La reggia di Caserta

 

La reggia di Caserta,  che fu dei Borbone di Napoli, nel 1997 è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, insieme con l’acquedotto Carolino e il complesso di San Leucio.

La reggia fu voluta dal Re di Napoli Carlo di Borbone che si rivolse per la sua realizzazione all’architetto Luigi Vanvitelli (Luigi van Wittell) chiedendogli di farne una delle più belle d’Europa.  Vanvitelli iniziò il lavoro nel 1751. Nel 1759 Carlo di Borbone divenne Re di Spagna e lasciò Napoli per Madrid. I lavori proseguirono, piuttosto a rilento, sotto i suoi successori. Luigi Vanvitelli morì il 1º marzo 1773 e la sua opera, lungi dall’essere completata, fu continuata dal figlio Carlo Vanvitelli, anch’egli architetto, e successivamente da altri architetti.

Luigi Vanvitelli

Luigi Vanvitelli

La reggia, in stile Barocco italiano, fu terminata nel 1845 risultando formata da 1.200 stanze con 1.742 finestre sopra un’area rettangolare di circa 47.000 mq.

In ogni facciata si aprono sette file di finestre, ed in quelle a mezzogiorno e a settentrione ogni fila ne conta 37. La prima fila è costituita di fìnestrucce dei sotterranei, la seconda di finestre grandi e lisce del pianterreno, la terza di finestre medie per mezzanini.
Queste tre file sono comprese in un bugnato, che forma come un basamento, sopra di cui si alzano due piani nobili con finestre ornate di frontespizi triangolari e circolari alternativamente, intervallati da un altro piano di mezzanini con piccole finestre rettangolari. Le finestre di questi tre piani sono contenute da un ordine composito, nel di cui fregio si vede la settima fila di fìnestrucce per mezzanini.  Sul cornicione che non presenta interruzioni ricorre lungo tutti i quattro lati una balaustrata.

Nel lato meridionale, il palazzo è lungo 249 metri, alto 37,83, ed è decorato con dodici colonne. La facciata principale presenta un avancorpo centrale sormontato da un frontone; ai lati del prospetto si innestano altri due avancorpi.

All’interno del rettangolo, due corpi di fabbricato s’intersecano a croce formando quattro vasti cortili di oltre 3.800 m² ciascuno.

Ciascuna delle due facciate (mezzogiorno e settentrione) presenta tre grandi portoni. I due più grandi che si trovano al centro delle facciate rispettivamente di mezzogiorno e settentrione sono collegati da un portico con portichetti laterali.

Oltre la soglia dell’entrata principale si apre un vasto vestibolo ottagonale adorno di venti colonne doriche. A destra e a sinistra si inseriscono i passaggi che portano ai cortili interni, mentre frontalmente un triplice porticato immette al centro della reggia. In fondo, un terzo vestibolo dà adito al parco.

Su un lato del vestibolo ottagonale si apre uno scalone a doppia rampa, un autentico capolavoro di architettura tardo barocca, largo 18,50 metri alto 14,50 metri e dotato di 117 gradini. I gradini sono di pietra di Trapani e le pareti sono rivestite di marmi.

Ai margini del primo pianerottolo della scalinata si trovano due leoni in marmo di Pietro Solari e Paolo Persico, mentre il soffitto fu affrescato da Girolamo Starace-Franchis; sulla parete centrale si trova, in una nicchia, una statua di Carlo di Borbone seduto su un leone, opera di Tommaso Solari; ai due lati di questa,  poste in due nicchie, si trovano le statue “La Verità” e “Il Merito”, realizzate rispettivamente da Andrea Violani e Gaetano Salomone.

Scalone Reale

Scalone Reale

Scalone Reale Statue

Scalone Reale Statue

 

La scala è illuminata dalla luce proveniente da 24 grandi finestre che sporgono nei cortili.

La doppia rampa si conclude in un vestibolo posto al centro dell’intera costruzione. Di fronte si trova l’accesso alla grande Cappella Palatina. Sul retro della cappella è posto il Teatro di Corte.

La cappella ha forma di un rettangolo terminato da un semicerchio ed è decorata da colonne corinzie di marmo poggianti su piedistalli. La tribuna reale è decorata da semicolonne e vi si accede tramite una scala a chiocciola. Nell’abside è posto un grande dipinto di Giuseppe Bonito raffigurante l’Immacolata Concezione. Nella zona absidale si trova anche l’altare, che è un modello di quello progettato e mai portato a termine. Anche il tabernacolo in pietre dure previsto non fu mai realizzato e oggi si presenta in semplice legno policromo. La volta della cappella è tutta a stucchi in oro.

Cappella Palatina

Cappella Palatina  Licenza GFDL

Il Teatro di Corte è una riproduzione in scala del Teatro San Carlo di Napoli. Con pianta a ferro di cavallo presenta cinque file di palchetti con un palco Reale ed è adornato da 12 colonne. In due nicchie ai lati del proscenio si trovano le statue di Orfeo e Anfione.

Alla sinistra del vestibolo si accede agli appartamenti. La prima sala è quella degli Alabardieri, con dipinti di Domenico Mondo, alla quale segue quella delle guardie del corpo, arredata in stile Impero e impreziosita da dodici bassorilievi di Gaetano Salomone, Paolo Persico e Tommaso Bucciano. La successiva sala, intitolata ad Alessandro il Grande e detta del “baciamano”, è affrescata da Mariano Rossi.

L’Appartamento Vecchio, posto sulla sinistra, fu il primo a essere abitato da Ferdinando IV e dalla consorte Maria Carolina ed è composto da una serie di stanze con pareti rivestite in seta della fabbrica di San Leucio.Tra le stanze vi sono lo studio di Ferdinando II, con vedute a tempera di Jakob Philipp Hackert, la camera da letto di Ferdinando II, la sala dei ricevimenti collegata direttamente alla Biblioteca Palatina, la cosiddetta Sala Ellittica che ospita uno splendido presepe napoletano.

L’Appartamento Nuovo, posto sulla destra della sala di Alessandro il Grande, fu costruito tra il 1806 e il 1845. Comprende la Sala di Marte, in stile neoclassico, la Sala di Astrea con rilievi e stucchi dorati, l’imponente Sala del Trono che era anche il luogo dove si tenevano i fastosi balli di corte. Una sala ricchissima di dorature e pitture, che fu terminata nel 1845 su progetto dell’architetto Gaetano Genovese. Intorno alle pareti corre una serie di medaglioni dorati con l’effigie di tutti i sovrani di Napoli, da Ruggero d’Altavilla a Ferdinando II di Borbone (tranne Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat) e un’altra serie con gli stemmi di tutte le province del regno. Tra le altre stanze si ricorda la camera di Gioacchino Murat, in stile Impero, con mobili in mogano.

 

Salatrono

Sala del Trono

 

Il parco

 

Fontana Margherita Foto di Giuseppe Ardizzone

Fontana Margherita Foto di Gi. Ar.

 

Foto di Giuseppe Ardizzone 7

Veduta della facciata nord dalla Fontana di Venere e Adone – Foto di Gi. Ar.

 

Il parco reale di Caserta si estende per 3 chilometri di lunghezza su 120 ettari di superficie. In corrispondenza del centro della facciata posteriore del palazzo si dipartono due lunghi viali paralleli fra i quali si interpongono una serie di suggestive fontane che, partendo dal limitare settentrionale del Giardino all’italiana, collegano a questo il Giardino all’inglese:

  • la Fontana Margherita;
  • la Vasca e Fontana dei Delfini;
  • la Vasca e Fontana di Eolo;
  • la Vasca e Fontana di Cerere;
  • Cascatelle e Fontana di Venere e Adone;
  • la Fontana di Diana e Atteone, sovrastata dalla Grande Cascata.
Foto di Giuseppe Ardizzone 1

Diana e le Ninfe- Fontana Diana e Atteone – Foto di Gi. Ar.

 

Fontana di Diana e Atteone con cascata - Foto M.F.

Fontana di Diana e Atteone con cascata – Foto M.F.

 

Foto di Giuseppe Ardizzone 2

Fontana di Venere e Adone – Foto di Gi. Ar.

La Fontana Margherita, o del Canestro, chiude il giardino all’italiana e apre il percorso verso l’inglese

La Fontana dei tre delfini di Gaetano Salomone rappresenta la figura di un mostro marino con la testa e il corpo di un delfino.

La  Fontana di Eolo rappresenta il dio che, sollecitato da Giunone, suscita la furia dei venti contro Enea e i Troiani. L’opera, incompiuta, fu eseguita da Gaetano Salomone, Brunelli, Violani, Persico e Solari..

La Fontana di Cerere, opera in marmo di Carrara di Gaetano Salomone, va a formare sette cascatelle. La scultura rappresenta Cerere che sostiene la medaglia della Trinacria ed è ornata di delfini e tritoni, Nereidi, statue dei fiumi siciliani Oreto e Simeto, tutte sprizzanti alti getti d’acqua.

La Fontana di Venere e Adone  mostra Venere intenta a dissuadere Adone dall’andare a caccia per evitare che possa essere ucciso da un cinghiale. Intorno ai protagonisti, ninfe, cani, fanciulli e amorini.

In fondo al parco troneggia la Grande Cascata, da cui una notevole mole d’acqua precipita in un bacino adorno del celebre gruppo di Diana e Atteone (opera di Paolo Persico, Tommaso Solari e Angelo Brunelli). Da una parte, Diana, circondata da ninfe, sta per immergersi nelle acque; dall’altra, Atteone, che aveva osato guardare Diana nella sua nudità, è già in parte trasformato in cervo e intorno a lui si agitano i cani che lo sbraneranno.

Le fontane del parco sono alimentate dall’Acquedotto Carolino, che fu inaugurato nel 1762 da re Ferdinando IV.

Nell’area del Giardino all’italiana si giunge alla Peschiera Vecchia, costruita nel 1769 e voluta da Ferdinando IV per dilettarsi con piccole battaglie navali. Nella vasca, si allevavano i pesci che venivano serviti alla mensa reale.

Al centro della vasca si distingue, sotto la folta vegetazione, un isolotto detto la “pagliara”, che doveva contenere un padiglione con frecce e cannoncini, poi trasformato in luogo per l’intrattenimento degli ospiti. Le battaglie navali consistevano in un assalto che il re in persona, a capo di una flottiglia di barche, conduceva contro la “pagliara” che sorgeva sull’isolotto, armata come un fortino. Per la manutenzione della “flotta” erano stati trasferiti appositamente un congruo numero di marinai, i “Liparoti” originari dell’isola di Lipari per i quali era stato costruito un apposito quartiere nei pressi della “peschiera”.

Poco distante si trova la Castelluccia, una sorta di fortezza in miniatura edificata nel 1769 per il divertimento e, forse, l’istruzione militare dei Principi reali.

Foto di Giuseppe Ardizzone 3

Foto di Gi. Ar.

Foto di Giuseppe Ardizzone 4

Foto di Gi. Ar.

Foto di Giuseppe Ardizzone 5

Veduta del parco verso la Grande cascata, alimentata dall’acquedotto Carolino. – Foto di Gi. Ar.

All’interno del parco fu realizzato da John Andrea Graefer un giardino all’inglese voluto dalla regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV, secondo i dettami dell’epoca. La regina fu convinta da sir William Hamilton, inviato straordinario di sua maestà britannica presso il Regno delle Due Sicilie il quale propose John Andrew Graefer, figura di spicco tra i botanici anglosassoni.

L’opera di John Andrea Graefer cominciò nel 1786 e consentì al giardino di arricchirsi di anno in anno con nuove piante anche rare.

Il giardino è caratterizzato anche dalla presenza di “rovine” secondo la moda derivata dai recenti scavi pompeiani. Di spicco, il bagno di Venere, il Criptoportico, i ruderi del Tempio dorico.

John Andrea Graefer, lasciò la Reggia di Caserta il 23 dicembre 1798 imbarcandosi sulla nave dell’ammiraglio Horatio Nelson insieme con la famiglia reale in fuga dai francesi. Il giardino fu curato negli anni successivi dai tre figli di Graefer che presero in fitto il giardino dal Direttorio francese di Napoli e lo curarono salvandolo dalla rovina.

 

Jakob Philipp Hackert - Veduta del Giardino Inglese

Jakob Philipp Hackert – Veduta del Giardino Inglese . Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid

Jakob Philipp Hackert, Marina Piccola in Sorrento (1794) - Caserta, Palazzo Reale.

Jakob Philipp Hackert, Marina Piccola in Sorrento (1794) – Caserta, Palazzo Reale.

Ferdinando IV di Borbone

Ferdinando IV di Borbone (di Giuseppe Cammarano)

Maria Carolina d'Asburgo Lorena

Maria Carolina d’Asburgo Lorena (di Filippo Marsigli)