bing in Kimono – Wikimedia Commons

La Maison de l’Art Nouveau, nota anche come Maison Bing, era una galleria specializzata in arte moderna aperta nel 1895 da Siegfried (Samuel) Bing a Parigi. Le sue vetrine espositive erano state progettate da artisti postimpressionisti, tra cui Henri de Toulouse -Lautrec, e realizzate da Louis Comfort Tiffany. L’architetto belga Henry van de Velde aveva disegnato gli interni.

La galleria nel 1900 partecipò all’Esposizione Universale, dove presentò mobili, arazzi e oggetti d’arte.

Siegfried Bing era un mercante d’arte tedesco che viveva a Parigi e che si era affermato con negozi di arte giapponese in cui era particolarmente esperto avendo vissuto in Giappone per alcuni anni. Bing organizzava laboratori di Art Nouveau aperti a molti giovani designer e allestiva esposizioni dei prodotti creati.

 

ingresso Maison

La Maison de l’Art Nouveau – Ingresso

 

Emile Gallé

gallé

Emile Gallé

Emile Gallé creava vetri, ceramiche e mobili ed è considerato l’artista del vetro più importante del suo tempo. Uomo di grande cultura e dai molteplici interessi, studiava e sperimentava nuove tecniche nelle arti applicate in particolare nella lavorazione del vetro. Nelle decorazioni il suo riferimento costante era la natura che rappresentava con raffinata sensibilità fondendo il mondo vegetale, quello animale e quello minerale. Il concetto dominante nei suoi lavori è quello dell’armoniosa unità del mondo dove ogni cosa ha la sua misura esatta, la sua funzione utile, il suo scopo e il suo valore. C’è il senso di partecipazione di tutti gli esseri alla realizzazione del destino comune con la consapevolezza che la penetrazione dei segreti della natura appartiene soltanto all’uomo, in quanto essere superiore alle altre creature.

Svariate furono le tecniche applicate nei suoi ateliers, spesso di sua invenzione.  La più importante innovazione tecnica da lui introdotta nella decorazione intorno al 1898 è l’intarsio del vetro, consistente nell’inserimento a caldo di lamelle o frammenti di vetro alla maniera dell’intarsio in ebanisteria. Una tecnica che consente di realizzare decorazioni molto elaborate con numerose tonalità.

Anche Gallé era ammiratore dell’arte giapponese i cui motivi utilizzava sulle ceramiche, sui mobili e anche sui vetri.

A partire dal 1890 Gallé cominciò la produzione industriale dei vetri mediante l’incisione ad acido. Anche se prodotti in serie, questi vetri conservavano un elevato valore artistico con il vantaggio del basso costo che li rendevano accessibili a tutti. Gallé stesso chiamò Vases parlants, i vetri sui quali incideva versi e citazioni letterarie tratte da opere di poeti e scrittori di varie epoche: da Virgilio e Dante ai simbolisti. Così in un’urna di cristallo semitrasparente sulla quale avevao intagliato grilli e orchidee incise questi versi di Shakespeare:

Je le dirai tout bas,
Si bas,
Que le grillon, là-bas.
Ne l’entendra pas.
      (Shakespeare, Conte de Noël).

I vases de tristesse, anche definiti vases noires, sono ispirati per lo più al mondo sottomarino, con la presenza di alghe, conchiglie, molluschi e stelle marine. Due famosi vases noires incisi con versi sono Orphée et Eurydice e L’Amour chassant le papillon noir, entrambi creati su disegno dell’amico e collaboratore Victor Prouvé per l’esposizione universale del 1889 e ora conservati insieme ad altre opere di Gallè al Musée des Arts Décoratifs di Parigi.

Dopo il 1890, molte opere venivano arricchite con materiali preziosi realizzati dai migliori orefici parigini del momento. Tra le opere più celebri arricchite con montature in metallo vi è il vaso denominato Cattleya (varietà di orchidea) donato nel 1890 dal governo francese alla zarina di Russia Aleksandra Fëdorovna in visita a Parigi.

Un altro prezioso pezzo unico è La Soude (La Soda) del 1903, omaggio delle autorità francesi al chimico e industriale belga Ernest Solvay, ora al Musée de l’Ecole de Nancy.

rose de france

Emile Gallé – Coupe Rose de France, 1901

les fonds de la mer

Emile Gallé – Les Fonds de la mer – Musée de l’Ecole de Nancy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gallé aveva un importante negozio a Nancy ed un deposito a Parigi. La manifattura aveva anche negozi in altri paesi. Fra i suoi acquirenti vi erano musei, monarchi, mecenati e banchieri come i Rothschild. Il maestro era invitato nei salotti più esclusivi ed era amico di intellettuali, musicisti e artisti fra cui Sarah Bernhardt, i fratelli Goncourt, Verlaine, De Montesquiou, Rodin, Listz e Marcel Proust.

Nel 1889 all’Esposizione Universale di Parigi espose ceramiche, mobili e vetri, e fu premiato con un Grand Prix, una medaglia d’oro e una d’argento. Ancora più qualificata ed apprezzata fu la sua partecipazione all’Esposizione parigina del 1900.

Emile Gallé fu il propulsore e cofondatore del movimento de L’Ecole de Nancy nel 1901. Ne erano soci artigiani, artisti e insegnanti. I fondatori definivano così l’École de Nancy “L’alleanza Provinciale delle industrie d’arte, una sorta di unione di industriali dell’arte e di decoratori, che si impegnano a costituire in provincia, per la difesa e lo sviluppo di interessi industriali, dei lavoratori e del commercio del paese, i mezzi di istruzione e cultura per sostenere lo sviluppo delle industrie d’arte “.

Alla direzione della Società dell’ Ecole de Nancy furono eletti Emile Gallé presidente, Antonin Daum, Louis Majorelle e Eugène Vallin vice-presidenti.

Gallé era anche membro fondatore a Nancy della Lega dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. Si schierò a favore del capitano Alfred Dreyfus collaborando con Emile Zola e altre personalità che avevano preso posizione a favore di Dreyfus.

Nel 1900 si ammalò di leucemia. Morì il 23 settembre 1904 a soli 58 anni. Victor Prouvé lo sostituì alla guida della Ecole de Nancy.

 

gallé

Emile Gallé Museu Deu

vaso

Emile Gallé – Vaso con fiori 1900- Petit Palais

lume

Emile Gallé – Lume, 1920 – Museu Deu

Louis Majorelle

Louis Majorelle decoratore, ebanista, disegnatore di mobili, nel 1901 fu anche lui tra i fondatori della École de Nancy. È conosciuto principalmente per la sua produzione di mobili, nei quali inserì l’elemento del metallo per le decorazioni che realizzava con motivi floreali.

 

 

Fratelli Daum

Ancora a Nancy  era lo studio di cristalleria dei fratelli Daum, August e Antonin, figli del fondatore, nel 1876, Jean Daum. Nei lavori dei Daum il vetro inciso era spesso combinato con la scultura e la smaltatura. Le creazioni più complesse presentano inoltre elementi accessori applicati al vetro e motivi ornamentali in forme naturalistiche. La fabbrica inoltre integrava le tecniche di recente sviluppo nella produzione di lampadari, lampade, vasi e altri oggetti d’arte in modo innovativo e creativo.

Nel 1906 l’azienda brevettò la tecnica della pasta di vetro, ideata da Amalric Walter, che si era formato a Sevres, a partire da un antico metodo Egiziano di fusione. Il vantaggio di questo metodo è che i colori possono essere posizionati singolarmente all’interno dello stampo, creando una colorazione decorativa particolarmente elaborata.

Le lampade Daum furono esposte all’Esposizione Universale del 1900 guadagnando il plauso della critica.

vaso e paesaggio

Daum – Vaso con paesaggio, 1910 – Musée des Beaux-Arts de Nancy.

Lampada, 1905 – Musée des Beaux-Arts de Nancy

René Lalique

Il disegnatore e orafo René Lalique esaltava la natura nell’arte dei gioielli, estendendone il repertorio per includere nuovi aspetti ispirati all’arte giapponese. Nel 1878 Lalique si trasferì a Londra per proseguire il proprio apprendistato iniziato presso Louis Aucoc, uno dei principali gioiellieri di lusso di Parigi. A Londra, presso il Sydenham College, rimase per due anni. Tornato a Parigi nel 1880, lavorò in qualità di disegnatore mettendo in mostra un proprio stile personale in linea con la nascente Art Nouveau. Nel 1884, fondò con un socio l’impresa “Lalique & Varenne” per fabbricare le proprie creazioni: monili realizzati con materiali nuovi e, spesso, anche poco costosi, come gli smalti traslucidi, pietre semi-preziose quali avorio e pietre dure, incontrando un notevole successo di pubblico. Uno dei motivi più ricorrenti nelle sue creazioni è l’immagine femminile sensuale, conturbante e adornata con fiori, serpenti, insetti.

Nell’ultimo decennio dell’800 in Lalique aumentò l’interesse per il vetro. Disegnava oggetti di vetro di straordinaria bellezza incluse molte varietà di ciotole, vasi, piatti, cofanetti e soprammobili. Lalique lavorava anche per Cartier, famosa casa produttrice di gioielli e orologi, e riscosse un grande successo in occasione dell’esposizione universale di Parigi del 1900.

 

Rene Lalique. Spilla, 1919 – National Museum of American History

Georges de Feure

Georges de Feure (Georges Joseph van Sluÿters) era un artista molto versatile, creatore di dipinti, mobili, porcellane e ceramiche, vetri artistici, tappeti, argenteria e gioielli, manifesti. Era anche progettista e designer d’interni.

Era nato a Parigi nel 1868 da padre olandese ma la famiglia si dovette trasferire in Olanda all’inizio della guerra franco-prussiana. Nel 1890 tornò a Parigi dove lavorava come pittore, illustratore e disegnatore di manifesti pubblicitari. La sua opera era caratterizzata da numerose rappresentazioni di femme fatale ed era considerato uno dei maggiori esponenti del simbolismo francese.

La sua fama come pittore simbolista e come creatore di manifesti spinse il mercante d’arte Siegfried Bing ad affidargli la realizzazione della facciata del padiglione dell’Art Nouveau all’Esposizione universale del 1900 di Parigi. Inoltre Bing affidò a de Feure, a Eugène Gaillard e a Édouard Colonna, la realizzazione di due interni nello stesso padiglione

De Feure divenne rapidamente uno dei migliori designer di Bing il quale lo incoraggiò ad espandere i suoi talenti in tutte le aree dell’arte e del design. I suoi disegni di mobili mostravano molte delle stesse caratteristiche della sua arte grafica così come l’argenteria e gli oggetti di metallo.

Prima dello scoppio della Grande Guerra, si trasferì in Inghilterra dove lavorò principalmente come scenografo creando set e costumi teatrali. Nel 1928 tornò a Parigi dove fu nominato professore presso l’École Nationale Supérieure Des Beaux-Arts. Ha continuato a lavorare e insegnare fino alla sua morte avvenuta nel 1943 nella Parigi occupata dai nazisti.

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De Feure – L’aventure

De Feure

De Feure- Disegno per una vetrata (ricolorata da foto BN)

 

Jules Chéret

cheret 1893

Jules Cheret 1893

Il parigino Jules Chéret può essere considerato il padre del manifesto moderno. Egli fu tra i primi a comprendere la funzione fondamentale dell’immagine nel manifesto pubblicitario destinato ad essere esposto in luoghi di passaggio e quindi da concepire in maniera tale che il suo messaggio possa essere recepito istantaneamente. Chéret credeva nel manifesto e nella sua forza come mezzo di comunicazione, e cercò, attraverso di esso, di rappresentare lo spirito del suo tempo. Considerava il manifesto come un’opera-prodotto in grado di conciliare valori estetici, sperimentazione tecnica ed efficacia pubblicitaria. Sosteneva che un manifesto doveva essere ben visibile; doveva sedurre al primo sguardo; doveva essere al contempo piacevole, in grado di catturare l’attenzione e in grado di far decidere.

Chéret fu tra i primi ad utilizzare la tecnica della cromolitografia elevandola a forma d’arte. Nei suoi manifesti i colori sono separati e bilanciati, in perfetta armonia l’uno con l’altro.

Il mondo di Chéret  trasmette gioia di vivere, bellezza, sensualità, erotismo. Le figure femminili che utilizzava nei suoi lavori, furono soprannominate Chérettes dal suo cognome, e possono essere considerate le antenate delle moderne modelle pubblicitarie.

Chéret creava anche pannelli decorativi per la casa e non per scopi pubblicitari. Inoltre creava anche dipinti a pastelli e ad olio. Anche in queste opere sono quasi sempre presenti le donne, vestite della vasta gamma di colori di Chéret, con cappellini decorati di fiori e abiti fluenti.

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Cheret – Poster pubblicitario

 

Alfons Maria Mucha

Alfons Mucha

Alfons Mucha

Alfons Maria Mucha era nato in Moravia una regione dell’odierna Repubblica Ceca, nel 1860. Iniziò a studiare Arte nell’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera. Nel 1887 si trasferì a Parigi pre proseguire gli studi accademici prima all’Académie Julian Parigi e in seguito all’Académie Colarossi. Iniziò a lavorare come illustratore di riviste e diventò presto uno dei più accreditati pittori dell’Art Nouveau. Fanno parte della sua copiosa produzione pannelli decorativi, cartelloni pubblicitari, manifesti teatrali, copertine per riviste, calendari, illustrazioni librarie e così via.Tra i manifesti teatrali, molto importanti furono quelli realizzati per Sarah Bernhardt con la quale strinse una duratura e profiqua amicizia. Tra le aziende che si rivolgevano a lui per i loro manifesti pubblicitai vi erano Nestlé, Moët & Chandon, JOB, la Ruinart, Perfecta e la Waverley.

Linee dalle curvature dolci e dai contorni decisamente marcati sono la caratteristica dei suoi disegni che spesso raffigurano giovani donne in abiti dal taglio neoclassico, con i capelli che si piegano in modo dinamico e armonioso, circondate da motivi floreali che formano cornici geometriche attorno alla figura.

A partire dal 1911 si dedicò al progetto chiamato Epopea Slava, una serie di venti dipinti di grandi dimensioni che raccontano le vicende storiche dei popoli slavi. Il lavoro fu completato nel 1928, e nello stesso anno le tele  furono donate alla città di Praga.

A Praga esiste il Mucha Museum che conserva molte opere dell’artista.

 

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Mucha – Job

 

 

 

Eugene Grasset

Eugene Grasset

Eugene Grasset

Eugène Samuel Grasset (1841 – 1917) era pittore, incisore, pubblicitario e grafico  di origine svizzera. Nato a Losanna studiò architettura al Politecnico di Zurigo. Nel 1871 si trasferì a Parigi dove si dedicò a varie attività nel campo della grafica e delle arti applicate.
Della sua attività come cartellonista pubblicitario si ricordano i manifesti per l’Opéra (1886), per il lavoro teatrale Jeanne D’Arc interpretato da Sarah Bernhardt (1890), per l’inchiostro Marquet (1892), nonché quello per l’esposizione dei propri lavori al Salons des Cents di Parigi (1894).
Come illustratore di libri realizzò le tavole per l’Histoire des quatre fils Aymons del 1883.
Come disegnatore di copertine è ricordato soprattutto per quella del dizionario Nouveau Larousse Illustré. Fu ancora disegnatore di fregi tipografici,lettere capitali, francobolli, mobili, tessuti, gioielli, e cartoni per mosaici e vetrate
Nel1898, progettò il carattere tipografico che prende il suo nome per la fonderia Deberny & Peignot.

 

Eugene Grasset - Manifesto per Salons des Cents di Parigi (1894)

Eugene Grasset – Manifesto per Salons des Cents di Parigi (1894)

 

 

Hector Guimard

L’architetto Hector Guimard divenne famoso per la realizzazione del Castel Béranger nel 1898. Castel Béranger si può considerare un vero manifesto dell’architettura Art Nouveau, con ogni dettaglio curato dallo stesso architetto, sia all’esterno che all’interno, e numerosi elementi che si rifanno alla natura più fantastica. Guimard disegnò i rivestimenti in gres focato e mattoni, i vetri soffiati, le ringhiere e le porte in ferro battuto, i mobili, le carte da parati, le maniglie delle porte.

Spiccano l’ingresso con due colonne che sembrano arricciate e il cancello asimmetrico con le tipiche linee “a colpo di frusta”. Curiosi sono gli elementi di corredo metallico esterni, come i balconi con mascheroni, i doccioni a forma di draghetto o i fantasiosi cancelli.

Seguirono la casa Coilliot, la villa La Bluette, Castel Henriette (1899), sala da concerto Humbert-de-Romans del 1901, il Castel d’Orgeval (1905) e  lo splendido hotel Nozal nel 1905, quindi l’Hotel Guimard (1909), regalo nuziale alla moglie americana.

Conobbe un grande successo con le sue famose entrate della Metropolitana parigina, costruzioni flessibili dove trionfa il principio dell’ornamento strutturale.

ingresso beranger

Castel Beranger, ingresso

 

 

Henri Sauvage

Verso il 1895, l’architetto Henri Sauvage lavorava come designer di mobili e complementi d’arredo per conto della società del padre Henry Albert Sauvage. Nel 1897 andò a lavorare in Belgio dove entrò in contatto con l’Art Nouveau di Paul Hankar. Nel 1898 fondò la sua agenzia.

Nel 1898 fu incaricato da Louis Majorelle della costruzione di una villa a Nancy. Completata nel 1902 gli procurò la celebrità internationale. Nel 1899 decorò due saloni del Café de Paris (oggi non più esistente). All’Esposizione Universale del 1900, realizzò il teatro della danzatrice Loïe Fuller, le Guignol parisien, lo stand di Jolly fils, una officina per la produzione di energia elettrica per l’esposizione e alcuni chioschi nella mostra Art à la Rue organizzata da Frantz Jourdain.

Dal 1902 à 1916, collaborò con l’architetto Charles Sarazin.  In società con Charles Sarazin costruì a Biarritz due eleganti ville fondendo l’Art Nouveau con l’architettura basca.

Sauvage fu uno dei primi in Francia con Auguste Perret ad utilizzare il cemento armato nell’architettura domestica, non soltanto come materiale da costruzione, ma come autentico elemento architettonico.

Villa Majorelle

Villa Majorelle

Art à la rue

Art à la rue era un movimento di riforma sociale al quale aderivano alcuni artisti socialisti e architetti del “Art Nouveau”, come Victor Horta, Hector Guimard e Frantz Jourdain. Gli artisti di “Art à la Rue” erano attivi soprattutto a Bruxelles e Parigi durante l’ultimo decennio del 19° ed i primi anni del 20° secolo. L’obiettivo del movimento era quello di avvicinare la classe operaia all’arte. Le loro idee erano alimentate dal socialismo francese, dalle teorie politiche dell’anarchico russo Pjotr Kropotkin Alexejewitsch e dagli scritti di William Morris.

Essinon erano interessatialla progettazione di ambienti domesticiper la classe media. Eraloro intenzione spostare lasferadi azione dell’artedal museo alla strada. L’arredo urbano era il principale oggetto dei loro interessi. Volevanorendere le cittàpiù confortevoli evivibili, inoltre volevano migliorare lasensibilità esteticadelle persone.

Le strade della città dove il popolo trascorre molto del suo tempo libero furono lo scenario principale della loro attività. Volevano che le strade fossero ravvivate da colori brillanti, e da segni di design artistico per le luci e le fontanelle. Le facciate dei palazzi e i fronti dei negozi erano individuati come elementi particolarmente adatti per trasformare cupe strade in musei gratuiti all’aperto. L’arte doveva essere volutamente accattivante, accessibile e comprensibile a persone di ogni età e livello d’istruzione.

 

 

Glossario

Al post-impressionismo si rifanno tutti quegli orientamenti artistici che si svilupparono in Europa tra il 1886, anno dell’ultima mostra impressionista, e il 1905, anno di nascita delle prime Avanguardie storiche. I pittori postimpressionisti, infatti, rifiutano la sola impressione visiva e la libertà del colore per avventurarsi per strade non ancora percorse. Fra i più celebri post-impressionisti vanno ricordati, Edvard Munch, Paul Gauguin e Vincent van Gogh. Tra i post-impressionisti italiani si possono ricordare Dante Conte, Vincenzo Vela e Gino Paolo Gori.

 

Fonti

S. Bing, Artistic Japan: Illustrations and Essays, Sampson Low, Marston, Searle & Rivington, London

Le Castel Béranger : œuvre de Hector Guimard, architecte, professeur à l’Ecole nationale des arts décoratifs, Libr. Rouam, Paris, 1898

Emile Gallé, Écrits pour l’art: floriculture, art décoratif, notices d’exposition, 1884-1889, Paris Renouard 1908

Georg Fuchs, F. H. Newbery, Alexander Koch, L’EXPOSITION INTERNATIONALE DES ARTS DÉCORATIFS MODERNES A TURIN 1902, Alexander Koch LIBRAIRIE DES ARTS DÉCORATIFS,  DARMSTADT 1902