Vulcani d’Italia

Nel settore meridionale della penisola italiana, esistono sette zone vulcaniche attive. Oltre ai numerosi e noti vulcani superficiali attivi e spenti, esistono i meno noti Magnaghi, Vavilov e Marsili, edifici vulcanici che raggiungono i duemila metri sul  fondo del Tirreno, tra la Campania e la Sardegna. Inoltre, nuovi coni vulcanici sono stati scoperti di recente nel Golfo di Napoli.

A quali fenomeni geologici è dovuta questa situazione?

Nel Mediterraneo centrale, a partire da 25 milioni di anni fa, hanno cominciato a manifestarsi fenomeni tettonici dovuti alla divergenza dei margini delle placche Euroasiatica ed Africana che in precedenza erano entrate in contatto. Questa attività è stata innescata dalla risalita di calore dal mantello terrestre, forse causata dall’attrito della crosta oceanica che si immergeva sotto quella continentale, oppure dalle fratture che si erano formate nella zona compressa tra le due placche. Questo evento ha determinato l’apertura del Bacino Tirrenico e il completamento del sollevamento della catena Appenninica.

L’apertura del Bacino Tirrenico è stata accompagnata dalla rotazione, tuttora in atto, della penisola italiana in senso antiorario (verso l’altra sponda dell’Adriatico).

Nelle aree del Tirreno centrale l’attività vulcanica è iniziata 9 milioni di anni fa interessando l’isola di Capraia, l’isola d’Elba e il Monte Amiata.

Circa 3,5 milioni di anni fa il Bacino Tirrenico raggiunse la sua massima estensione; questo periodo è stato caratterizzato dall’attività vulcanica della Sardegna e dalla formazione dei vulcani sottomarini Magnaghi, Vavilov e Marsili.

A partire da due milioni di anni fa iniziava la formazione dei vulcani laziali e campani caratterizzati da attività molto esplosiva. La Sicilia si trova sul margine di convergenza delle placche Africana ed Euroasiatica ed è interessata da fenomeni di convergenza che si alternano a fenomeni di distensione. I fenomeni di convergenza sono tuttavia quelli più importanti. L’alternarsi dei due tipi di fenomeni tettonici determina la produzione di magmi prevalentemente basaltici nell’Etna e nei Monti Iblei, mentre l’arco delle isole Eolie è caratterizzato da un vulcanismo di tipo più esplosivo.

 

 

Etna

È il più grande vulcano d’Europa, sorto dal mare circa 500 mila anni fa. Accresciutosi per sovrapposizione dei prodotti di innumerevoli eruzioni, forma attualmente un edificio imponente, alto 3320 metri s.l.m., con un diametro basale di circa 40 km.

Circa 600 mila anni fa, nella Sicilia orientale al posto del vulcano c’era un ampio golfo situato al contatto tra la placca Euroasiatica e la placca Africana.

Fu proprio il contatto tra le due placche a dare origine alle prime eruzioni sottomarine costituite da lave basaltiche che colmarono il fondo e i margini del golfo e formarono i primi piccoli coni vulcanici emergenti dal mare. Il principale e più antico dei centri eruttivi conosciuti è il monte Calanna che ha cessato l’attività circa 80 mila anni fa. Cessata l’attività del monte Calanna, più a ovest entrò in attività un nuovo vulcano, il Trifoglietto I, caratterizzato da attività fortemente esplosiva, che raggiunse dimensioni notevoli. Cessata l’attività del Trifoglietto I, il nuovo vulcano attivo fu il Trifoglietto II. I crateri di entrambi i vulcani crollarono durante una fase di violentissima attività di tipo esplosivo, circa 64 mila anni fa. A causa dello svuotamento della camera magmatica, i coni vulcanici, non più sorretti dalla pressione interna, sprofondarono collassando all’interno e provocando una caldera profonda mille metri e larga 5 mila metri, oggi nota come la Valle del Bove. L’attività eruttiva riprese circa 34 mila anni fa attraverso un cono eruttivo laterale, il Mongibello, che colmò ciò che rimaneva del golfo con la sua intensa attività effusiva. Il cono vulcanico del Mongibello è collassato circa ottomila anni fa e da allora l’attività è proseguita attraverso le bocche sommitali, i crateri di Bocca Nuova, e le numerose bocche laterali.

Tra le eruzioni degli ultimi secoli, particolarmente rovinosa fu quella del 1669 che distrusse i comuni di Nicolosi, Mompilieri, Malpasso, Misterbianco e colpì fortemente anche Catania. L’eruzione del 1923 distrusse il paese di Cerro, quella del 1928 Mascali.

Oggi l’Etna è caratterizzato da attività effusiva, cioè senza esplosioni improvvise e con emissione di lava molto fluida.

Talvolta l’ostruzione del condotto di uno dei quattro crateri sommitali determina un accumulo di gas che si libera attraverso esplosioni che possono lanciare blocchi solidi a centinaia di metri di distanza. Le colate laviche, invece, a causa della bassa velocità di avanzamento, sono altamente distruttive, ma non costituiscono un pericolo per le persone.

Il vulcano è osservato di satelliti artificiali americani ed europei che rilevano le variazioni termiche e quindi la presenza di colate di lava sotterranee.

Sistematiche rilevazioni sull’area sommitale del vulcano e osservazioni mediante una telecamera permanente forniscono una quasi continua registrazione dei fenomeni. Misurazioni dirette vengono effettuate sui flussi di lava durante l’attività effusiva, mentre tecniche di routine o nuovi metodi come il GPS vengono applicati per produrre mappe aggiornate dei cambiamenti morfologici dei depositi di lava.

Etna

Etna. Foto L.D.

Isole Eolie

L’Arco Eoliano è una struttura vulcanica, lunga circa 200 km, ed è formato da sette edifici vulcanici emersi (Alicudi, Filicudi, Salina, Lipari, Vulcano, Panarea e Stromboli) e da vari vulcani sottomarini che circondano il bacino Marsili.

Le informazioni più antiche sull’attività vulcanica dell’arco risalgono a 1,3 milioni di anni fa. Attualmente gli unici vulcani che si possono considerare ancora attivi sono Stromboli, Vulcano e Lipari. A Salina e Panarea le ultime eruzioni si sono verificate meno di 15.000 anni fa.

 

Vulcano

L’apparato di Vulcano comprende due crateri attivi: Vulcanello, sorto dal mare nel 183 a.C. E la cui ultima eruzione si è verificata a metà del XVI secolo e La Fossa,  il cono principale, nato circa 6.000 anni fa e la cui ultima eruzione risale al 1890. Dai tempi dell’ultima eruzione sono state osservate soltanto attività di vulcanismo secondario anche sottomarine come fumarole, fanghi sulfurei, emissione di acido borico, cloruro di ammonio, zolfo. Occasionalmente ci sono fuoriuscite di gas a temperature che raggiungono circa 600°-700 °C. Nell’isola ci sono altri due edifici vulcanici inattivi: il Monte Aria (500 m), e il Monte Saraceno (481 m).

Stromboli

Stromboli è uno dei pochi vulcani sulla Terra che ha un’attività eruttiva continua con periodi di pochi giorni o decadi.

Si è certi che la sua persistente attività si protrae da almeno 5000 anni.

La maggior parte di questa attività consiste in esplosioni di moderata energia dai crateri sommitali con lancio di getti di gas e magma incandescente a 100-200 metri di altezza. Le esplosioni durano fino a 10 secondi e si ripetono a intervalli di 10-20 minuti circa. L’attività persistente non rappresenta un pericolo per i pochi residenti e per i turisti, in quanto la zona di ricaduta è circoscritta all’immediata prossimità delle bocche. Occasionalmente si verificano fasi di più forte e continua attività con colate laviche, fontane di lava (fino a 1000 metri di altezza), colonne eruttive di gas, cenere e frammenti solidi (fino a 10 km di altezza), valanghe ardenti, ricaduta di ceneri su tutta l’isola ed espulsione di nubi di vapore e gas che producono piogge acide.

Le eruzioni stromboliane più violente accadute in tempi storici risalgono al 1919 e al 1930. Pare siano state causate da infiltrazioni d’acqua marina nel camino vulcanico che avrebbero causato violente esplosioni con grande emissione di vapori e scorie e forti scosse telluriche.

L’edificio vulcanico, nato circa 200.000 anni fa, emerge di 924 metri sul livello del mare e si estende per 1500 metri al di sotto di esso.

Lipari

L’isola di Lipari è la porzione emersa di un grande apparato vulcanico, alto circa 1600 m che, partendo da una profondità di circa 1000 m sotto il livello del mare arriva a 602 metri s.l.m. del monte Chirica. Le rocce più giovani che testimoniano attività vulcanica risalgono al VI secolo d.C. (Monte Pilato e Forgia Vecchia) quindi da un punto di vista vulcanologico, Lipari deve considerarsi ancora un vulcano attivo. Attualmente si osserva soltanto attività fumarolica responsabile della formazione delle cave di caolino che si trovano nella zona occidentale dell’isola.  Anche le sorgenti termali delle Terme di San Calogero testimoniano il vulcanismo dell’isola.

 

 

Vesuvio

L’attività del Vesuvio ha sempre seguito uno schema ciclico, alternando eruzioni violente, periodi di tranquilla attività effusiva, e periodi di riposo che possono durare molti secoli.

Tra le più grandi eruzioni, memorabile è l’eruzione pliniana del 79 d.C. (in essa morì Plinio il Vecchio, rimasto sul posto per studiare il fenomeno), che seppellì le città di Ercolano, Pompei e Stabia.

Nel 1631 un’altra eruzione causò la distruzione di 15 centri dell’area vesuviana  e la morte di quasi 18.000 persone. Successivamente, il Vesuvio entrò in una fase di attività eruttiva, che veniva interrotta ogni 40 anni da periodi di della durata di circa 7 anni durante i quali si limitava ad emettere gas.

L’ultima eruzione si è verificata nel marzo del 1944. Sono quindi trascorsi più di 60 anni. Gli scienziati ritengono tuttavia che il Vesuvio si trovi attualmente in uno dei suoi periodi di quiescienza, e che non sia definitivamente spento. Attualmente il condotto è ostruito, condizione in cui il magma si arricchisce di gas e acquista maggiore capacità esplosiva.

L’attuale fase di riposo verrà prima o poi interrotta da un’eruzione, che sarà tanto più violenta quanto più tardi si verificherà. Intanto nell’area circostante il vulcano si è insediata una popolazione di quasi un milione di persone.

Per la sorveglianza del vulcano vengono oggi utilizzati sofisticati sistemi di allarme. Strumenti installati sul cono e collegati via radio e via cavo con la sede dell’Osservatorio Vesuviano, rilevano e registrano scosse sismiche e deformazioni del terreno. Vengono esaminate le fumarole per identificare i gas emessi e accertare tempestivamente ogni variazione di composizione e di temperatura.

Un notevole contributo viene anche dal telerilevamento, cioè da immagini riprese da satelliti che permetteranno una ricostruzione dell’intero apparato superficiale del Vesuvio.

In ogni caso, l’opera di prevenzione potrà essere efficace soltanto se sostenuta da una precisa educazione al rischio vulcanico, in modo che la popolazione sia realmente in grado di affrontare una situazione di emergenza.

Campi Flegrei

I Campi Flegrei sono una vasta area vulcanica sita a nord-ovest della città di Napoli; la parola flegrei deriva dal greco e significa ardenti. Nella zona sono presenti ventriquattro bocche crateriche, molte delle quali presentano manifestazioni gassose effusive. Nell’area si verificano fenomeni di bradisismo particolarmente evidenti nel tempio di Serapide a Pozzuoli. I numerosi crateri che segnano tutto il territorio dei Campi Flegrei hanno in alcuni casi costituito degli invasi naturali, dando luogo a laghi più o meno estesi, in cui è chiaramente visibile l’origine vulcanica come il Lago d’Averno e il lago di Lucrino.

Circa quarantamila anni fa, l’attività vulcanica esplosiva disseminò in tutta la regione Campania piroclastiti che sedimentandosi crearono il tufo, usato largamente fin dalla antichità come pietra costruttiva. L’ultima grande eruzione si ebbe nel 1538, portando alla formazione della collina chiamata Monte Nuovo.

Area Flegrea

Area Flegrea Foto NASA

 

La aree vulcaniche dell’Italia centrale

Il complesso vulcanico dei monti Vulsini è il più settentrionale dei distretti vulcanici del Lazio. La sua attività è stata di carattere locale e principalmente esplosiva. Il principale elemento strutturale è il vasto bacino del Lago di Bolsena che viene interpretato come una depressione formatasi attraverso successive fasi di subsidenza. L’attività del complesso si è svolta da quattro principali centri eruttivi che si trovavano sui margini della depressione principale ed è iniziata circa 800.000 anni fa.

I Colli Albani comprendono i crateri oggi occupati dai laghi di Albano e Nemi.

L’eruzione più recente risale a circa 22.000 anni fa. L’area è ancora sismicamente attiva.

Il Monte Cimino è un duomo di lava risalente al Pleistocene nei pressi di Viterbo.

Il Lago di Vico, a sud di Viterbo e adiacente al Monte Cimino è una caldera collassata circa 150.000 anni fa mentre l’ultima attività del cono vulcanico del Monte Venere risale a circa 95.000 anni fa.

Nel complesso vulcanico dei Monti Sabatini si trova il lago di Bracciano. Il lago occupa una depressione formatasi circa 3,7 milioni di anni fa.

Il Monte Amiata, è un complesso vulcanico e con i suoi 1738 metri, è la montagna più alta della Toscana. E’ presente attività geotermica che viene sfruttata per la produzione di energia.

Lago di Bolsena

Lago di Bolsena

Vulcani sottomarini

Non è l’Etna il più alto vulcano d’Europa ma il Monte Marsili, un gigantesco vulcano sottomarino situato nel Tirreno meridionale, 70 km a sud di Salerno, che si innalza di 3.000 metri dal fondo marino, con una lunghezza di 65 chilometri,muna larghezza di 40 km e un volume di 1600 metri cubi. La sua vetta arriva a -500 metri. Si stima che abbia un’età di 2 milioni di anni.

I fenomeni vulcanici sul Monte Marsili sono tuttora attivi e sui fianchi si stanno sviluppando numerosi apparati vulcanici satelliti, molti dei quali hanno dimensioni comparabili con il cratere dell’Isola di Vulcano.

Oltre al Marsili, nel Tirreno (tra Sardegna e Lazio) c’è un altro grande vulcano sottomarino, il Vassilov, che però, essendo più vecchio (6-7 milioni di anni) è anche più stabile.

Poi c’è il Magnaghi, tre milioni di anni di età. Localizzato a 220 km. a sud-est di Napoli, dovrebbe essere alto circa 2300 metri.

Il Palinuro è un altro notevole vulcano sommerso della cintura Tirrenica. Dista circa a 150 km. dal golfo di Napoli e 83 dalla costa calabra di Diamante.