Locali e stelle della Belle Epoque in Italia

La moda francese del caffè concerto conquistò presto quella che era la più parigina delle nostre città: Napoli. La città, che vantava una antica e nobile tradizione teatrale ed era stata la capitale di un regno fino a poci decenni prima, voleva sentirsi, nonostante tutti i suoi problemi, all’altezza delle grandi capitali europee.

Il Caffè Turco alzò le insegne nel 1885. Dopo il 1890 il suo proprietario, Salvatore Fiocca, decise di organizzare degli intrattenimenti musicali.

Il Caffè Birreria Gambrinus nacque nel 1890. Le sue sale furono ideate dall’architetto Antonio Curri in stile Liberty e furono impreziosite da dipinti, marmi, stucchi e tapezzerie dei migliori artisti e artigiani napoletani del momento. Restaurato e riportato al suo antico splendore, è oggi uno dei luoghi più frequentati di Napoli, sia dagli intellettuali che dai turisti.

Il primo novembre 1890 fu inaugurata la Galleria Umbero I. All’interno la Galleria ospitava numerosi locali di Cafè Chantant, ma su tutti spiccava  il Salone Margherita. Lussuosamente arredato, con il palcoscenico a forma di conchiglia, ricalcava il modello parigino. All’inizio vi si esibivano soltanto “vedette” straniere fra cui la Bella Otero, Cleo de Merode, Eugènie Fougère, Mirtzel Kirchner, Lucy Nanoon, Consuelo Tortajada, ma ben presto gli artisti partenopei presero il sopravvento.

Galleria Umberto I

Galleria Umberto I 1893 circa (foto Giorgio Sommer)

Fu il primo autentico cafè concerto non solo di Napoli, ma d’Italia e un richiamo per il bel mondo non solo partenopeo, ma italiano.  Nel 1898 arrivò anche il cinematografo che fu installato prima in una sala apposita della Galleria e successivamente anche nel Salone. Dopo la prima guerra mondiale si trasformò in teatro di varietà e dopo il secondo conflitto mondiale, in teatro di rivista. Poi iniziò un lento declino fino alla chiusura nel 1982. Oggi, riaperto, ospita spettacoli di teatro e di varietà, mostre e serate danzanti.

Altri caffè-concerto frequentati da artisti, letterati e ricchi borghesi erano il Caffè Scotto Jonno, il caffè Rossini, il Diodato, l’Eden, la Fenice, l’Alambra, l’Eldorado, la Sala Napoli, la Sala Umberto I, il Flora, il Veneziano, I Cavalieri.

A Roma la Sala Umberto era nata nel 1882 ed era dedicata principalmente all’esecuzione di concerti, operette e commedie.

Il Salone Margherita di Roma, altrettanto lussuoso di quello di Napoli fu aperto nel 1898 inizialmente con il nome di Teatro delle Varietà. Vi venivano rappresentati tutti gli spettacoli tipici del varietà.

Il Teatro Jovinelli, nacque per volontà dell’impresario Giuseppe Jovinelli, nel quartiere Esquilino e fu inaugurato il 3 marzo del 1909.

Un altro locale romano adibito a spettacoli di caffè concerto era l’Olympia.

Teatro Jovinelli

Teatro Jovinelli

A Firenze sorsero le “Folies Bergères”, l’Apollo, il Trianon, il caffè Le Giubbe Rosse. L’antica birreria Paszkowski nata nel 1846 si trasformò in Caffè Concerto di fama internazionale punto di incontro di artisti e letterati come Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Gaetano Salvemini. Nel 1991 è stato dichiarato Monumento Nazionale.

A Genova l’Alcazar era un monumentale complesso con bagni, piscina, ristorante, caffè-concerto.

Il Casinò, inaugurato il 14 gennaio 1905, progettato dall’architetto francese Eugenio Ferret era l’elemento più significativo della Belle Epoque a Sanremo.

A Bologna il caffè-chantant Eden Kursaal fu inaugurato il primo gennaio 1899.

Tra i Cafè Chantant milanesi primeggiava l’Eden di Piazza Castello, costruito in stile Liberty. Ma erano considerati prestigiosi anche l’Apollo di Piazza Duomo, il Trianon di corso Vittono Emanuele, il Diana di Porta Venezia, il San Martino, vicino piazza Beccaria, l’Olympia in Piazza Castello e soprattutto il Morisetti della Galleria.

Il caffè concerto più frequentato a Torino era il Caffè Concerto Romano in Galleria Subalpina e poi il Caffè Meridiana in Galleria San Federico, e ancora il Caffè Emilia a Porta Palazzo, la Birreria Lago Maggiore in via Nizza e il Caffè Franco. Il Varietà Maffei si inaugurerà nel 1910.

Venezia era un fondamentale ritrovo della mondanità internazionale con  il teatro la Fenice, i caffè della piazza e il Lido.

A Palermo dal 1914 c’era il Kursaal dei fratelli Biondo proprietari anche di un teatro di prosa e di una casa editrice.Il complesso comprendeva un cinema-teatro, una sala biliardi, una acffetteria e uno spazio per concerti e spettacoli all’aperto. Fu realizzato in stile Liberty dall’architetto Ernesto Basile.

A Viareggio il regno della vita mondana era il viale Regina Margherita, inaugurato nel 1902, lungo il quale si susseguivano  hotel di lusso, stabilimenti balneari, caffè-concerto, ristoranti, negozi, chalet. Tra gli edifici in stile Liberty spiccavano il Gran Caffè Margherita, lo Chalet Martini, l’Hotel Plaza. Dal 1873 si organizzava ogni anno il carnevale con veglioni e balli all’aperto.

 

Le sciantose e i macchiettisti

Amelia Faraone, stella del salone Margherita di Napoli, era una bella donna ed aveva anche una bella voce; si esibiva spesso in duetto con il comico Nicola Maldacea.

Anna Fougez, nata a Taranto come Anna Maria Laganà Papppacena, esordì giovanissima: non ancora sedicenne cantò in duetto con Ettore Petrolini e si esibì al teatro Mastroieni di Messina. Artista dotata di notevole talento e donna di grande fascino e signorile eleganza, diventò presto una vedette internazionale del cafè chantant e del bal tabarin.

Anna Fougez

Anna Fougez

Armand’Ary era una delle poche sciantose col nome francese ad essere realmente parigina. Il suo vero nome era Aimee Eymard; arrivò a Napoli nel 1894 e fece subito furore al Salone Margherita. Il compositore Mario Costa, scrisse per lei ‘A frangesa, marcetta irresistibile, particolarmente adatta a scaldare il pubblico.

Songo frangesa e vengo da Parigge:
Io só’ na chiappa ‘e ‘mpesa,
ve ll’aggi’ ‘a dí!

Poster di Armand'Ary

Poster di Armand’Ary

Era milanese ma napoletana di adozione Gina de Chamery che rese famose ‘O surdato ‘nnammurato” e la “Leggenda del Piave” di E.A. Mario da lei presentata per la prima volta al teatro Rossini di Napoli.

Nicola Maldacea era un canzonettista che si esibiva nei locali di Napoli e nelle compagnie teatrali di Eduardo Scarpetta e Gennaro Pantalena. Maldacea può essere considerato l’inventore delle macchiette satiriche.

Le sue macchiette erano musicate da Vincenzo Valente e Salvatore Gambardella, mentre i versi erano scritti da autori come Salvatore Di Giacomo, Trilussa, Rocco Galdieri, Ferdinando Russo.

Bernardo Cantalamessa era un apprezzato “macchiettista” specializzato nei duetti con le regine del varietà di allora, da Amelia Faraone a Olimpia d’Avigny, per anni sua compagna. È rimasta nella storia la sua trascinante risata contenuta nella canzone ‘A risa, composta nel 1895. Dopo  il 1907 ottenne molto successo in Argentina dove si stabilì.

Raffaele Viviani, attore, autore e regista teatrale, nei primi anni del novecento faceva il macchiettista e metteva in scena il popolino napoletano autentico del quale rappresentava la lotta estenuante, contro la fame e la miseria, che lui conosceva bene fin dall’età di dodici anni quando, morto il padre per vivere era costretto a lavorare senza tregua nelle compagnie girovaghe.

Raffaele Viviani alla festa di Piedigrotta del 1919

Raffaele Viviani alla festa di Piedigrotta del 1919

Viviani diede dignità artistica al personaggio dello scugnizzo che altri prima di lui avevano rappresentato superficialmente in modo caricaturale. Lo scugnizzo di Viviani, era invece un uomo vero, che affascinava il pubblico del caffè concerto non tanto per la sua comicità ma soprattutto per la sua umanità.

E con lo scugnizzo Viviani, portava in scena una folla di figure di poveri provenienti direttamente dalla vita autentica: il pizzaiolo, ‘l’acquaiolo, il vetturino, la donna del popolo, l’accattone, la prostituta e il suo sfruttatore. Tutti i personaggi erano interpretati da lui ma il pubblico aveva l’impressione di trovarsi di fronte una compagnia teatrale affollata di artisti.

Viviani fu anche autore e compositore di canzoni di successo e scrisse anche parecchie poesie. Le popolari canzoni “A rumba d’e scugnizze” e “L’ultimo scugnizzo” furono scritte e interpretate da lui.

Lina Cavalieri, “la donna più bella del mondo” era nata in provincia di Viterbo e si era affermata come sciantosa a Roma, dove debuttò nel 1894. In seguito si esibì all’Eden, al Circo delle Varietà e all’Eldorado di Napoli con un repertorio di canzoni napoletane tra le quali Maria Marì, ‘O sole mio, Marechiaro. Fu chiamata ad esibirsi nelle principali città d’Italia e d’Europa, affascinando tutti con la sua bellezza e la sua bravura. A Parigi si esibì alle Folies-Bergère ottenendo un grandissimo successo.

Lina Cavalieri ritratta da Giovanni Boldini

Lina Cavalieri ritratta da Giovanni Boldini

Lina Cavalieri con Renato Caruso

Lina Cavalieri con Renato Caruso

 

Quando era al culmine della popolarità come sciantosa, la Cavalieri si trasformò in cantante lirica, debuttando il 4 marzo 1900 ne La bohème di Giacomo Puccini al Teatro San Carlo di Napoli.  Da Napoli iniziò una nuova carriera che la portò nei più importanti teatri lirici d’Europa e d’America, al fianco di nomi celebri della lirica, quali Enrico Caruso e Francesco Tamagno.  Gabriele d’Annunzio la definì la massima testimonianza di Venere in Terra. Bisogna però dire che D’Annunzio dedicava definizioni simili anche a molte altre belle donne. Era una delle donne più ricercate da fotografi e pittori. Fu ritratta in un famoso dipinto da Giovanni Boldini. Morì a Firenze sotto un bombardamento aereo Alleato l’8 febbraio del 1944

Maria Campi, nome d’arte di Maria De Angelis, deve la sua fama al fatto di essere stata l’inventrice della “mossa”. Dagli esordi al Teatro Amor di trastevere la Campi cominciò ad essere scritturara in sale più prestigiose fino a giungere alla Sala Umberto.

Alla sala Umberto, inventò la “mossa” lanciandola con la canzone Ninì Tirabusciò. La mossa consisteva nello scrollare dei seni a tempo di batteria per poi finire con un colpo d’anca.

All’età di 25 anni si recò in Russia dove venne molto applaudita dall’aristocrazia zarista. In seguito furoreggiò in tutti gli spettacoli di music hall dati nelle principali città del mondo.

Oltre all’invenzione della mossa fu ancora lei a lanciare in Italia, nel 1913 la nuovissima «rumba» che aveva imparato durante una turnee in Spagna.

Si ritirò, dopo qualche sporadica apparizione in spettacoli di varietà nel 1932. Apparve ancora nel film di Vittorio De Sica “Sciuscià” prodotto nel 1946. Morì nel settembre del 1963.

Maria Campi in Sciuscià

Maria Campi in Sciuscià

Leopoldo Fregoli, romano, cantava e recitava sfruttando le sue doti di grande trasformista: costruiva una serie interminabile e divertente di macchiette cambiando voce e abiti con grande velocità. Riusciva a duettare con se stesso e ad imitare molto bene (divinamente diceva lui stesso) la voce femminile. Il termine ‘fregolismo’ fu introdotto nel vocabolario della Crusca, come sinonimo di mutamento rapido e prodigioso.

Leopoldo Fregoli

Leopoldo Fregoli

Alfredo Bambi era attore comico macchiettista, cantante. Fu tra i primi, assieme a Gastone Monaldi ed Ettore Petrolini, a girare l’Italia in tournée con testi dialettali romaneschi. Egli aveva una tale cura nel vestirsi da essere soprannominato il “comico del gilè. Dal 1916 il suo cavallo di battaglia diventerà il bozzetto: Er Fattaccio.

Ettore Petrolini si esibiva a Roma e in provincia costruendo un nutrito repertorio di macchiette di grande successo. Ebbe modo di mettersi in luce al Gambrinus, all’epoca un locale non di primissimo ordine.

Nel 1907, fu scritturato insieme alla moglie Ines Colapietro (in arte Loris), per una tournée in Sudamerica. La coppia si esibì in teatri e caffè-concerto in Argentina, Uruguay e Brasile, riscuotendo ovunque grande successo.

Tornato in Italia, Petrolini fu scritturato dal Teatro Jovinelli, e poi dalla Sala Umberto. Le sue macchiette dissacratorie e irriverenti trascendevano il semplice genere macchiettistico.

L’esasperazione della parodia e la prepotenza dello sberleffo erano i caratteri nuovi della sua comicità. I suoi personaggi Giggi er bullo, il Sor Capanna, i Salamini, Fortunello, l’Antico romano, il bell’Arturo, Gastone, Nerone esprimevano un’idea di comicità che Petrolini riassumeva così: «Imitare non è arte perché se così fosse ci sarebbe arte anche nella scimmia e nel pappagallo. L’arte sta nel deformare.»

Ettore Petrolini in Gastone

Ettore Petrolini in Gastone

Nel 1915 costituì la Compagnia dei grandi spettacoli di varietà Petrolini, che mise in scena le riviste Venite a sentire e Zero meno zero. Quest’ultima era stata scritta in collaborazione con Luciano Folgore, poeta futurista, e suscitò l’entusiasmo di Filippo Tommaso Marinetti il quale già nel 1913 aveva pubblicato il Manifesto del teatro di varietà, nel quale esaltava quel tipo di teatro che rinnegava la verosimiglianza prediligendo al contrario la spettacolarità, il paradosso, l’azione e la praticità. Iniziò allora un periodo di collaborazione fra Petrolini e i Futuristi che culminò in Radioscopia di un duetto, atto unico scritto con Francesco Cangiullo nel 1918.

 

Guido Riccioli, nato a Firenze, era un attore comico e imitatore molto apprezzato dalle Compagnie di rivista e operetta. Nel 1913 insieme a Luciano Molinari formò un duo comico che avrà un ottimo successo presso il pubblico. Nel 1919, con un propria compagnia di spettacoli di varietà e operette scritturò la giovane Nanda Primavera, con la quale dividerà gran parte della vita e del lavoro.

L’interprete di Cafè Chantant più acclamato a Milano fu “Lucien” ossia Luciano Molinari, canzonettista, parodista, satirista e imitatore (imitava Ettore Petrolini). Aderì al movimento futurista di Marinetti e uno dei suoi numeri più riusciti era proprio l’imitazione di Marinetti nella Conferenza sul Futurismo.

La “Turlupineide”, spettacolo di satira politica di Renato Simoni, andò in scena nel 1908, e vide la presenza tra i protagonisti di Edoardo Ferravilla, popolarissimo attore teatrale vernacolare e dell’eclettico Giovanni Barrella, attore, autore, poeta e ballerino. Con “Turlupineide” si può dire che nasca il moderno varietà.

Il milanese Oreste Faraboni dal 1900, con la moglie Alma Petersen e altri membri della famiglia aveva dato vita ad una formazione dedita a esibizioni di danze classiche e acrobatiche con la quale aveva avviato una intensa carriera internazionale. A Milano si esibivano al Trianon.

Gea della Garisenda, nome d’arte di Alessandra Drudi, nata in provincia di Ravenna, raggiunse la fama con la canzone A Tripoli, diffusa in tutta Italia all’epoca della conquista della Libia. L’8 settembre del 1911, al teatro Balbo di Torino lanciò l’inno patriottico che successivamente divenne notissimo con il primo verso della strofa, Tripoli bel suol d’amore. In quell’occasione sembra sia comparsa sul palcoscenico vestita unicamente del tricolore, cosa scandalosa per l’epoca.  Nel 1912 Gea della Garisenda costituì la propria compagnia teatrale, la Compagnia Italiana di opere comiche ed operette Maresca-Garisenda-Caracciolo, che operò in Italia negli anni precedenti la prima guerra mondiale.

Gea della Garisenda

Gea della Garisenda