La Nuova Arte in Austria e Ungheria

In Austria il rinnovamento delle Arti prese il nome di Secessionstil, stile della Secessione. Il nome deriva dalla Secessione viennese, un movimento culturale ed artistico antiaccademico nato nel 1897. La Secessione pubblicava una propria rivista, Ver Sacrum (primavera sacra) di cui verranno pubblicati 96 numeri, fino al 1903. Il movimento vide coinvolti architetti (Olbrich, Hoffmann e Wagner) e pittori (Klimt, Moll, Moser, Kurzweil, Roller).

Vienna era in quel momento una delle capitali europee più raffinate e colte. La presenza di musicisti quali Mahler e Schönberg, di intellettuali quali Freud e Wittegenstein, di scrittori quali Musil, rendevano Vienna una delle città più affascinanti d’Europa. Vienna era la capitale di un impero nel quale convivevano 15 diverse nazionalità con più di 50 milioni di abitanti. Da tutti i Paesi dell’impero affluivano nella capitale persone dalle più varie etnie e religioni.

Tra il 1860 ed il 1890 la città si arricchì di centri dedicati alla cultura (l’Opera di Stato, il Burgtheater e diversi musei), di palazzi per il mondo della politica (Municipio, Parlamento), per il mondo degli affari (Borsa) e per l’istruzione (Università, Accademia di Arti Applicate). Lungo la Ringstrasse agiati banchieri e grandi industriali, molti dei quali ebrei, facevano edificare palazzi per le loro abitazioni e sedi commerciali. Si dava impulso anche all’edilizia popolare per tenere dietro al veloce aumento della popolazione e si ristrutturavano le case più vecchie.

 

Budapest

La fusione delle tre città di Buda, Óbuda e Pest in un’unica amministrazione, resa effettiva dal governo autonomo ungherese instaurato con il “Compromesso” austro-ungarico del 1867 portava alla nascita di Budapest con una popolazione di 700.000  abitanti e capitale di un Regno.

La città fu dotata di nuovi edifici pubblici e privati. Alle costruzioni di stile barocco del secolo precedente si aggiunsero quelle in stile Art Nouveau.

 

 

Otto Wagner

Otto Wagner

Otto Wagner

Otto Wagner non è il più tipico rappresentante della Secessione alla quale si accosta dopo la fondazione del gruppo e per la quale progetta solo alcune opere, su richiesta dei suoi allievi. Tuttavia rimane tra i più importanti artisti dell’epoca in Austria. Nato a Penzing, un piccolo sobborgo di Vienna, il 13 luglio 1841, a partire dal 1850 frequenta l’Akademisches Gymnasium di Vienna e continua gli studi presso il monastero benedettino di Kremsmünster. Nel 1857 si iscrive al Polytechnisches Institut viennese e dopo tre anni si trasferisce a Berlino per frequentare la Königliche Bauakademie. Completa i suoi studi a Vienna presso l’Akademie.

Divenuto architetto realizza diversi edifici i più importanti dei quali sono la Borsa di Vienna (1863), l’Harmonietheater di Vienna (1864), la Sinagoga di Budapest (1868-1871).

In questi anni inizia inoltre la stesura di quattro volumi intitolati Einige Skizzen,Projekte und ausgeführte Bauwerkeü, in cui sono contenuti tutti i suoi progetti e spiegate le sue aspirazioni artistiche: adattare il patrimonio formale del passato al moderno principio di funzionalità, in uno stile che egli stesso definiva come «un certo libero Rinascimento che il nostro Genius Loci ha accolto in sé».

Nel 1880 Otto Wagner disegna il progetto di un’ideale città delle arti che lui chiama “Artibus”. Nel progetto coesistono diversi stili storici: antico, rinascimento, barocco italiano e austriaco; inoltre all’interno di Artibus è inserita anche una struttura in metallo e vetro che funge da elemento di collegamento alle tecnologie del presente.

Tra il 1883 e il 1884 realizza la sede viennese dell’Österreichische Länderbank.

Nel 1886 Wagner decide di costruire a Hütteldorf, poco fuori Vienna, una maestosa residenza estiva per sé e per la sua famiglia.

Nel 1893 vince il concorso per il nuovo piano regolatore di Vienna grazie a un progetto contrassegnato dal motto Artis sola domina necessitas. Il progetto si basa sull’espansione della città a partire dal centro, prolungando le direttrici radiali e costruendo venti di quelli che lui chiama Stellen o Centri di Distretto, dotati di tutte le infrastrutture e dei servizi necessari in una moderna metropoli. L’unica parte de progetto portata a termine sarà la costruzione della rete ferroviaria metropolitana.

Nel 1894 viene nominato professore ordinario e direttore di un corso di specializzazione in architettura presso l’Accademia delle Belle Arti di Vienna dove resterà fino al 1912.

Nel 1894 viene conferito a Wagner il titolo di consigliere superiore per l’edilizia del Comune di Vienna. Wagner è nominato anche consigliere artistico della Commissione per il traffico, ruolo che comprende anche la realizzazione della ferrovia metropolitana.

Del 1895 è la costruzione della Casa Anker sul Graben a Vienna.

Casa Hanker

Casa Anker sul Graben Vienna 1895

Tra il 1895 e il 1900 vengono costruite quattro linee della metropolitana per un totale di 45 km e con più di 30 stazioni. Tra le stazioni meritano particolare attenzione le stazioni gemelle di Karlsplatz progettate da Wagner con gusto secessionista, dove non utilizza il blocco murario ma lascia a vista lo scheletro costruttivo in ferro, abbinato a marmo bianco con decorazioni floreali e coperto da una volta a botte in lamiera ondulata.

Nel 1896 pubblica il suo scritto più noto intitolato Moderne Architektur che riscuote subito un grande successo internazionale. L’opera, divisa in cinque capitoli si presenta come una guida per i suoi allievi ed è basata essenzialmente sul principio secondo il quale non può essere bello qualcosa che non sia funzionale.

Nel 1899 Wagner aderisce alla Secessione viennese, esperienza che caratterizza le sue architetture negli anni a cavallo tra i due secoli. Ne è un chiaro esempio il complesso di tre case tra Linke Wienzeile e Kӧstlergaße, realizzate in collaborazione con gli artisti secessionisti Moser e Schimkovitz. Cinque anni più tardi Wagner esce dalla Secessione, seguito dall’amico Gustav Klimt e dall’allievo Josef Hoffmann.

 

Le opere che Wagner realizza a partire dai primi anni del Novecento fino all’inizio della Grande guerra abbandonano progressivamente lo stile ispirato alla Secessione e sembrano sempre più incarnare i principi di semplicità e funzionalità descritti nelle conclusioni della Moderne Architektur.

Nel 1902 l’amministrazione municipale decide di realizzare appena fuori Vienna un complesso per la cura delle malattie mentali, la Casa di cura della Bassa Austria. Il progetto di questo complesso di edifici comprendeva anche una chiesa intitolata a San Leopoldo per la cui realizzazione viene indetto un concorso vinto da Wagner.  La costruzione inizia nel 1904 e termina nell’ottobre 1907. La chiesa presenta una impostazione classica e barocca, con accorgimenti che la fanno apparire molto serena e gioiosa alla particolare utenza.

Postparkasse

Kaiserlich-Königliche Postsparkasse

Nel 1903 Wagner vince il concorso per la Kaiserlich-Königliche Postsparkasse (Banca postale imperial-regia) in Georg-Coch-Platz a Vienna.

A partire dal 1915 si dedica alla realizzazione del progetto per la Chiesa della Pace sulla Schmelz a Vienna, che sarà una delle sue ultime opere e che egli giudicò come uno dei suoi migliori lavori.
Muore l’11 aprile del 1918.

 

 

 

 

 

Joseph Maria Olbrich

Joseph Maria Olbrich

Joseph Maria Olbrich

Joseph Maria Olbrich (1867 – 1908) studiò a Vienna dapprima presso la Scuola di Arti e Mestieri, quindi all’Accademia di Belle Arti. Nel 1893 iniziò a lavorare nello studio di Otto Wagner, suo professore in Accademia. Nello stesso anno per l’aggiudicazione del Premio Roma, si recò in Italia e nel Nord Africa per un viaggio formativo, per poi riprendere nel 1894 la sua attività presso Wagner. Nel 1897 partecipò alla fondazione della Secessione viennese con Gustav Klimt, Josef Hoffmann e Koloman Moser.

Olbrich perseguiva l’idea dell’arte totale,  il suo appassionato desiderio era quello di includere tutti nella sospirata armonia di un  nuovo modo di vivere. Presto acquistò fama in Europa, Gran Bretagna e negli Stati Uniti.

Il Palazzo della Secessione (Wiener Secessionsgebäude) venne costruito tra il 1897 e il 1898, ad opera di Joseph Maria Olbrich. Venne realizzato come spazio espositivo ufficiale dove allestire periodicamente le mostre degli artisti secessionisti, diventando ben presto il centro dei più importanti e innovativi avvenimenti artistico-culturali dell’epoca.

Nel palazzo della Secessione

Nel palazzo della Secessione (1904)

L’idea di Olbrich deriva da un disegno di Gustav Klimt. Elemento di grande novità decorativa è la cupola traforata, quasi sferica, emulante la chioma ondeggiante di un albero, composta da migliaia di foglie di lauro (che simboleggiano la consacrazione ad Apollo, dio delle arti) in rame ricoperta da lamine d’oro, la cui lucentezza contrasta con le pareti semplicemente intonacate di bianco. Questa cupola permette un’illuminazione naturale dall’alto sugli spazi espositivi interni, grazie anche a quattro lucernari e al rinforzo dato dalle finestre. L’area degli spazi espositivi veniva modificata a seconda delle esigenze attraverso tramezzi e pannelli mobili. La cupola divenne il vero simbolo della Secessione.

Oggi il Palazzo è una delle attrazioni di Vienna più visitate ed è ritenuto uno dei capolavori architettonici dello stile Art Nouveau”.

Nel 1899 il granduca Ernesto Luigi d’Assia chiamò  Olbrich a collaborare alla creazione della “colonia di artisti” di Darmstadt, inaugurata nel 1901.

Hochzeitsturm Darmstadt

Hochzeitsturm Darmstadt

Le due opere più significative realizzate da Olbrich a Darmstadt sono la casa Ernst-Ludwig-Haus del 1901 e la Torre del Matrimonio (Hochzeitsturm) costruita in occasione delle seconde nozze del granduca con la caratteristica forma “a cinque dita”, completata nel 1908, anno della morte di Olbrich.

Nel 1900 partecipò all’Esposizione Universale di Parigi con il progetto “Darmstadt Room”. Nel 1902 fu presente all’Esposizione Delle Arti Decorative Moderne di Torino.

Nel 1904 prese parte all’Esposizione di St Louis con “Summer Residence”. Nel 1903  fu cofondatore del Bund Deutscher Architekten, associazione (ancora oggi esistente) di architetti e urbanisti  che si caratterizzano per la qualità dei loro edifici e progetti, ma anche per la loro integrità umana e la collegialità. Nel 1907 fu tra i fondatori della Deutscher Werkbund , Lega tedesca Artigiani, a Monaco.

Olbrich morì di leucemia nel 1908, all’età di quarant’anni.

 

 

Sala espositiva del Palazzo della Secessione

Sala espositiva del Palazzo della Secessione (1904)

 

 

Koloman Moser

Koloman Moser

Koloman Moser

L’attività poliedrica di Koloman Moser (1866-1918) spaziava dal disegno per tessuti e carte da parati alla decorazione di mobili da lui stesso disegnati, alla pittura. La sua maggiore invenzione in campo grafico sono i patterns per composizioni interattive e l’alternanza di figure positivo-negativo.

I patterns di Moser, unici e fantasiosi, sono caratterizzati da figure ad incastro piane, astratte, organiche e fluide. Evocano spesso tentacoli, stami e onde. Molti patterns sono composti come immagini speculari, a volte con la tecnica dello scambio di forme in positivo ed in negativo, formando un motivo ripetibile all’infinito. Altri sono la moltiplicazione di un tema come se fosse visto attraverso un caleidoscopio.

Nel 1902 partecipò alla esposizione della secessione dedicata a Beethoven, con un mosaico e alcune vetrate.
Fra il 1906 ed il 1907 realizzò dei mosaici e le vetrate per la chiesa di Chiesa di San Leopoldo a Vienna progettata da Otto Wagner.

 

Disegnò molto per le aziende industriai e all’inizio del nuovo secolo erano diverse le fabbriche che presentavano nella loro produzione progetti di design di Kolo Moser.

 

Kolo Moser - Kirche am Steinhof - Ostfenster

Kolo Moser – Kirche am Steinhof – Ostfenster

 

Josef Franz Maria Hoffmann

Josef Franz Maria Hoffmann

Josef Franz Maria Hoffmann

Josef Franz Maria Hoffmann (1870 –1956) si occupava degli allestimenti delle periodiche esposizioni della Secessione nel padiglione realizzato da Olbrich. Ebbe un ruolo importante nel lancio europeo dello scozzese Charles Rennie Mackintosh che fu invitato ad esporre alla mostra del 1900 le creazioni di design del gruppo di quattro artisti di cui era il regista.

La produzione architettonica di Josef Hoffmann si distingue per alcune opere che lo collocano fra i maestri dell’architettura moderna.

Oltre che apprezzato architetto, divenne presto il più importante designer in Austria esercitando il suo talento in diversi campi e collaborando con molte manifatture in Austria, Germania e Boemia.

Alcuni dei modelli di oggetti di uso domestico di Hoffmann si possono ancora trovare in produzione oggi, come il set di posate Rundes Modell prodotto dalla ditta Alessi in acciaio inossidabile (reperibile in Internet).

Tipico di Hoffmann è il tema quadratico come quello della poltrona Kubus progettata nel 1910.

Il suo progetto più famoso è palazzo Stoclet, costruito nei sobborghi di Bruxelles. Iniziato nel 1905, questo edificio era stato commissionato da Adolphe Stoclet, banchiere e collezionista d’arte. L’intenzione del progetto era quella di creare un palazzo assolutamente esclusivo per Adolphe e Suzanne Stoclet: uno spazio moderno per esporre rare collezioni d’arte e dare speciali ricevimenti culturali. Gli ambienti sono disposti secondo un principio di libera aggregazione funzionale, esibito dall’inedita articolazione esterna. Gli elementi di rilievo, disposti in modo da ottenere un equilibrio dinamico, sono il portico e la torre sormontata da quattro statue e decorata alla tipica maniera secessionista. Le superfici sono rivestite di sottili lastre di pietra e gli spigoli sono sottolineati da listelli in bronzo lievemente decorati. Notevole l’allestimento e la decorazione degli interni, fra i quali si impongono il vestibolo e l’oblunga sala da pranzo incrostata di marmi, con le pareti decorate a mosaico da Gustav Klimt.

Cabaret Fledermaus Vienna 1907

Cabaret Fledermaus Vienna 1907

Nel 1907 decorò le sale del Cabaret Fledermaus costruito a Vienna su iniziativa di  Fritz Wärndorfer, direttore commerciale della  Wiener Werkstätte.  Fra il 1909 e il 1911 progettò la casa Ast sempre a Vienna.

Il figlio di Josef Hoffmann, Wolfgang Hoffmann,  emigrò a New York nel 1925 dove diede un contributo significativo al modernismo americano.

 

La Wiener Werkstätte

Wiener Werkstätte - Felsenhuhn - Google Art Project

Wiener Werkstätte – Felsenhuhn – Google Art Project

Nel 1903 Josef Hoffmann, Koloman Moser e il banchiere Fritz Waerndorfer fondarono La Wiener Werkstätte, una comunità di produzione di manufatti artigianali artistici che riuniva architetti, pittori e designer sul modello dell’Arts and Crafts britannico. L’obiettivo della ditta è stato quello di rinnovare il concetto di arte nel campo delle arti e mestieri. Dei 100 operai che vi lavoravano, pochissimi erano artigiani di mestiere. Entrarono a far parte della ditta i maggiori artisti di Vienna, e gli alunni di Moser e Hoffman.

La Wiener Werkstätte realizzava prodotti di elevato livello qualitativo, per portare un tocco di raffinatezza agli ambiti della vita quotidiana: mobili, arredamento, porcellane, vetro, gioielli e moda. partecipò a quasi tute le Expo che si tennero, dall’anno della sua fondazione fino al suo fallimento. Nel periodo di maggior successo il circolo disponeva di punti di vendita anche a New York, Berlino e Zurigo.

Nella Wiener la macchina era presente ma non dominava; aiutava l’artista, unico responsabile della fisionomia dei prodotti con il suo spirito creativo. Il design della ditta era famoso poiché essenziale e semplice, nonostante fosse di gran prezzo.

Il successo della Weiner Werkstätte fu essenzialmente dovuto alla ricca borghesia che poteva permettersi di acquistare i prodotti di lusso che la ditta produceva. Anni dopo però Moser si dimise poiché l’attività dipendeva troppo dal gusto dei committenti nonostante loro non avessero idea del prodotto che volevano.

 

Gustav Klimt

Gustav Klimt

Gustav Klimt

Il pittore che più di ogni altro raccolse nelle sue opere le indicazioni che derivavano dall’Art Nouveau fu Gustav Klimt.

Nato nel 1862, frequentò la Scuola di arti e mestieri di Vienna.  Nel 1897 fu tra i fondatori e primo presidente della Secessione Viennese.

Tra il 1886 e il 1888 realizzò la decorazione del Burgtheater di Vienna, con una serie di pannelli raffiguranti teatri dell’antichità e del mondo contemporaneo. Tra i soggetti raffigurati vi era il teatro antico di Taormina. A partire dal 1890 viene influenzato dal simbolismo europeo e dai Preraffaelliti. A quel tempo Klimt era un pittore tipico della “femme fatale”, la donna oggetto del desiderio, perversa e licenziosa, dal grande potere seduttivo. Con il quadro «Giuditta I» del 1901 lo stile diventa bidimensionale e accoglie le innovazioni decorative dell’Art Nouveau.

Klimt - Teatro antico di Taormina

Klimt – Teatro antico di Taormina

 

Dopo due viaggi compiuti a Ravenna la sua pittura si arricchisce con le tecniche compositive dei mosaici bizantini e l’oro acquista un ruolo preminente nel colore dei suoi quadri.

Nella sua pittura utilizzava tecniche proprie dell’arte applicata. L’oro e l’argento e l’ornamento non erano Illusionisticamente resi sulla tela, ma erano applicati direttamente ad essa. Il quadro segue le leggi delle arti applicate, cioè le leggi strutturali dei materiali e i principi generali della forma

Questa fase si conclude nel 1909 con il quadro «Giuditta II».

 

Giuditta I

Giuditta I

Giuditta II

Giuditta II

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo un periodo di crisi esistenziale ed artistica Klimt inizia una nuova fase influenzata dalla pittura espressionista, nella quale si allenta il suo legame con l’Art Nouveau, mentre diviene protagonista dei suoi quadri il colore acceso e vivace.

Klimt sfidò sempre le idee conservatrici contrapponendosi al Positivismo imperante nella società borghese dell’epoca. Realizzava dipinti erotici e simbolici che rappresentano i sogni, le speranze, le paure e le passioni dell’uomo. La predilezione verso l’erotico non si fermava alle figure femminili ma si estendeva agli elementi ornamentali ed ai paesaggi. Molti motivi floreali hanno un chiaro carattere erotico, spesso i fiori sono simili ad organi sessuali.

La sua pittura scandalizzava la società viennese dell’epoca per l’eccessivo realismo di certe figure e soprattutto dei nudi. Tuttavia come ritrattista era assai richiesto dalle signore dell’alta società viennese.

Tra il 1900 e il 1903 realizzò la decorazione per l’aula magna dell’Università di Vienna, avente per tema la filosofia, la medicina e la giurisprudenza.

L’opera gli procurò aspre critiche da parte delle autorità, che gli contestarono il contenuto erotico e l’impostazione compositiva dei dipinti. I tre pannelli sono andati distrutti.

 

Allo stesso modo, fu considerato osceno il grande fregio decorativo realizzato nel 1902 per la sala dell’esposizione degli artisti della Secessione viennese che ospitava il monumento a Beethoven, opera di Max Klinger.

Il fregio, composto di tre parti dipinte su tre pareti si ispira alla Nona Sinfonia secondo una sequenza coerente: “L’anelito alla felicità” che si scontra con le “Forze ostili” e trionfa con “l’Inno alla gioia”. Il fregio racconta il percorso che un Cavaliere dovrà compiere e le prove che dovrà superare per raggiungere la donna amata e congiungersi a lei. Alcune delle figure rappresentate furono considerate ripugnanti, ma la massima indignazione fu suscitata dalle allegorie di Impudicizia, Lussuria e Incontinenza per i riferimenti agli organi sessuali che contengono. Attualmente il fregio è conservato a Vienna nel Palazzo della Secessione.

Klimt Le forze ostili

Klimt Le forze ostili

Tra il 1905 e il 1909 Klimt realizzò il mosaico della sala da pranzo del palazzo Stoclet di Bruxelles, la sua opera più famosa. Il pittore disegnò tre pannelli, dai quali gli artigiani della Wiener Werkstätte realizzarono successivamente tre mosaici di marmi, pietre dure, maioliche e corallo. Per il lato corto della stanza progettò un soggetto astratto, puramente ornamentale. Per le due pareti lunghe realizzò cartoni di sette metri, interamente occupati dalle circonvoluzioni dei rami dell’albero della vita, collocato al centro della composizione. Ad un estremo su entrambe le pareti  il pittore inserì un alberello dalle foglie triangolari che si sovrappone alle volute del grande albero. All’altro estremo pose invece specularmente due figure, “l’attesa” o “la danzatrice” su di una parete e  ”l’abbraccio” o “l’avveramento” su quella opposta. L’attesa è rappresentata da una danzatrice egiziana, con il volto visto di profilo e lo sguardo rivolto in lontananza. L’avveramento è simboleggiato da una coppia abbracciata.

Klimt - Albero della vita

Klimt – Albero della vita

Un altro quadro famoso di Klimt è “il bacio” del 1908. Il dipinto presenta una coppia appassionatamente abbracciata, distesa su un prato fiorito. La figura maschile si china su quella femminile che attende di ricevere il bacio. All’immagine maschile sono associate forme ornamentali quadrate e rettangolari, mentre in quella femminile prevalgono linee e modelli floreali. Un’aurea dorata circonda la coppia interrompendosi all’altezza dei piedi scalzi di lei. Nello sfondo dorato la composizione ricorda i mosaici bizantini.

Klimt - Il bacio

Klimt – Il bacio

Oggi, questo quadro fa parte della grande raccolta delle opere di Gustav Klimt ospitata nella Österreichisch Galerie del Belvedere di Vienna.

La vita e la morte è una delle ultime opere di Klimt il cui tema è il ciclo della vita. La morte è rappresentata da uno scheletro che indossa una tunica nera ricoperto da croci che tiene, tra le mani, un bastone pronto ad esercitare il suo potere sugli uomini che, ignari, sembrano assopiti, distratti dai falsi ideali e valori della società borghese dell’epoca e dall’attaccamento ai beni materiali.

Klimt - La vita e la morte

Klimt – La vita e la morte

 

Ödön Lechner e altri artisti Ungheresi

Ödön Lechner era un architetto ungherese.  Nel periodo 1875-1878 visse a Parigi e lavorò con l’architetto Clément Parent con il quale partecipò al restauro di vecchi castelli e alla progettazione di abitazioni in stile storico. Tornato a Budapest, iniziò una collaborazione con Gyula Partos, che si concluse nel 1896.  Durante un viaggio a Londra nel 1889/1890, familiarizzò con il “Modern Style” locale. Fu allora che sviluppò il suo nuovo stile basato sulla fusione di motivi folklorici ungheresi con i temi l’Art Nouveau. Questo stile presente anche nel design di oggetti di arredamento. Utilizzava anche motive orientali e la sala concerti di Vigadó ne è un ottimo esempio. Con questo stile progettò il Museo delle Arti Applicate e molti altri edifice in Budapest e in altre città.

Museo delle Arti Applicate

Museo delle Arti Applicate Foto Fa.Pic.

Una delle sue ultime creazioni, il Gimnazium fu completato da József Vágó dopo la sua morte nel 1914. La Postatakarekpenztár (cassa di Risparmio Postale) è, nell’opinione di molti, l’edificio più importante disegnato da Lechner.

Ödön Lechner fu anche uno dei primi architetti in Budapest ad utilizzare nuove tecniche e nuovi materiali come l’acciaio. Decorò i suoi edifici con i motivi delle piastrelle della Ditta Zsolnay ispirati all’antica arte popolare magiara e turca nella cui produzione era direttamente coinvolto.

Emil Vidor, architetto ungherese in stile Art Nouveau, noto per il complesso delle case del Palatino, fu un maestro della grande architettura borghese. Altri architetti rappresentanti dello Stile furono Istvan Nagy Jr, Henrik Bohm, Armin Hegedus, Zsigmond Quittner, Albert Kalman Korossi, Karoly Kos.

Il Palazzo Gresham costruito agli inizi del Novecento da Zsigmond Quittner per conto della londinese Gresham Life Assurance Company al posto di un edificio preesistente è un esempio dell’architettura con lo stile della Secessione viennese. Nel 2001 è stato acquistato da una società alberghiera e trasformato in hotel di lusso.

 

Budapest Palazzo Gresham

Zsigmond Quittner Budapest Palazzo Gresham

Zsigmond Quittner Budapest Palazzo Gresham particolare

Zsigmond Quittner Budapest Palazzo Gresham particolare

 

 

 

 

Fonti

Hans Tietze, Otto Wagner, Rikola Verlag, Wien -Berlin- Munchen -Leipzig, 1922

Joseph Maria Olbrich, Ideen von Josef M. Olbrich, zweite vermehrte auflage, Baumgärtner’s Buchhandlung, Lipsia 1904

Thomas M. Messer, Johannes Dobai, Alessandra Comini, Gustav Klimt and Egon Schiele, The Solomon R.Guggenheim Foundation, Neiv York, 1965

 

Siti Web

https://bda-bund.de/mitgliedschaft-und-ehrenmitglieder/ (visitato 19/05/2017)

https://it.wikipedia.org/wiki/Deutscher_Werkbund  (visitato 19/05/2017)

http://www.art-nouveau-around-the-world.org/ (visitato 25/05/2017)