Locali e stelle della Belle Epoque parigina

A Parigi la collina di Montmartre era il quartiere dove principalmente si concentravano sale da ballo, teatri, cabaret e caffè-concerto, dove si trovavano fianco a fianco principi, banchieri, letterati, artisti, operai, sartine e rampolli di ricche famiglie borghesi.

Le Folies Bergère era un locale dove si rappresentavano balletti, operette, pantomime, vaudeville e spettacoli di varietà. All’interno vi si poteva bere, mangiare, fumare, giocare d’azzardo e ballare.

Édouard Manet, pittore impressionista[1], ne immortalò il grande salone in uno dei suoi capolavori intitolato Il bar delle Folies-Bergère.

Édouard Manet, Il bar delle Folies-Bergère.

Édouard Manet, Il bar delle Folies-Bergère

Qui nel 1889 debuttò la ballerina spagnola Carolina Otero Iglesias soprannominata La Bella Otero (La Belle Otero). In pochi anni diventò una delle donne più celebri dell’intero continente, sia come artista sia come amante di molti uomini potenti e in vista dell’epoca, principi, re, granduchi, ricchi borghesi. Tra i suoi estimatori non volle mancare Gabriele D’Annunzio.

La Belle Otero amava molto i gioielli che le regalavano in grande quantità i suoi ammiratori, ed amava anche ostentarli.  

La Belle Otero

La Belle Otero

 

La danzatrice statunitense Loïe Fuller o semplicemente “La Loie” arrivò alla ribalta delle Folies Berger nel 1892 con la sua “Fire Dance” nella quale danzava su un pavimento di vetro illuminato dal basso. Verso la fine degli anni 90, otteneva un grande successo con le sue fantasmagoriche coreografie, la “Danse Serpentine”, che realizzava agitando i lunghissimi veli nei quali era avvolta. Un complesso di giochi di luci, musica e colori  che richiamava anche nella danza lo stile dell’Art Noveau con metafore di farfalle, serpenti, fiori.

Manifesto di uno spettacolo di Loie Fuller

Manifesto di uno spettacolo di Loie Fuller

Manifesto di uno spettacolo di Loie Fuller

Manifesto di uno spettacolo di Loie Fuller

 

Fu una riformatrice dell’arte della danza e una antesignana dell’illuminotecnica. Fu la prima ad utilizzare i proiettori elettrici e la luce elettrica a fini estetici.

Alle Folies Berger al si esibiva anche la danzatrice Cléopatra Diane de Mérode, famosa con il nome d’arte di Cléo de Mérode.  A vent’anni, quando era già un’artista affermata, Cléo destà grande scandalo per avere posato nuda per un’opera dello scultore Alexandre Falguiére. Altro scandalo la investì dopo la scoperta della sua relazione segreta con il monarca Leopoldo II del Belgio.

Tuttavia divenne una star internazionale della danza, esibendosi in molte città Europee e negli Stati Uniti. Oltre che per Falguiére posò come modella per diversi artisti, tra i quali Toulouse-Lautrec, Edgar Degas e l’italiano Giovanni Boldini. La sua bellezza e la sua grazia divennero un  punto di riferimento per le donne francesi, che ne imitarono stile e modo di vestire.

Cleo de Merode ritratta da Boldini

Cleo de Merode ritratta da Boldini

Contemporanea della Belle Otero e di Cleo de Merode, altrettanto bella e dotata di talento, Consuelo Tortajada, “La Belle Tortajada”, nata a Granada in Spagna come Consuelo Hernandez debuttò a Parigi all’età di 15 anni e divenne presto una delle maggiori star della danza e del  music-hall esibendosi in tutte le capitali europee. Era una eccellente danzatrice di flamenco e girava l’Europa con una banda di Trovatori Spagnoli.

Rivale della Belle Otero e di Cleo di Merode era anche Liane de Pougy nome d’arte di Anne-Marie Chassaigne. Il padre era ufficiale e la madre faceva parte di una nobile famiglia. Ricevette un’educazione religiosa dai Gesuiti e fu data in sposa a sedici anni a un uomo brutale al quale darà un figlio che morirà durante la Prima guerra mondiale. Lasciato il marito e fuggita a Parigi incontrò l’autore drammatico Henri Meilhac che la lanciò nel mondo del teatro, facendola ingaggiare alle Folies Bergère. Apertamente bisessuale, ebbe amanti di entrambi i sessi e raccontò in un romanzo di successo la sua relazione con la scrittrice statunitense Natalie Clifford Barney. Nel 1910, sposò il principe rumeno Georges Ghika. Più tardi si sentì attratta da una forte vocazione religiosa e dopo la morte del marito, avvenuta nel 1945, entrò come novizia nel Terzo Ordine di San Domenico e lavorò in un orfanotrofio. Finì i suoi giorni a Losanna nel 1950.

Liane de Pougy

Liane de Pougy

Nel 1910 alle Folies Berger si esibivano il cantante Maurice Chevalier, i clown Grock e Antonnet e un giovane mimo che si chiamava Charles Spencer Chaplin. Nel 1911 arrivò Jeanne Bourgeois, in arte Mistinguett, che aveva raggiunto la notorietà esibendosi, a partire dal 1895, al Casino de Paris, al Moulin Rouge e all’Eldorado. Nel 1919, le sue gambe vennero assicurate per un valore di 500.000 franchi.

Mistinguett

Mistinguett

Negli ultimi anni prima della Grande Guerra Le Folies Berger divennero il tempio del déshabillage, lo spogliarello.

 

Le Chat Noire era un locale adibito a spettacoli di cabaret fondato nel novembre 1881 da Rodolphe Salis. Il riferimento ad un gatto nel nome, voleva indicare l’amore per la libertà e l’indipendenza e il rifiuto di ogni pregiudizio e superstizione.

Le Chat Noir divenne  un punto d’incontro di poeti, scrittori, artisti che facevano parte di una avanguardia che rifiutava la tradizione e la cultura ufficiale e fu frequentato dalle più importanti personalità mondane del tempo: Emile Zola, Caran d’Ache, André Gill, Paul Verlaine, Henri Rivière, Claude Debussy, Erik Satie, Emile Goudeau, Paul Signac, August Strindberg, George Auriol.

Cabaret du Chat Noir di Albert Robida

Cabaret du Chat Noir di Albert Robida

 

Lo chansonnier Aristide Bruant, per anni era stato uno dei protagonisti più acclamati dello Chat Noire. Le canzoni di Bruant attingevano al linguaggio popolare della classe operaia parigina ed esprimevano la sofferenza, le ansie, la rabbia dei poveri e degli sfruttati mentre sferzava con la sua satira i ricchi borghesi.

Bruant inventò anche la canzone nera, o della malavita, che celebrava i fuorilegge e le prostitute

Quando nel 1885 lo Chat Noire cambiò sede, Bruant ne rilevò il vecchio locale e vi aprì il suo cabaret denominato “Le Mirliton”.  Aristide Bruant trattava i suoi ospiti con estrema confidenza   dispensando complimenti pesanti e frasi irriverenti mentre beveva birra insieme a loro. Ogni donna che entrava nel locale veniva accolta da un coro irriguardoso diretto dallo stesso Bruant.

Dalle dieci di sera alle due del mattino cantava il suo repertorio alternandosi con qualche altro chansonnier.

Il locale divenne presto di gran moda tra la gente del bel mondo, che si divertiva con i giochi di parole e con le canzoni satiriche di Bruant ed era felice di trovarsi a stretto contatto con lui ed altri artisti. Henri de Toulouse-Lautrec che ne era un assiduo frequentatore e vi esponeva i suoi quadri, realizzò alcuni famosi manifesti che ritraggono proprio Aristide Bruant di solito con una vistosa sciarpa rossa e un cappello a larghe falde.

Bruant in un poster di Toulouse Loutrec

Bruant in un poster di Toulouse Loutrec

Il Moulin de la Galette era un locale popolare di Montmartre con ristorante, bar, sala e pista per il ballo all’aperto che conservava al suo interno due vecchi mulini a vento. Il luogo divenne famoso perché assiduamente frequentato e riprodotto da molti grandi pittori come Van Gogh e Renoir. Il Bal au Moulin de la Galette di Renoir e’ un simbolo della pittura impressionista. Nel quadro è rappresentata quella gioia di vivere che coinvolgeva anche le classi popolari che cercavano qualche ora di svago nei locali lungo la Senna.

Pierre-Auguste Renoir, Le Moulin de la Galette

Pierre-Auguste Renoir, Le Moulin de la Galette

Ad imitazione del Mulin da la Galette ma in un mulino finto, il cabaret Le Moulin Rouge, fu aperto nel 1889, l’anno della grande esposizione universale, a Pigalle, vicino a Montmartre, da Charles Zidler e Joseph Oller. In origine il Bal du Mulin Rouge era una balera frequentata dalla ricca borghesia. I primi manifesti pubblicitari per il locale furono realizzati da Jules Cherét.

Una delle maggiori attrazioni dei primi anni del Bal du Mulin Rouge era il Petomane, un artista le cui performance erano costituite proprio da ciò che lasciava intendere il suo nome d’arte. Joseph Pojol, questo il vero nome, con il suo naturale strumento, era in grado di accompagnare altri strumenti in motivi musicali di ogni tipo e di imitare una varietà di rumori.

La maggiore attrazione del Moulin Rouge divenne presto un audace ballo dal ritmo indiavolato derivato da una danza tradizionale, ovvero il Cancan con le sue ballerine, le cancaneuses dai soprannomi forti: Griglia di fogna, Ragazza-formaggio, Giovanna Belle tette, Ninì zampe all’aria, la Maccarona, Cavalletta.

Il ballo era caratterizzato dall’esibizione delle ballerine che, schierate in fila l’una a fianco dell’altra, al tempo di una musica molto veloce alzavano ritmicamente le gambe: durante questo movimento esse si scoprivano parzialmente, sollevando le lunghe e ampie gonne e sottogonne in uso all’epoca, suscitando l’entusiasmo degli spettatori.

Il can-can diventò una fonte di piacere che attirava ogni sera non soltanto nottambuli impenitenti, ma una folla di eleganti signori e signore della buona società.

Negli anni Novanta dell’Ottocento, al Moulin Rouge le due stelle più importanti erano Louise Weber soprannominata la Goulue (la “golosa”) e Edme Etienne Renaudin detto Valentin le désossé (il disossato).

Louise Weber inventò tante nuove sensuali mosse del can can. La sua abitudine di svuotare i bicchieri dei clienti, mentre passava tra i loro tavoli, le valse il soprannome di La Goulue. La stampa le diede il titolo di “Regina della sensualità Parigina”.

Intorno al 1884, La Goulue era l’artista più pagata e la regina indiscussa della vita notturna parigina. Nonostante la fama e il successo, rimase sempre umile e modesta, e divenne leggendaria la sua generosità nei confronti degli amici e artisti più poveri e meno fortunati di lei.

Tra gli uomini seduti ai tavolini ce n’era uno che non perdeva una serata con La Goulue. Si chiamava Henri Toulouse Lautrec. Nato in una ricca e stimata famiglia era stato colpito nell’adolescenza da uno strano male che impediva alle gambe di crescere insieme al resto del corpo. Lasciata la famiglia si trasferì a Parigi per studiare pittura. Divenne il pittore della strada, dei locali equivoci, delle prostitute, degli alcolizzati, del popolo della notte.

Era lui stesso assiduo frequentatore dei locali notturni e in particolare del Moulin Rouge dove divenne amico del proprietario Harold Zidler e della stessa Louise Weber.

Nel 1895, La Goulue lasciò Le Moulin Rouge per dedicarsi ad un suo progetto nel quale investì tutta la sua fortuna. Il suo nuovo show conobbe però un clamoroso fallimento che le procurò una forte depressione. Due anni più tardi tentò di risalire la china aprendo un suo cabaret. Ma anche questa impresa fallì miseramente nonostante l’aiuto avuto da Touluse Loutrec per reclamizzarlo. La depressione la portò all’alcolismo.

Abbandonò Parigi quando era diventata totalmente dipendente dall’alcool. Dopo altre tristi vicende, invecchiata, depressa, alcolizzata e senza risorse, Louise Weber ritornò a Montmartre nel 1928, non più da diva  ma da povera sventurata che cercava di guadagnarsi da vivere  vendendo noccioline, sigarette e fiammiferi davanti ai caffè e agli angoli delle strade vicino a quel “Le Moulin Rouge” che l’aveva vista trionfante Regina della vita notturna e del divertimento.  Dimenticata da tutti morì il 29 gennaio del 1930.

Nel 1895, i proprietari del Moulin Rouge ingaggiarono la danzatrice Jane Avril per sostituire Louise Weber. Aggraziata e garbata, dalla voce dolce, con un’aria malinconica, Jane Avril aveva uno stile assai lontano dalla sfrontatezza della Goulue. Tuttavia divenne uno dei nomi più conosciuti delle notti parigine.

Henri Toulouse Lautrec

Henri Toulouse Lautrec

Henri Toulouse Lautrec

Henri Toulouse Lautrec

Louise Weber in un dipinto di Henri Toulouse Lautrec

Louise Weber in un dipinto di Henri Toulouse Lautrec

Jane Avril in un poster di Touluse Loutrec

Jane Avril in un poster di Toulouse Loutrec

 

Un’altra attrazione del Moulin Rouge a partire dal 1890 era la cantante Yvette Guilbert. Cantava anche canzoni che parlavano dei drammi della Parigi povera dalla quale proveniva. Una grande artista, dalla grande forza espressiva, di grande capacità drammatica, di grande capacità di regalare emozioni.

Cantava mirabilmente anche le canzoni di Aristide Bruant con le quali sapeva trasmettere emozioni, suggestioni alle quali lo stesso Bruant, che ne era l’autore non aveva pensato.

Oltre che in Francia, divenne famosa in Inghilterra, in Germania e negli Stati Uniti, all’inizio del ventesimo secolo. Negli Stati Uniti cantò alla Carnegie Hall di New York. Recitò anche in alcuni film tra i quali il Faust del grande regista Murnau.

Yvette Guilbert

Yvette Guilbert

Intorno al 1905 anche Mata Hari si esibiva come danzatrice orientale al Moulin Rouge. Mata Hari, nome d’arte di Margaretha Geertruida Zelle alternava esibizioni nelle case private di aristocratici e ricchi borghesi a spettacoli nei locali più prestigiosi di Parigi. Nel 1917 sarà condannata alla pena capitale per la sua attività di spionaggio durante la guera.

Il Casino de Paris era un locale per spettacoli di arte varia e concerti sito in Rue Clichy che ebbe tra le sue stelle anche Liane de Pougy.

Le Lapin Agile era il nome di un altro famoso cabaret di Montmartre. Intorno al 1900 era punto di incontro di pittori, scultori, scrittori, musicisti. Pablo Picasso nel 1904 dipinse il quadro “Au Lapin Agile” che contribuì a diffondere la fama del locale. Il dipinto ritrae lo stesso Picasso vestito da Arlecchino, seduto ad un tavolino del bar vicino ad una donna mentre sullo sfondo il proprietario del locale suona la chitarra. Il cabaret fu spesso ritratto anche da Maurice Utrillo.

Il cafè concert Les Amabassadors, locale all’aperto sugli Champs-Elysées è stato immortalato in un dipinto del 1877 da Edgar Degas, Les café-concert des Ambassadeurs.

Degas, Les café-concert des Ambassadeurs

Degas, Les café-concert des Ambassadeurs

Il Divan Japonais era un caffè concerto decorato all’interno con uno stile vagamente giapponese. Fu uno dei locali più frequentati dai “bohémiens”[2]. Tra gli artisti che vi si esibivano vi erano la famosa cantante Yvette Guilbert e Paul Delmet. Anche per questo locale Toulouse-Lautrec disegnò diversi manifesti pubblicitari.

La Scala era una sala da music hall edificata nel 1874 che poteva contenere circa 1400 posti. Nel 1895, Édouard Marchand montò la prima grande rivista di music-hall all’inglese in Francia. Tutte le grandi vedette del cafè concert si esibirono in questo locale.

Anna Thibaud portava nel café-chantant uno spirito di eleganza. Le sue canzoni d’amore andavano per le labbra delle ragazze del popolo, cui offrivano la speranza di una felicità, che spesso però non trovavano se non nelle canzonette. Il suo repertorio era assai vario, composto da canzoni create per Yvette Guilbert, da piccole storie in musica e da romanze.

Paulette Darty fu scritturata alla Scala nel 1895. Già pianista e cantante di operette, proprio alla Scala creò il genere che la renderà famosa e farà di lei la regina del valzer lento. In particolare fu interprete di due canzoni storiche:  Amoureuse  nel 1901 e Fascination nel 1905.

Altra gloria de La Scala fu Pierre-Paul Marsalès, in arte Polin. Il suo personaggio era quello del comico militare, naïf, calzoni rossi riportati dentro le ghette, con la giacca troppo corta, un piccolo képi e un fazzoletto a quadretti rossi.

Nel 1900 fu ingaggiato alla Scala il cantante Felix Mayol che negli anni lanciò dal suo palcoscenico alcune canzoni di successo come Viens, poupoule !La Matchiche, Les Mains de femmes, Cousine. Grazie ai successi delle sue canzoni Mayol divenne abbastanza ricco da poter acquistare nel 1910 il cabaret Concert parisien che fu rinominato Concert Mayol.

Mayol e la sua troupe

Mayol e la sua troupe. Poster di Adrien Barrière, 1915

Paulus, nome d’arte di Jean-Paul Habans suscitava l’entusiasmo del pubblico passeggiando da un capo all’altro del palcoscenico, danzando e gesticolando, mentre cantava. Aveva creato un genere nuovo, quello del gambilleur (gambier), che sarà adottato da numerosi artisti fino ai giorni nostri.  Nel maggio 1886 alla Scala lanciò la canzone En revenant de la revue  una canzone a sfondo politico divenuta l’inno dei sostenitori del generale e uomo politico Georges Boulanger.

Le Bataclan era una sala da spettacolo edificata dall’architetto Charles Duval nel 1864. Era in origine un grande café-concerto con sala da ballo d’archittura cinese. Vi si rappresentavano vaudevilles  e si eseguivano concerti. Vi si produssero Harry Fragson, Aristide Bruant e Buffalo Bill.

Buffalo Bill, pseudonimo di William Frederick Cody è stato un personaggio americano sul quale vale la pena di soffermarsi. Fu corriere a cavallo per la Pony Express Company e nel 1863 prese parte alla Guerra di secessione americana con gli stati dell’Unione. Partecipò anche allo sterminio degli indiani Cheyenne e Sioux. Nel 1866 sposò l’italo-americana Louisa Frederici.

Dopo la fine della guerra di secessione e fino al 1872, William Cody venne impiegato come guida civile dall’esercito statunitense e dalla Pacific Railway. Fu in questo periodo che diventò Buffalo Bill, per la sua abilità nella caccia ai bisonti che serviva a rifornire di carne gli operai addetti alla costruzione della ferrovia. Nel 1873 Ned Buntline, uno scrittore popolare che aveva scritto diversi racconti che narravano le gesta di Buffalo Bill, gli chiese di interpretare una versione teatrale delle sue novelle. Accettò di fare l’attore per undici stagioni consecutive.

Nel 1883 creò il Buffalo Bill Wild West Show, uno spettacolo circense in cui venivano ricreate rappresentazioni western, fra cui la battaglia di Little Bighorn, dove perse la vita il Generale Custer.

Fra i protagonisti dello spettacolo, a cui partecipavano veri cowboy e pellerossa, ci furono il leggendario capo Sioux Toro Seduto, Calamity Jane, Annie Oakley (la fuciliera) e Alce Nero. Fu un successo negli Stati Uniti ed in Europa per più di vent’anni.

Fece spettacoli anche in alcune città italiane,  e a Roma, l’8 marzo 1890 perse la celebre sfida nella doma di puledri contro i butteri dell’Agro Pontino.

Anche in Italia divennero molto popolari le storie su Buffalo Bill, tanto che l’editore Nardini di Firenze, negli anni Venti e Trenta del Novecento, pubblicò diversi volumetti di sue avventure. Buffalo Bill è stato anche un personaggio dei fumetti in diversi paesi europei e negli Stati Uniti. In Italia è apparso sul settimanale per ragazzi L’intrepido dal 1951 al 1964, disegnatore Carlo Cossio con testi di Luigi Grecchi.

Buffalo Bill Wild West Show

Buffalo Bill Wild West Show

L’Eldorado era un altro locale parigino il cui nome appare in uno dei manifesti di Touluse Loutrec realizzati per Bruant. Dal 1899 e per i venti anni successivi, l’Eldorado ebbe tra le sue attrazioni l’attore e cantante comico Armand Ménard, in arte Dranem. Dranem si era affermato nel genere comico militare al “Concert Parisien” che lo lanciò nel 1895.

Poster di Dranem 1895

Poster di Dranem 1895

Il teatro l’Olympia era nato nel 1893 per volontà di Joseph Oller, che fu anche l’ideatore del Moulin Rouge. Tra le attrazioni ricordiamo Miss Sandowa, la danzatrice nella gabbia dei leoni, e Diavolo, l’acrobata che compie acrobazie con la moto

 

 


[1]    L’Impressionismo è un movimento pittorico, iniziato in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, e durato fino ai primi anni del Novecento. Gli impressionisti dipingevano all’aperto, con una tecnica rapida che permetteva di completare l’opera in poche ore (la pittura en plein air). Essi volevano riprodurre sulla tela le sensazioni e le percezioni visive che il paesaggio comunicava loro nelle varie ore del giorno e in particolari condizioni di luce; anche molti ritratti erano realizzati all’aperto. http://it.wikipedia.org/wiki/Impressionismo

[2]    Il termine francese bohémien  veniva usato per descrivere lo stile di vita non tradizionale di artisti, scrittori, musicisti e attori marginalizzati e impoveriti delle maggiori città europee. I Bohémiens, o semplicemente Bohème, sono stati associati ad un punto di vista politico non ortodosso  che veniva spesso espresso attraverso rapporti sessuali extramatrimoniali, frugalità e “povertà volontaria”.