La Radio nella drammatica vicenda del dirigibile Italia

Umberto Nobile e Titina

Umberto Nobile e Titina

Nel 1928 la radio fu protagonista nella drammatica vicenda della spedizione del dirigibile  N4, ribattezzato Italia, guidata dal generale Umberto Nobile che era anche il progettista del dirigibile.

La spedizione aveva finalità scientifiche, oltre a quelle legate alla passione di Nobile per le esplorazioni e per i dirigibili e a quelle idealistiche. Il programma di ricerche riguardava geografia, geofisica, gravimetria, meteorologia, oceanografia, studio del magnetismo terrestre e della propagazione delle onde elettromagnetiche, studi sulle Diatomee della Baia del Re. Parte delle ricerche sarebbero state compiute dalla nave di appoggio Città di Milano. Nobile aveva ottenuto la collaborazione di istituti scientifici anche stranieri che  avevano fornito una mole notevole di strumentazione.

Il 31 marzo Umberto Nobile e l’equipaggio dell’Italia furono ricevuti in Vaticano da Pio XI il quale affidò a Nobile una croce di legno che conteneva una pergamena sulla quale Nobile doveva segnare il giorno del passaggio sul Polo. Il capo della spedizione atterrando al Polo doveva piantarla nel ghiaccop per consacrare in questo modo il vertice della Terra. Il Vaticano avrebbe avuto un suo rappresentante nella spedizione nella duplice veste di Cappellano e di scienziato: Padre Giuseppe Gianfranceschi, docente di fisica all’Università di Roma e direttore della Università Gregoriana, fondatore e direttore della Radio Vaticana. Lo stesso giorno il gruppo fu ricevuto dal Sottosegretario all’Aeronautica Italo Balbo. Il giorno 11 aprile Umberto Nobile fu ricevuto da Mussolini.

Il dirigibile "Italia"

Il dirigibile “Italia”

Il 15 aprile 1928 alle ore 1.55 il dirigibile Italia partì dall’aerodromo milanese di Baggio. A bordo erano 13 membri dell’equipaggio, due giornalisti, tre scienziati e Titina, la cagnetta di Nobile. La prima tappa si concluse a Stolp in Polonia. Il 3 maggio 1928, dopo 17 giorni di sosta a Stolp, il dirigibile riprese il viaggio. Sorvolò Stoccolma a bassa quota , per rendere omaggio alla città e alla madre del meorologo Malmgren che faceva parte della spedizione. Dopo una sosta a Vadsø in Norvegia, il 6 maggio alle 11.22 raggiunse la Baia del Re  nelle Isole Svalbard (Norvegia) e l’hangar a Ny-Ålesund. Ad attenderlo c’erano le navi di appoggio Città di Milano e Hobby e un drappello di Alpini comandati dal Capitano Gennaro Sora e alcuni studenti universitari del C.A.I..

Il dirigibile Italia sopra Stoccolma

Il dirigibile Italia sopra Stoccolma

Regione polare

Regione polare

Mappa delle Svalbard

Mappa delle Svalbard

 

Il giorno 11 maggio 1928 il dirigibile Italia con a bordo 13 persone parte per il primo viaggio di esplorazione verso la Terra di Nicola II. Le avverse condizioni meteorologiche impediscono però di portare a termine la missione.

Fra il 12 e il 13 maggio una imponente nevicata rende difficoltosi i preparativi per la nuova partenza. Inoltre, essendo l’hangar privo di tetto, la neve si accumula sull’aeronave ed impegna il personale che deve continuamente rimuoverla.

Il 15 maggio alle 13.20, dopo una messa celebrata da Padre Gianfranceschi, il dirigibile prende il volo per il secondo tentativo, riuscito. Durante il viaggio di esplorazione durato tre giorni percorre circa 4.000 km ed esplora 48.000 kmq di regioni sconosciute. La trasvolata fu fruttuosa dal punto di vista scientifico. Non fu vista alcuna terra, però indizi di terra furono accertati a 80° latitudine est e 84,30° longitudine est nella regione della Terra Nicola II.  A bordo, durante il volo, furono effettuate misure di radiazione penetranti, di radioattività dell’atmosfera, di grandezza potenziale, furono compiute osservazioni sulla componente orizzontale del campo magnetico terrestre e ancora misure sulla conducibilità elettrica dell’atmosfera, oltre a tutta una serie di osservazioni meteorologiche e di numerose osservazioni sulle condizioni del ghiaccio, e  determinazioni di posizione di luoghi mediante osservazioni astro nomiche. Fu provato lo scandaglio acustico di tipo Behm per misurare le profondità marine. All’altezza dell 82° parallelo Nobile lanciò sul ghiaccio il simbolo di San Marco in memoria di Francesco Querini (esploratore che partecipò alla spedizione del Duca degli Abruzzi del 1899 e che rimase disperso nei ghiacci).

Einar Paul Albert Muni Lundborg

Einar Paul Albert Muni Lundborg

Il 23 maggio è il giorno della missione più importante:raggiungere il Polo Nord. Dopo la benedizione di Padre Gianfranceschi l’Italia decolla dalla Baia dei Re con a bordo 16 uomini e un cane. Oltre al generale Nobile e alla sua inseparabile cagnetta, sono imbarcati gli uomini dell’equipaggio, il giornalista Ugo Lago inviato del “Popolo d’Italia” e del “Secolo XIX”.  Ci sono anche tre importanti scienziati: l’italiano Aldo Pontremoli, fondatore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano, il cecoslovacco Frantisek Behounek, direttore dell’Istituto di Radiofonia di Praga, lo svedese Finn Malmgren, geofisico e meteorologo, docente all’Università di Uppsala.
Un altro giornalista, Francesco (Cesco) Tomaselli del “Corriere della sera”,  che aveva partecipato alla precedente missione, era rimasto alla base.

Il 24 maggio alle 0.20 il dirigibile Italia è sul Polo Nord. Le condizioni meteorologiche però sconsigliano l’atterraggio. Il generale Nobile lancia sul pack la bandiera tricolore, il gonfalone di Milano, una piccola medaglia della Vergine del Fuoco di Forlì e la croce di legno con la pergamena che gli era stata affidata da Pio XI. Dopo due ore inizia il rientro alla base. Il velivolo avanza lentamente nella nebbia e con un forte vento contrario.

Verso sera le condizioni del tempo peggiorano. Alle 10.27 di Venerdì 25 maggio 1928 c’è l’ultima comunicazione dal dirigibile che segnala venti forti contrari e incrostazioni di gelo. Poi l’Italia, probabilmente in avaria a causa del gelo, comincia a perdere quota e alle 10.33, senza poter lanciare il segnale di Sos, si schianta sul pack. Nobile con altri nove uomini è scaraventato sulla superficie ghiacciata e si frattura un braccio e una gamba; più gravi le condizioni del capotecnico Natale Cecioni che ha una gamba fratturata mentre il motorista Vincenzo Pomella muore nella caduta. Sei uomini rimangono prigionieri del dirigibile che dopo l’impatto vola via trasportato dal vento. Tra di loro lo scienziato Aldo Pontremoli con i suoi appunti sulle misurazioni del campo magnetico terrestre e il giornalista Ugo Lago.
I naufraghi hanno a disposizione una tenda da campo per quattro persone, pochi viveri tra i quali una scorta di pemmican (gallette di carne secca e frutta secca),  strumenti per le misurazioni astronomiche e il trasmettitore “Ondina 33”, una radio da campo che era stata regalata a Nobile da Guglielmo Marconi, e una batteria di pile.

Sulla nave Città di Milano si vivono ore di ansia in attesa di un nuovo messaggio. Si affaccia l’ipotesi rassicurante che l’antenna trasmittente della radio dell’Italia abbia smesso di funzionare perché coperta dal ghiaccio. Ma poi il pessimismo comincia a farsi strada.

Tra i naufraghi c’è il telegrafista Giuseppe Biagi, il quale riesce a mettere in funzione la radio da campo  e inizia a trasmettere. Biagi riusciva ad ascoltare bene la stazione della Marina militare di Roma San Paolo ed era quindi convinto che da quella stazione qualcuno avrebbe captato i suoi segnali. Nel contempo la radio della nave Città di Milano continua a lanciare incessantemente il suo messaggio, che per il momento non viene ricevuto, indicando una posizione presunta dei naufraghi errata.
Nella tenda Malmgren è afflitto da sensi di colpa per aver sbagliato le previsioni meteorologiche.

Il 27 maggio 1928 la baleniera norvegese Braganza, noleggiata dal governo italiano per la ricerca dei naufraghi parte dalla Norvegia verso la Baia del Re. Mezzi aerei Svedesi, Norvegesi e Finlandesi sono mobilitati nelle ricerche.

Intanto il lastrone di ghiaccio dove è montata la tenda va alla deriva verso sud-ovest: in due giorni si è spostato di 28 miglia. Dalla stazione radio di San Paolo i superstiti apprendono che la Città di Milano ha  raggiunto la costa nord dello Svalbard.

Una pattuglia costituita dal cacciatore di foche Valdemar Kramer, esperto conoscitore dei luoghi, dal sergente maggiore Sandrini, dall’alpino Pedrotti e da Gianni Albertini e Sergio Matteoda, due giovani ingegneri ed esperti alpinisti del CAI, partono da South Gat per perlustrare  la costa ghiacciata.

Nel tardo pomeriggio del 29 maggio il radiotelegrafista di servizio sulla Città di Milano intercetta poche parole del messaggio trasmesso da Biagi ma il capo operatore Baccarini esclude che sia stato trasmesso dagli uomini dell’Italia e dice che probabilmente era stata la stazione radio di Mogadiscio. Sulla Città di Milano non si credeva ancora che eventualii naufraghi potessero comunicare via radio.

I supersiti del dirigibile, per la precisione Malmgren, uccidono un orso polare che si era avvicinato alla tenda. L’animale è subito scuoiato. La sua pelle sarà utilizzata per coprire il pavimento umido della tenda, la carne tagliata a pezzi e appesa costituirà una fonte di cibo per i giorni successivi.

Dopo averne discusso con Nobile e i loro compagni tre dei superstiti, Zappi, Mariano e Malmgren abbandonano la tenda e si mettono in marcia con viveri e indumenti di ricambio per andare incontro ai soccorritori o raggiungere la terraferma. Progettano di raggiungere la ritenuta vicina isola di Foyn e da quella procedere per Capo Bruun, Capo Platen, Scoresby Island e quindi Capo Nord, stimando il tempo necessario in non più di sedici giorni.

Nobile continua a riporre tutte le speranze nella radio e fa intensificare i messaggi di Sos. Ma non c’è nessun riscontro che i loro messaggi vengano captati. Intanto il giornalista Francesco Tomaselli invia corrispondenze sugli avvenimenti al suo giornale anche seguendo le ricerche a bordo della nave Città di Milano.

È la sera del 4 giugno. Ad un tratto Biagi, concentrato nell’ascolto della radio, grida “Vittoria! Vittoria!” I suoi compagni gli chiedono: “Ci hanno sentito?” “No. L’Italia ha battuto la Spagna 7-1“.

Il 5 giugno inizia le ricerche anche il tenente norvegese Finn Lützow-Holm con il suo idrovolante assistito dalla nave Hobby.

Il 3 giugno 1928 ad Arcangelo, in Russia, un giovane radioamatore, Nicholaj Schmidt, aveva intercettato l’Sos dell’Italia. La sera di Mercoledì 6 giugno Giuseppe Biagi intercetta il messaggio che l’Ambasciata Sovietica ha consegnato al governo italiano con il quale lo informa dellintercettazione del Sos. La notizia risolleva il morale dei naufraghi molto più della vittoria della Nazionale di calcio. Il messaggio trascritto da Biagi sul taccuino passa più volte di mano in mano. Biagi con rinnovato fervore intensifica i messaggi di Sos  e finalmente la stazione radio di San Paolo comunica direttamente con la Tenda Rossa per informare che la Città di Milano li ha sentiti e chiede di precisare le coordinate.
Da Leningrado il rompighiaccio russo Leonid Krassin è intanto partito verso la zona del naufragio dell’Italia con a bordo un trimotore Junkers per i voli di ricognizione.

Rompighiaccio Krassin

Rompighiaccio Krassin

Venerdì 8 giugno al mattino Nobile fa trasmettere un nuovo messaggio di soccorso con le coordinate della tenda. Il messaggio viene captato dalla Città di Milano. La sera, dopo le 21, è la stazione di San Paolo che trasmette per confermare di aver ricevuto il messaggio con le coordinate ed annunciare che la Città di Milano si terrà costantemente in contatto con loro. Il giorno dopo il generale Nobile fa tingere di rosso la tenda con l’anilina che veniva utilizzata per le misurazioni altimetriche in maniera che spiccasse sul bianco del ghiaccio.

Purtroppo il ghiaccio su cui poggiava la tenda si era alquanto liquefatto e nell’interno dominava l’umidità. La tenda inoltre  era minacciata  dai crepacci che andavano formandosi e dagli hummock, accumuli di lastroni di ghiaccio alti fino a 8 – 10 metri che si erano portati nelle sue vicinanze. Bisognò trasferire l’accampamento su un banco vicino più sicuro.

La Siai Marchetti decide di finanziare una spedizione per le ricerche dei naufraghi dell’Italia e il 10 giugno 1928 con un idrovolante S.55 Umberto Maddalena parte da Sesto Calende sul Lago Maggiore per raggiungere la Baia del Re.

Savoia Marchetti S55

Savoia Marchetti S55

La sera dell’11 giugno Nobile trasmette un rapporto abbastanza completo sul disastro con il quala informa che ci sono sette uomini dispersi portati via dallo scheletro del dirigibile.

Il capitano Gennaro Sora aveva ideato un piano per la ricerca dei naufraghi con i suoi Alpini. Quando lo prospetta al comandante della Città di Milano, Giuseppe Romagna Manoja, questi nega l’autorizzazione perché considera il progetto troppo pericoloso in assenza di notizie certe sul destino dell’Italia.  Il capitano parte ugualmente, senza essere autorizzato, con la sua squadra di otto alpini. Il gruppo si imbarca sulla baleniera Braganza. Il 18 giugno Sora con l’ingegnere danese Ludovico Warming e l’olandese Sjef van Dongen, esperto conduttore di cani da slitta, sbarcati dalla Braganza, partono con nove huskies, due slitte Nansen e un carico di viveri e medicinali, alla volta di Capo Bruun per poi procedere verso l’isola di Foyn.  Ma il 19 Warming colpito da un malessere agli occhi deve abbandonare la spedizione.

Il 16 giugno  il rompighiaccio sovietico Leonid Krassin salpa da Leningrado alla ricerca dei superstiti. Il comandante della nave è Karl Eggi, la spedizione di soccorso è però guidata dal professor Rudolf Samoilovich, vecchio amico di Umberto Nobile.

Anche il maggiore Pier Luigi Penzo era partito per partecipare alle ricerche a bordo dell’idrovolante “Marina II” e raggiungeva la Baia del Re nella notte tra il 19 e il 20 giugno.

Il 17 giugno due aeroplani partiti dalla baleniera Hobby sorvolano la zona dove si trovano i naufraghi. I naufraghi li vedono e subito accendono un fuoco nei pressi della Tenda Rossa ma gli aeroplani tornano indietro senza averli avvistati.

Roald Amundsen

Roald Amundsen

L’ esploratore norvegese Roald Amundsen, che era stato il primo a raggiungere il Polo Sud nel 1911, il 12 maggio 1926 aveva sorvolato il Polo Artico sul dirigibile Norge costruito e guidato da Umberto Nobile. In seguito erano sorti dei contrasti tra i due esploratori relativi a quella missione. Tuttavia  Amundsen, venuto a conoscenza attraverso la stampa dell’incidente dell’Italia, sentì forte il bisogno di partecipare alle ricerche dei dispersi. Insieme all’amico Lief Dietrichsen convinse il governo francese a mettere a disposizione un idrovolante comandato da René Guilbaud. Il 18 giugno l’idrovolante partiva da Tromsö ma poche ore dopo si perdevanoi contatti con l’aereo. Roald Amundsen e i membri dell’equipaggio sono considerati dispersi. Non saranno mai trovati.

Il 19 giugno  l’idrovolante di Umberto Maddalena decolla dalla Baia del Re. I naufraghi della Tenda Rossa lo avvistano all’orizzonte, ma il velivolo si allontana e scompare. Lo stesso giorno tornano i norvegesi ma di nuovo i naufraghi non sono avvistati. Il marttino del giorno dopo Maddalena decolla nuovamente dalla Baia dei Re. Gli uomini della Tenda Rossa sono in contatto con l’idrovolante sul quale è stata installata una piccola radio e Biagi riesce a guidare  i soccorritori fino alla posizione della tenda. Alle 8.15 dalla tenda si percepisce il rombo dei motori. Maddalena riesce a vedere anche Nobile in piedi su un cumulo di ghiaccio. Dall’aereo sono lanciati pacchi di viveri e vettovaglie. Parte dei pacchi però vanno a finire nei crepacci del pack.

Il 21 giugno due idrovolanti italiani comandati da Maddalena e Penzo avvistano i naufraghi ed effettuano numerosi lanci. Sul velivolo di Penzo c’è anche un operatore cinematografico.

Qualche giorno dopo due idrovolanti svedesi sorvolano la Tenda Rossa e lanciano pacchi con viveri, strumenti, medicinali e altri generi di conforto. Lanciano anche un biglietto nel quale si chiede ai naufraghi di trovare un campo di atterraggio adatto ad aeroplani con pattini e di segnalarlo con i paracadute rossi con i quali erano stati lanciati i pacchi.

E la sera del 23 giugno un aereo svedese munito di pattini per atterrare sul ghiaccio si avvicina alla Tenda Rossa. Il comandante è Einar Lundborg.  Dopo alcune prove l’aereo di Lundborg finalmente atterra con perizia in un campo di atterraggio non proprio ideale. Nobile ha fin dal giorno precedente stabilito un ordine di salvataggio che vedeva al primo posto il ferito Natale Cecioni ma Lundborg è irremovibile: «I have order to take you first» (ho l’ordine di portare voi per primo). Il generale doveva comandare sulla terraferma i soccorsi. Nobile è riluttante ma anche i suoi compagni lo pregano di partire per primo. Insieme a Nobile parte anche la sua cagnetta Titina. Lundborg comunque assicurò tutti che, posto in salvo il generale, sarebbe tornato subito dopo, senza il compagno di volo Birger Schyberg, per prendere Cecioni e poi tutti gli altri. Lundborg portò Nobile e Titina nella base svedese di Ryss Island.

Il giorno dopo Lundborg ritorna per soccorrere gli altri naufraghi. Ma il suo Fokker cappotta durante l’atterraggio a causa di una manovra resa necessaria della presenza di un hummock. Anche Lundborg è adesso prigioniero dei ghiacci alla Tenda Rossa e non si adatta facilmente. Il 26 giugno 1928 Nobile comunica con Alfredo Viglieri, l’ufficiale in comando alla Tenda Rossa, per rincuorare i compagni naufraghi.

Il Krassin nella sua lenta marcia verso la Tenda Rossa rimane bloccato in mezzo a un banco di ghiaccio presso l’Isola Ross con un’elica rotta.  .Anche un’altra nave rompighiaccio russa, la Malyghin partecipa alle ricerche con l’aereo di bordo pilotato da Babushkin.

Il 4 luglio Sora, Van Dongen e gli alpini raggiungoro l’isola di Foyn e non sono più in condizione di andare avanti trasformandosi così da soccorritori in naufraghi. Hanno marciato per quasi un mese alla ricerca dei naufraghi, ignari del loro ritrovamento, consumando tutte le provviste. Ridotti allo stremo delle forze, saranno tratti in salvo il 14 luglio da idrovolanti svedesi e finlandesi.

Il 6 luglio alle 2 del mattino il piccolo aeroplano svedese Tignola condotto da Birger Schyberg scende presso la Tenda Rossa e porta in salvo Lundborg. Qualche ora più tardi il tempo peggiora e i soccorsi dal cielo sono sospesi.

Il 10 luglio 1928 l’idrovolante Junkers della Krassin mentre sorvola le coste della Terra di Nord Est pilotato da Boris Chuckhnovsky avvista sopra un blocco di ghiaccio un gruppo di tre uomini (così era sembrato), due dei quali agitano delle bandiere mentre quello che sembra il terzo uomo è disteso. I due in piedi sono Adalberto Mariano e Filippo Zappi.  Boris Chuckhnovsky è però costretto dalla nebbia ad atterrare presso le Sette Isole dove resta bloccato.

Il Krassin riparte e avanza tra i ghiacci nonostante l’elica rotta. Il 12 luglio raccoglie a bordo Zappi e Mariano. Il corpo di Malmgren non sarà trovato. Il 12 luglio il Krassin raggiunge e porta in salvo anche i naufraghi della Tenda rossa. Benito Mussolini ringrazia il Krassin a nome degli Italiani. Le condizioni di salute di Adalberto Mariani appaiono precarie: oltre ad aver sofferto per un malore agli occhi aveva una gamba in cancrena e quindi da opearare (amputare) immediatamente. L’intervento viene effettuato a bordo dalla Città di Milano. Quanto a Malmgren, secondo la dichiarazione di Zappi, era rimasto dietro sul ghiaccio un mese prima im pessime condizioni. Al momento del disastro si era rotto un braccio, e durante la marcia i suoi piedi si erano immobilizzati. Tra il 15 e il 16 giugno Malmgren aveva chiesto ai compagni di andare avanti senza di lui. Quello che al pilota Boris Ciuknowsky era sembrato il corpo di un terzo uomo era un indumento steso per avere maggiore visibilità. Probabilmente il corpo era affondato a causa dello scioglimento estivo del pack. 

Il pensiero di Nobile corre agli altri dispersi, gli uomini volati via con lo scheletro del dirigibile Italia. Il generale vuole che il Krassin li cerchi, i russi non si tirerebbero indietro ma servono idrovolanti e le condizioni meteorologiche non consentono di inviarli. Lui stesso vorrebbe partecipare alle ricerche ma gli viene impedito.

Nei giorni successivi sempre dal Krassin viene recuperato Boris Chuckhnovsky, che nel frattempo era stato raggiunto dalla spedizione della baleniera Braganza.

Martedì 31 luglio 1928 Il generale Nobile e gli altri naufraghi arrivano in Italia. La folla spontaneamente si riversa nelle stazioni,  manifestando il suo amore nei confronti dei membri della sfortunata spedizione al Polo Nord. Duecentomila persone accolgono, alla stazione di Roma, il treno dei naufraghi. A rappresentare il governo è Francesco Giunta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Solo quando Mussolini, che non amava le spedizioni sfortunate, si rese conto del sentimento popolare organizzò una patecipazione del governo.

Il Maggiore Pierluigi Penzo invece rimase nella Baia del Re per effettuare ulteriori ricerche aeree sia di Roald Amundsen sia degli italiani dispersi con il dirigibile “Italia” insieme ad altri aviatori italiani.  Partecipavano alle ricerche anche le navi Città di Milano, Braganza, Hobby e Krassin. Furono ritrovati soltanto alcuni resti dell’aereo di Amundsen. Quando la missione fu sospesa  Penzo e il suo equipaggio partirono con il “Marina II” per tornare in Italia. Il 30 settembre, tra Strasburgo ed Avignone il “Marina II” andò a sbattere contro una linea di trasporto dell’energia elettrica  spezzandosi in due parti. I due meccanici Baracchi e Codognotto, sbalzati fuori dall’aereo, caddero nel sottostante  fiume Rodano e vennero salvati da alcuni pescatori. Pierluigi Penzo, il Tenente Tullio Crosio e il Maresciallo marconista Giuseppe Della Gatta, bloccati nella parte anteriore del velivolo, affondarono insieme ad essa.

Per quanto riguarda Nobile, l’opera di discredito della sua figura di uomo e di aviatore era iniziata subito dopo il suo salvataggio. Il primo a rimproverargli di essersi salvato per primo era stato il comandante Romagna che negava di essere stato lui a dare quell’ordine a Lindborg. E in Italia Italo Balbo, che sempre aveva avuto delle riserve sulla miossione dell’Italia si era messo subito in moto. Balbo non credeva nello sviluppo dei dirigibili ma era impegnato a sviluppare l’aeronautica militare italiana basata sull’aereo. Inoltre era probabilmente geloso dei personaggi famosi in campo aeronautico.

Mussolini nomina una commissione d’inchiesta per far luce sulle cause del disastro dell’Italia al Polo Nord e sulle modalità del salvataggio di Nobile e degli altri naufraghi. La commissione inizia i suoi lavori Il 13 novembre 1928.  A presiederla è Umberto Cagni e  tra i membri ci sono numerosi avversari conclamati di Nobile. Il primo ad essere sentito è proprio Italo Balbo.

Il 4 marzo 1929 sono rese pubbliche le conclusioni della commissione Cagni che in sostanza esprimono una condanna per Nobile accusato di imperizia. La commissione ritiene anche ingiustificabile la sua scelta di mettersi in salvo per primo con l’aereo dello svedese Lundborg.  Il comportamento di Nobile viene giudicato improvvido e vergognoso sia per lui che per la Nazione. La sera stessa Nobile amareggiato rassegna le proprie dimissioni dall’Aeronautica.

Ormai in rotta con il regime, Nobile abbandonò l’Italia nel 1931 per trasferirsi in Unione Sovietica dove collaborò al progetto di dirigibile URSS W6 OSOAVIAKHIM. Successivamente si trasferì negli Stati Uniti dove le sue capacità di progettista vennero ampiamente valorizzate. Rientrò in Italia nel 1943.

Nel 1945 dopo la pubblicazione del libro di Nobile Posso dire la verità il presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi ordina di riesaminare il caso affidando l’incarico alla Commissione superiore di avanzamento del ministero dell’Aeronautica. La commissione esprime parere favorevole alla reintegrazione di Nobile col grado di maggiore-generale.

Domenica 2 giugno 1946 Umberto Nobile è eletto deputato all’Assemblea Costituente come indipendente nella lista del Partito Comunista Italiano.

Lunedì 12 dicembre 1960 va in onda per Tv7 la prima puntata di “Italiani al Polo Nord: la tragedia del dirigibile Italia”, un reportage di Gianni Bisiach con intervista a Umberto Nobile.

Martedì 23 dicembre 1969 esce al cinema il film La Tenda Rossa, liberamente ispirato alla tragedia del dirigibile Italia. Coproduzione italo-sovietica, la regia è di Mikhail Kalatozishvili. Peter Finch interpreta Nobile, Sean Connery Amundsen, Massimo Girotti Romagna.

Il 30 luglio 1978 Umberto Nobile muore a Roma. Era nato a Lauro (Avellino) il 21 gennaio 1885.

 


La radio “Ondina” comprendeva un oscillatore Hartley con una valvola Philips TB 04-10 e copriva le onde corte da 30 a 55 metri con una potenza di circa 40W.  L’ascolto di Roma San Paolo avveniva sulla frequenza di 9 Mhz.

La Tenda Rossa è oggi al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica di Milano. La radio Ondina 33 è conservata dal Museo della Marina militare italiana di La Spezia.


 

 


 

Fonti

Wikipedia

Archivio storico del Corriere della Sera

Archivio storico del quotidiano La Stampa

Odd Arnesen, The Polar Adventure – The “ITALIA” tragedy seen at close quarters, Victor Gollangz LTD, London 1929

 

 

Bibliografia

Umberto Nobile, Posso dire la verità, Mondadori 1945

Umberto Nobile, L’Italia al Polo Nord. 1928: l’ultima epopea del dirigibile, Venezia, Marsilio, 1987. ISBN 88-317-5013-5.

Alfredo Viglieri, 48 giorni sul pack, Mondadori 1929

Davide Giudici, Col “Krassin” alla Tenda Rossa,  Moneta, Milano 1928

Wilbur Cross, Disaster at the Pole, The Lyons Press, New York 2000