Isadora Duncan

Isadora Duncan

Isadora Duncan

Isadora Angela Duncan è considerata una tra le più significative precorritrici della danza moderna. La sua importanza nella storia della danza è grande, sia per l’interesse che seppe suscitare nelle platee di tutto il mondo, sia perché le sue idee furono rivoluzionarie per la sua epoca e costituirono per i suoi successori l’impulso per la creazione di nuove tecniche della danza teatrale diverse da quelle accademiche. Aveva una spiccata vocazione pedagogica e sentiva l’insegnamento come una missione. Fondò varie scuole che ebbero vita più o meno lunga e fortunata: in Germania, a Parigi, New York, Atene, Zurigo, Mosca.
Era nata a San Francisco nel 1877 da madre irlandese e padre scozzese. La madre, Mary Dora, era insegnante di pianoforte. Il padre Joseph Charles Duncan era giornalista e banchiere poco fortunato e abbandonò la famiglia poco dopo la nascita di Isadora in seguito a gravi problemi giuridico-finanziari. Quando Isadora aveva 16 anni suo padre riapparve con una nuova fortuna e comprò una grande casa nella quale Isadora aprì una scuola di danza e il fratello Augustin un teatro. In quel teatro Isadora si esibiva come danzatrice e recitava con Augustin, la sorella Elizabeth e l’altro fratello Raymond. Durò solo due anni perché la sfortuna colpì nuovamente il padre e si dovette vendere la casa. Madre e figli si trasferirono a Chicago. A Chicago Isadora trovò lavoro come danzatrice in un teatro stile cabaret. Un lavoro che non le piaceva e che lasciò presto. Si esibì in seguito per qualche tempo in un circolo bohemienne di artisti e letterati dove conobbe Ivan Miroski un poeta e pittore polacco che si innamorò di lei.
Nell’estate del 1895 si trovava a Chicago l’impresario Augustin Daly con la sua compagnia teatrale. Isadora riuscì a farsi ricevere e gli espose le sue idee sulla danza chiedendogli di metterla alla prova. Daly la scritturò per il suo teatro, il Daly’s Theatre di Broadway, New York. Qui si esibì in una pantomima ma presto ottenne la parte di una fata danzante in Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare.  Augustin Daly ebbe l’idea di mettere in scena The Geisha, una commedia musicale che aveva avuto molto successo a Londra. Isadora fu messa a cantare in un quartetto. Ma Isadora trovava stupida la “Geisha” e altrettanto il ruolo che le era stato affidato.
Nel 1898 abbandonò la compagnia di Daly nella quale non si sentiva sufficientemente valorizzata e cominciò ad esibirsi alla Carnegie Hall, accompagnata al pianoforte dalla madre.
In quel momento era molto attratta dalla musica di Ethelbert Nevin. Compose danze sulla musica delle sue opere “Narciso”, “Ofelia”, “Ninfe d’acqua” e altre. Nevin le propose  di tenere dei concerti insieme nella  Music Room della Carnegie Hall.

La ricca signora Astor la invitò  a ballare nella sua villa a Newport. Successivamente ballò in altre ville di ricche signore.
Nel frattempo la sorella Elizabeth aveva creato una scuola di danza   al piano terra del Windsor Hotel dove tutta la famiglia si era stabilita.
Un giorno però l’intero hotel andò in fiamme. Elizabeth salvò eroicamente gli allievi della sua scuola di ballo, ma non si salvò nulla delle loro cose. Intanto Augustin si era sposato e aveva lasciato la famiglia.
Isadora riuscì a raccogliere tra le ricche signore, nei cui salotti aveva ballato, una somma sufficiente a portare la famiglia a Londra su una nave per il trasporto di bestiame.
Una certa signora, nella cui casa aveva ballato a New York, abitava a Londra. Isadora andò a trovarla per farsi aiutare a trovare un lavoro. La signora le propose di esibirsi nella sua casa. Alle esibizioni partecipavano anche la madre come pianista, la sorella Elizabeth che recitava versi e il fratello Raymond che teneva conferenze sul tema della danza. Da lì l’attività presto si estese ad altre case di ricchi londinesi. Un giorno ricevette una lettera da Chicago con la quale veniva informata della morte di Ivan Miroski e dell’indirizzo londinese della vedova che Isadora andò a trovare e con la quale fece amicizia.

Casualmente incontrò l’attrice teatrale Patrick Campbell che la prese a ben volere e la presentò alla ricca signora Wyndham che l’accolse molto affettuosamente e le organizzò una esibizione nel suo salotto alla presenza di artisti e letterati di Londra. Qui incontrò il cinquantenne Charles Hallé, figlio di un famoso pianista, che era stato intimo amico di Burne-Jones, e aveva conosciuto Rossetti, William Morris e tutta la scuola dei preraffaelliti. A quel tempo Charles Hallé era direttore della New Gallery in cui molti pittori moderni esponevano le loro opere. Nel cortile della galleria Isadora si esibì in danze ispirate a pittori italiani del Rinascimento come Botticelli e Tiziano con musiche di Mendelssohn, Nevin, Chopin e Gluck ottenendo un notevole successo.
Hallè organizzò serate con Isadora anche con il patrocinio della figlia della Regina Vittoria, Principessa di Schleswig-Holstein.

Durante una serata nel giardino del pittore George Frederic Watts conobbe l’attrice teatrale Ellen Terry che diventerà il suo ideale artistico e femminile. Così era entrata in contatto, con le più alte personalità intellettuali e artistiche del tempo a Londra ma la sua arte non sembrava interessare gli impresari teatrali.

Isadora trascorreva molto tempo al British Museum nella contemplazione di antiche opere di arte greca. Studiava i miti greci, le posizioni e i movimenti delle figure dipinte e scolpite, si interessa all’influsso dell’arte greca sulla musica, la pittura, la danza.

Nell’estate del 1900 si recò a Parigi con la madre e il fratello Raymond e qui prese in affitto uno studio. A Parigi trascorreva insieme al fratello molto tempo al Louvre studiando in particolare le statue e i vasi dell’antica Grecia. Raymond con la sua matita in pochi mesi copiò tutti i vasi greci del Louvre.
Nell’estate del 1900, quando fu aperta la grande Esposizione, li raggiunse a Parigi Charles Hallé. Insieme a lui Isadora continuò a scoprire Parigi e i suoi dintorni per tutte l’estate. Una grande impressione suscitò in lei la danza di Sada Yacco, la grande ballerina tragica giapponese scritturata con il suo teatro da Loie Fuller. Un’altra impressione ancora più grande fu il “Rodin Pavilion” all’Esposizione, dove erano mostrate al pubblico le opere complete del grande scultore Auguste Rodin.
A quel tempo la contessa Greffuhle era la regina della buona società. Isadora ricevette un invito a ballare nel suo salotto, dove fu raccolta una folla alla moda, incluse tutte le celebrità della Società di Parigi.
Altre serate furono organizzate da Madameine Lemaire, e dalla principessa di Polignac. Successivamente le Duncan organizzarono una serie di concerti in abbonamento nel loro studio.
Un giorno Isadora fu avvicinata dall’attrice Berthe Bady che era in compagnia di Henri Bataille, e Jean Lorrain, Dopo quell’incontro i tre continuarono a frequentare lo studio e divennero amici di Isadora. Conobbe in questo periodo anche Mary Desti che diventerà sua amica inseparabile.
Dopo averla vista danzare, Loie Fuller la volle conoscere, apprezzò le sue teorie sulla danza e le propose di raggiungerla a Berlino. La Loie non era solo una grande artista, ma da impresaria gestiva anche Sada Yacco. Le suggerì di fare concerti in Germania con Sada Yacco. Isadora raggiunse la Fuller a Berlino ma l’esperienza con la compagnia fu alquanto deludente. Tuttavia ebbe modo di conoscere l’impresario ungherese Alexander Grosz che le propose di lavorare per lui a Budapest. Grosz le offrì un contratto per ballare per trenta sere da sola nel teatro di Urania. La prima notte al teatro di Urania fu un trionfo indescrivibile. Per trenta notti ballò a Budapest con il tutto esaurito. In particolare fu molto applaudita danzando sulle note del valzer di Strauss Sul bel Danubio blu.
A Budapest conobbe l’attore Oscar Beregi, che lei chiamava Romeo, con il quale iniziò una relazione sentimentale.
Alexander Grosz organizzò per lei un tour attraverso l’Ungheria. Tenne spettacoli in molte città ungheresi ricevendo sempre grandi ovazioni dal pubblico. Quindi firmò un contratto con Alexander Grosz per Vienna e Berlino e molte città della Germania. Questo tour fu però rattristato dalla fine della relazione con Romeo.
Mentre si trovava a Monaco fu presa da un impulso irresistibile di andare in Italia, e così con Elizabeth e la madre prese il treno per Firenze. A quel tempo era Botticelli ad attirare l’immaginazione di Isadora. In particolare era attratta dalla “Primavera” che le ispirò una danza in cui si sforzava di realizzare i movimenti morbidi e meravigliosi che emanavano da essa.
Da Firenze tornò a Berlino per il debutto nell’Opera House di Kroll, con l’Orchestra Filarmonica. Fra maggio e giugno del 1903 si esibì al Teatro Sarah Bernhardt a Parigi.

Isadora Duncan nella Marsigliese

Isadora Duncan nella Marsigliese

Isadora 3

Isadora 3

 

Nel 1903 partì con il fratello e la madre per la Grecia. In Grecia furono raggiunti dall’altro fratello Augustin con la moglie e il figlio. Decisero che il Clan Duncan avrebbe dovuto rimanere ad Atene per l’eternità e costruirvi il suo tempio.
Indossati abiti da antichi greci si misero alla ricerca del luogo adatto. Alla fine scelsero un terreno su una collina in vista del Tempio di Atena. Perfezionato l’acquisto con i proprietari dei terreni, il clan Duncan divenne proprietario della brulla collinetta conosciuta fin dall’antichità con il nome di Kopanos. La posa della prima pietra del tempio fu effettuata con una cerimonia condotta da un prete greco e con la partecipazione dei contadini che vivevano nei dintorni.

 

Isadora Duncan nel teatro di Dioniso

Isadora Duncan nel teatro di Dioniso

Raymond Duncan con la moglie e il figlio

Raymond Duncan con la moglie e il figlio

 

Quindi fissarono le regole su come doveva procedere la loro vita a Kopanos ispirandosi alla tradizione classica e si misero al lavoro per la costruzione del Tempio. Purtroppo mancava l’acqua e la sorgente più vicina si trovava a 4 chilometri di distanza.
Isadora trascorreva buona parte del tempo ad Atene studiando l’arte greca antica, che le ispirò molte nuove idee su come esprimere con il corpo umano i suoi sentimenti sulla bellezza e armonia. Sentiva una vera connessione tra il suo coinvolgimento nel movimento corporeo e l’apprezzamento dei Greci per la forma umana. Tutto ciò che vedeva era per lei fonte di ispirazione. I Duncan diedero anche diverse esibizioni di antiche tragedie alle quali Isadora aggiungeva i suoi speciali movimenti di danza. Un coro di ragazzi Greci partecipava alle rappresentazioni.
L’attrazione per l’antica e pura bellezza di Atene durò fino a quando  Isadora Duncan si rese conto che il conto in banca diminuiva giornalmente.
Decisero di lasciare la Grecia e Vienna fu la loro nuova destinazione. Erano accompagnati dal coro dei ragazzi greci con cui i Duncan si erano esibiti ad Atene e dal professore dei ragazzi.
A Vienna presentarono i cori de “Le Supplici” di Eschilo, intonati dai ragazzi greci sul palco, mentre Isadora ballava. Il pubblico, che accolse il Coro delle Supplici con i dieci ragazzi greci piuttosto freddamente, finì in uno stato di entusiasmo esaltato quando ballò il Danubio Blu alla fine dello spettacolo.
L’arrivo del coro greco a Monaco di Baviera suscitò grande scalpore nei circoli professoriali e intellettuali e i ragazzi greci ebbero un notevole successo.
Berlino fu meno entusiasta del coro greco preferendo  Danubio schöne blaue. I bambini greci rimasero con Isadora solo per sei mesi. Con lo sviluppo le loro voci celesti stavano diventando stonate e il loro professore bizantino sembrava sempre più distratto. Così un giorno furono rimandati ad Atene.
I ricevimenti settimanali nella casa di Victoria Strasse diventarono il centro del mondo artistico e letterario. La danza di Isadora diventava oggetto di dibattiti spesso infuocati. Intere colonne apparivano costantemente in tutti i giornali, a volte salutandola come il genio di una nuova arte, a volte denunciandola come un distruttrice della vera danza classica.

Un giorno, ricevette la visita della vedova di Richard Wagner, Cosima Wagner, che la convinse ad esibirsi a Bayreuth nella Danza delle Tre Grazie nel Baccanale del Tannhäuser.
A Bayreuth si trovò immersa in una galassia di personaggi illustri e brillanti.  Un giorno conobbe Heinrich Thode, uno storico dell’arte tedesco, specialista nel Rinascimento italiano, e se ne innamorò. Nella prima rappresentazione di “Tannhäuser”, la tunica trasparente, che mostrava ogni parte del suo corpo danzante, aveva creato un certo scalpore e all’ultimo momento anche la povera Cosima perse il suo coraggio e le chiese di indossare una lunga camicia bianca. Ma Isadora fu irremovibile. A quel tempo, c’erano molte discussioni sulle sue gambe, se la pelle satinata fosse piuttosto morale o se dovesse essere coperta da calzini di seta color salmone. Ma lei considerava volgari e indecenti i collant color salmone tanto quanto bello e innocente è il nudo corpo umano quando ispirato da bei pensieri.
L’amore, platonico, per Heinrich Thode fu complicato dal fatto che fosse sposato alla figlia di Cosima Wagner che Isadora ebbe modo di conoscere. Presto capì che nulla poteva nascere dal loro sentimento. Finita l’estate Thode partì per un giro di conferenze e Duncan andò a fare un tour di danza in Germania.
Più tardi il suo manager le portò un contratto per la Russia.  A San Pietroburgo mentre in carrozza si dirigeva all’albergo vide una lunga processione di uomini che trasportavano numerose bare. Il cocchiere fece rallentare il cavallo e si fece il segno della croce. Gli chiese cosa fosse. Il cocchiere riuscì a comunicarle che erano gli operai abbattuti davanti al Palazzo d’Inverno il giorno prima, il fatale 5 gennaio 1905, perché, disarmati, erano venuti a chiedere aiuto allo zar per il pane per le loro mogli e figli. Con dolore e indignazione Isadora guardava quei poveri operai addolorati che trasportavano i loro morti e davanti a quella tragedia, giurò a se stessa di servire sempre il popolo e il calpestato.
Due sere dopo era davanti all’élite della società di San Pietroburgo nel Saal des Nobles.
Il giorno dopo ricevette la visita della grande ballerina Kschinsky che la invitava a una serata di gala all’Opera quella sera. Si presentò indossando ancora la sua piccola tunica bianca e i sandali, in mezzo a tutta la ricchezza e l’aristocrazia di San Pietroburgo. Alcuni giorni dopo ricevette una visita della ballerina Anna Pavlowa che la invitò ad un suo spettacolo e poi a cena a casa sua dove incontrò i pittori Leon Bakst e Aleksandr Benois, e l’impresario Serge Diaghileff della Compagnia dei Balletti Russi. A casa della Pavlowa conobbe anche il famoso maestro Petitpas.
Dopo una settimana a San Pietroburgo, andò a Mosca. Il pubblico non era, all’inizio, entusiasta come a San Pietroburgo, ma lì conobbe Konstantin Stanislavskij del cui teatro fu entusiasta. Nacque tra i due una tenera amicizia e Isadora cercò anche, senza successo, di sedurlo. Stanislavskij trasferirà nel suo teatro alcune delle idee sulla danza di Isadora.
Tornò a Berlino con la determinazione di realizzare il sogno di creare una scuola. Confidò i suoi piani alla madre e alla sorella Elizabeth, che erano altrettanto entusiaste. Comprarono una villa su Trauden Strasse a Grünewald e cominciarono a decorarla con bassorilievi e sculture e ad arredarla.
Per trovare i bambini per la scuola convitto, misero annunci sui principali giornali. E in molti risposero all’annuncio. Raymond scriveva da Atene per annunciare che era stato costretto a desistere dal portare a termine il progetto del Tempio di Kopanos.

A quel tempo la popolarità di Isadora a Berlino era quasi incredibile. Si era perfino sparsa la voce che i suoi spettacoli avevano un effetto terapeutico sugli ammalati. Una notte del 1905 dopo lo spettacolo trovò nel suo camerino ad aspettarla un bellissimo giovane: era Gordon Craig, figlio dell’attrice Ellen Terry e attore e scenografo lui stesso. Tra i due nacque subito una passione ardente.
Intanto la madre iniziava ad esprimere il desiderio di tornare in America e alla fine lo fece.
Poco dopo Isadora scoprì di essere incinta. Partì per un tour in Danimarca, Svezia e Germania.
La sorella Elizabeth era la responsabile della Grünewald School in sua assenza.
In agosto venne a stare con lei, come infermiera, una donna che in seguito divenne la sua cara amica Marie Kist. A settembre nacque una bambina e le fu messo un nome irlandese: Deirdre.

Ellen Terry

Ellen Terry

Gordon Craig

Gordon Craig

 

Juliette Mendelssohn, che viveva nella sua sontuosa villa con il suo ricco marito banchiere, era la vicina di casa delle Duncan. Un giorno invitò tutti loro a ballare davanti ad Eleonora Duse.
La Duse fu subito affascinata e interessata alle opinioni di Craig sul teatro. Dopo alcuni incontri li invitò a venire a Firenze e desiderò che Craig organizzasse una rappresentazione. Fu così deciso che Gordon Craig avrebbe dovuto creare le scene per “Rosmersholm” di Ibsen, per Eleanora Duse, a Firenze al Teatro della Pergola. Presero il treno  per Firenze Eleanora Duse, Craig, Marie Kist, la piccola Deirdre e Isadora.
A Firenze Craig si immerse nel suo lavoro con l’aiuto di giovani pittori italiani. Ciò che voleva creare era diverso dalle classiche scenografie di Ibsen e anche da ciò che la Duse si aspettava. Nell’attesa Isadora faceva lunghe passeggiate con l’attrice italiana anche per tenerla lontana dal teatro secondo la volontà di Craig.
Quando arrivò il giorno della rivelazione Isadora andò a prendere la Duse in albergo e l’accompagnò a teatro. La Duse era tanto entusiasta che manifestò l’intenzione di passare il resto della sua carriera dedicandosi solo a mostrare al mondo la grande opera di Craig.
La prima sera di “Rosmersholm” il 4 dicembre 1906, un immenso pubblico in attesa riempì il teatro di Firenze. Quando si alzò il sipario ci fu un sussulto di ammirazione e la rappresentazione ebbe un grande successo.
Craig era raggiante di gioia. Vedeva nel suo futuro una serie di grandi opere tutte dedicate a Eleanora Duse. Ad isadora arrivò un invito da un impresario di San Pietroburgo per un tour in Russia. Così lasciò Firenze, affidando la piccola a Marie Kist. Dopo alcune esibizioni in Russia accettò un tour in Olanda. La prima notte che apparve sul palco ad Amsterdam fu colta da un malore e fu ricoverata per una neurite. Craig la raggiunse da Firenze e rimase con lei fino a quando ricevette un telegramma della Duse da Nizza che gli annunciava qualche problema per la scenografia del Rosmersholm.
A Nizza Craig trovò la sua scenografia praticamente stravolta e si infuriò con la Duse che per tutta risposta troncò ogni rapporto con lui. Isadora convalescente si trasferì a Nizza con la bambina e Marie Kist e fu raggiunta anche dalla madre.
In quei giorni si rese conto che la separazione da Craig era inevitabile se voleva continuare a dedicarsi alla sua arte. E lo voleva.
Per il tour in Russia aveva composto la danza Moment Musicale su musica di Schubert che ebbe un tale successo  che dovette ripeterlo cinque o sei volte ogni sera.
Tornò a Grünewald per insegnare. Tuttavia diventava sempre più difficile far fronte alle spese della Scuola, così concepì l’idea di portare gli allievi in tour in diversi paesi, al fine di cercare un governo che riconoscesse la bellezza di quella educazione per i bambini e che le desse la possibilità di sperimentare il suo progetto su una scala più ampia. Alla fine di ogni spettacolo faceva un appello al pubblico. Capì però che in Germania non avrebbe trovato il sostegno di cui aveva bisogno per la scuola a causa del pesante e puritano regime prussiano. Poi pensò alla Russia per una possibile scuola a San Pietroburgo, ma anche questo tentativo non ebbe successo.
Quindi decise di provare l’Inghilterra. Nell’estate del 1908 portò i suoi allievi a Londra. Fu la Duchessa di Manchester a darle una mano organizzando una esibizione nella sua casa di campagna sul Tamigi, alla presenza della regina Alexandra e del re Edoardo. Ma alla fine arrivò la disillusione ancora una volta.
Così un giorno decise di recarsi a New York per alcuni spettacoli con l’impresario Charles Frohman. A New York le poche persone che si aggiravano per il teatro erano disorientate e, per la maggior parte, non erano contente di ciò che vedevano. I critici erano pochi e scrivevano male.
A risollevarle il morale intervenne un suo estimatore, George Gray Barnard, il grande scultore americano. Veniva ogni sera alla rappresentazione e spesso portava con sé artisti, poeti e altri suoi amici, tra cui David Belasco, il geniale produttore teatrale, i pittori Robert Henri e George Bellows, Percy MacKaye, Max Eastman, tutti giovani rivoluzionari del Greenwich Village e tre poeti che vivevano insieme in una torre sotto Washington Square, Edwin Arlington Robinson, Ridgeley Torrence e William Vaughn Moody.
Charles Frohman, scoprendo che il soggiorno a Broadway era disastroso, tentò un tour nelle città più piccole, ma anche questo tour era così mal organizzato che fu anche più un fallimento delle esibizioni di New York.
Seguendo i consigli di George Barnard Isadora decise di rimanere a New York . Così aprì uno studio nel Beaux Arts Building, e continuò a creare un nuovo lavoro, ballando ogni sera per i poeti e gli artisti..
Un giorno, arrivò in studio un uomo che sarebbe stato determinante nel guadagnarle l’entusiasmo del pubblico americano. Questo era il compositore e direttore d’orchestra Walter Damrosch. L’aveva vista ballare un’interpretazione della Settima Sinfonia di Beethoven al Criterion Theatre, con una piccola orchestra, e voleva sperimentare quale sarebbe stato l’effetto di questa danza ispirata dalla sua orchestra raffinata e gloriosa sotto la sua conduzione.
Damrosch le propose una serie di rappresentazioni al Metropolitan Opera House per il mese di dicembre. Il risultato fu proprio come aveva previsto. Alla prima rappresentazione, Charles Frohman, rimase stupito nell’apprendere che non rimaneva un posto a teatro. Il tour con Walter Damrosch ebbe un successo particolare ma a Washington incontrò una tempesta perfetta. Alcuni dei ministri avevano protestato contro la sua danza in termini violenti. Ma, tra lo stupore di tutti, lo stesso presidente Roosevelt in un palco, sembrava godere della performance e applaudiva dopo ogni elemento del programma. Il tour ebbe un ottimo successo. A questo punto decise di tornare in Europa dalla sua bambina e nella sua scuola.

Il grande artista Lugné Poe, attore, regista e impresario, aveva preso in carico le sue rappresentazioni a Parigi. Impegnò la sala di spettacoli Gaité Lyrique e la Colonne Orchestra, con Édouard Colonne a dirigerla. Ogni rappresentazione che dava era affollata dall’élite del mondo artistico e intellettuale.
Una mattina, dopo un’esibizione particolarmente riuscita alla Gaité Lyrique, venne a trovarla in camerino un uomo alto e biondo, con i capelli arricciati e la barba che Isadora trovò somigliante a Lohengrin. Si trattava dell’industriale miliardario Paris Singer che era un suo fervente ammiratore e le proponeva di trasferirsi con i bambini della scuola in una villa di sua proprietà nella Riviera sotto la sua protezione anche finanziaria. Nacque in seguito tra i due una relazione e a bordo del suo yacht Isadora girò per il Mediterraneo e fu anche a Napoli e Pompei.
Nel 1909, mentre si trovava in vacanza a Venezia con la figlia e l’infermiera Marie Kist divenuta governante, scoprì di essere incinta del secondo figlio, Patrick. Prima della nascita del figlio tornò in America con Paris Singer per onorare un contratto con Walter Damrosch e poi fece un viaggio in Egitto e lungo il Nilo.
Isadora nel 1908 aveva comprato a Neuilly uno studio che aveva una sala da musica, e ora andava a vivere lì con i figli. In quello studio lavorava tutto il giorno, e qualche volta anche tutta la notte, con l’amico Hener Skene, che era un pianista di grande talento. C’era un bel giardino e Singer fu lieto di organizzare cene e feste, alle quali partecipavano tutti gli artisti e le persone celebri di Parigi. Tra queste Cécile Sorel e Gabriele d’Annunzio. Il vate tentò invano di aggiungere Isadora alla sua collezione di amanti. Ad impedirlo era la devozione di Isadora per Eleonora Duse.

Eleonora Duse

Eleonora Duse

Isadora 4

Isadora 4

Gabriele D'Annunzio

Gabriele D’Annunzio

 

Ma una delle feste ebbe uno spiacevole epilogo. Aveva organizzato lo studio come un giardino tropicale con tavoli per due nascosti tra fitti boschi e piante rare. Gli ospiti erano tutti in costume persiano e si ballava con un’orchestra zingara, lo champagne scorreva liberamente. Tra gli ospiti c’erano Henri Bataille e Berthe Bady, suoi amici da molti anni. Nello studio c’era un piccolo appartamento che era stato trasformato dall’arte di Paul Poiret, famoso sarto e arredatore parigino, in un vero e proprio nido d’amore.
Alle due del mattino Isadora si ritrovò su un divano nella stanza del Poiret con Henri Bataille. Quando Paris Singer vide Henri Bataille e Isadora sul divano si infuriò e disse che andava via per non tornare mai più.

Nel 1912 si esibì a Roma, al teatro Costanzi, in Ifigenia ed Orfeo ed Euridice. Nel gennaio 1913 fece una tournée in Russia insieme a Hener Skene.
Vivendo a Neuilly, lavorando nello studio, leggeva per ore nella biblioteca, giocava in giardino con i due figli e insegnava loro a ballare, era felice e temeva altri tour che la separassero dai bambini con i quali oltre al legame del sangue, aveva il legame dell’arte. Entrambi amavano appassionatamente ascoltare la musica e guardare la madre ballare.
Tra le persone che frequentavano la casa di Neuilly c’era la ex regina di Napoli, Maria Sofia di Baviera, vedova di Francesco II di Borbone e sorella dell’imperatrice Sissi, che si trovava in esilio a Parigi.
Nel mese di marzo del 1913 stava ballando alternativamente al Châtelet e al Trocadero, ma in quel periodo soffriva continuamente di una strana oppressione, di strane visioni e di incubi notturni. Sentiva come un sinistro presentimento. Consultato un medico questi le consigliò di prendersi un periodo di riposo. Decise così di andare con i bambini nella villa che Singer aveva a Versailles.
Qualche giorno dopo Paris Singer con una telefonata espresse il desiderio di rivedere i bambini. Così Isadora andò da lui con i bambini e l’infermiera. Pranzarono in un ristorante italiano. Dopo il pranzo, con i bambini e l’infermiera, tornò a Neuilly dove si doveva fermare per fare delle prove per uno spettacolo. L’infermiera invece proseguì in taxi per Versailles con i bambini. Poco dopo a Neuilly arrivò Paris sconvolto, barcollando come un ubriaco. Cadde davanti a lei e dalle sue labbra vennero queste parole: “I bambini, i bambini, sono morti!”.
I suoi due bambini, erano morti annegati insieme alla loro governante per un incredibile incidente: la vettura su cui viaggiavano verso Versailles si era fermata e l’autista era sceso per far ripartire il motore con la manovella, senza innestare il freno a mano, per cui l’auto si era messa in moto ed era finita nella Senna. Isadora cadde in profonda depressione ed ebbe bisogno di tutto l’affetto dei familiari e degli amici per riuscire ad avere la forza di continuare a vivere.

Isadora Duncan con i due figli

Isadora Duncan con i due figli

Raymond e sua moglie Penelope partivano per l’Albania per lavorare tra i rifugiati vittime della prima guerra balcanica.  Isadora partì con Elizabeth e Augustin per Corfù. A Corfù arrivò anche Raymond proveniente dall’Albania e la convinse a seguirlo per collaborare nell’aiuto ai rifugiati. Isadora indossò la sua tunica greca e i sandali e seguì Raymond in Albania. L’Albania era stata invasa dai suoi confinanti, serbi e montenegrini a nord, e greci a sud, che non volevano riconoscerne l’autonomia. Nell’Epiro settentrionale confinante con la Grecia la popolazione era allo stremo; donne, bambini e anziani avevano bisogno di cibo e assistenza. Molti villaggi erano stati bruciati, si viveva nelle tende e i bambini a centinaia morivano di fame.  A Santi Quaranta Raymond aveva organizzato un centro per la filatura della lana dove faceva lavorare tante donne povere, magre e affamate. Con la paga potevano comprare mais giallo, che il governo greco stava vendendo nel porto. Quindi Raymond ordinò ai falegnami di Corfù di costruire telai per tessere. Raymond insegnava alle donne l’arte della tessitura e faceva tessere tessuti con disegni tratti da antichi vasi greci. Così produceva copri divano, tappeti e coperte che inviava a Londra per essere venduti. Con il guadagno aprì un panificio dove vendeva pane bianco al prezzo scontato. Di tanto in tanto Raymond e Isadora andavano oltre le colline verso gli altri villaggi e distribuivano pane e patate agli affamati.

Nel 1911 Raymond Duncan e la moglie Penelope avevano fondato una scuola, l’Akademia, a Parigi al 31 di Rue de Seine, che offriva corsi gratuiti di danza, arte e artigianato; in seguito aprirono una scuola simile a Londra. Entrambe le scuole erano basate sull’idea dell’Accademia Platonica ed entrambe erano “una casa aperta per ogni nuova attività nel teatro, nella letteratura, nella musica e nell’arte”. L’obiettivo finale di Raymond era una “tecnica completa di vita” che, sintetizzando il lavoro, le arti e il movimento fisico porterebbe all’armonico sviluppo dell’uomo.

Quando la salute e la forza furono tornate, la vita artistica si risvegliò dentro di lei e volle tornare a Parigi. A Parigi fece pubblicare sui giornali una lettera di rigraziamento per tutti coloro che le avevano espresso il loro cordoglio per la tragedia che l’aveva colpita. Per trovare sollievo dall’angoscia che le procurava il ricordo dei bambini nella casa dove era stata felice con loro decise di fare un viaggio in macchina in Italia. Fu a Venezia, Rimini, Bologna, Firenze, Roma e attraverso le interviste che rilasciava alla stampa chiedeva soccorsi per gli albanesi.

Un giorno in albergo ricevette un telegramma di Eleonora Duse da Viareggio che la invitava a trovarla nella villa dove abitava. Il mattino dopo andò a trovarla. Al loro incontro la Duse le chiese direttamente di parlarle di Deirdre e Patrick consentendo così al suo dolore di trovare una via di sfogo “Perchè Eleonora Duse era un essere superiore”.
Rimase a Viareggio, ricevendo coraggio dallo spirito eccezionale di Eleonora.
A Viareggio prese in affitto una villa. Fece portare un pianoforte a coda ed inviò un telegramma a Skene, che si unì subito a lei. Eleonora era appassionata di musica e ogni sera Skene suonava per lei Beethoven, Chopin, Schumann, Schubert e a volte Isadora ballava. In cambio la Duse leggeva per loro Shakespeare e tragedie greche. Conobbe alcuni amici della Duse come il pittore Plinio Nomellini e la cantante lirica ucraina Solomiya Krushelnytska, moglie del sindaco di Viareggio.
Isadora per alleviare il suo dolore desiderava avere un altro bambino pensando che potesse essere la reincarnazione dei figli tragicamente persi. A Viareggio conobbe un giovane scultore fiorentino, Romano Romanelli, ed ebbe con lui una breve relazione e ne rimase incinta.
Partita la Duse per la sua casa di Firenze, Isadora andò a Roma, accompagnata dal fedele amico Skene.
Più tardi ricevette una lettera di Singer che le chiedeva di raggiungerlo a Parigi. Lohengrin aveva preparato per lei una magnifica suite di stanze al Crillon, con vista su Place de la Concorde e piena di fiori. Quando gli raccontò della sua esperienza a Viareggio e del suo sogno mistico sulla reincarnazione dei bambini, si nascose il viso tra le mani e dopo quella che sembrò una lotta, disse: “Sono venuto da te per la prima volta nel 1908 per aiutarti, ma il nostro amore ci ha portato alla tragedia. Ora creiamo la tua scuola, come desideri, e un po ‘di bellezza su questa triste terra per gli altri”. Poi le disse che aveva comprato l’Hotel Bellevue con la sua terrazza che dava su tutta Parigi ei suoi giardini che digradavano verso il fiume e le stanze per mille bambini. Così nacque la scuola di danza del Bellevue. Isadora ritrovava il coraggio di insegnare e gli allievi imparavano con rapidità straordinaria. Era aiutata da sei delle vecchie alunne della scuola di Grünewald a quel tempo gestita da Elizabeth: Anna, Irma, Lisa, Maria Theresa, Margot and Gretl. Rodin, la cui casa era sulla collina opposta, a Meudon, faceva frequenti visite. Si sedeva nella sala da ballo facendo schizzi delle ragazze e dei bambini mentre ballavano.

Isadora Duncan a Bellevue

Isadora Duncan a Bellevue

Paris Singer

Paris Singer

Nel mese di giugno diedero un Festival al Trocadero. In alcune parti del programma il pubblico si alzò in piedi e urlando con entusiasmo e gioia. Alla fine sembrava non volessero più smettere di applaudire.
Numerosi artisti arrivavano ogni settimana a Bellevue con i loro bozzetti, perché la scuola si stava già rivelando una fonte di ispirazione e D’Annunzio, che era entusiasta della scuola, spesso si fermava a pranzo o a cena.
Lohengrin Singer ora vedeva la possibilità di costruire un teatro sulla collina di Bellevue e di renderlo un Festival Theatre a cui i parigini sarebbero venuti in occasione di grandi feste.
In questo teatro Isadora sperava di realizzare il suo sogno di riunire di nuovo le arti della musica, della tragedia e della danza, nelle loro forme più pure.
Una mattina i titoli dei giornali raccontavano dell’assassinio dell’Arciduca. Poi arrivarono le voci e, poco dopo, la certezza della guerra.

Fu il primo di agosto che sentì i primi dolori del parto. Sotto le sue finestre stavano gridando la notizia della mobilitazione. Il bambino nacque ma morì un’ora dopo.
Il Bellevue fu trasformato in ospedale per i feriti di guerra.
Isadora si trasferì con Mary Desti al mare, a Deauville. A settembre Singer le scrisse che aveva portato la scuola a New York, sperando di trovare un rifugio durante la guerra.
Isadora partì per New York dove ritrovò la sua scuola installata in una villa e il fratello Augustin che nel frattempo era diventato un attore affermato. Prese in affitto un enorme studio e ricominciò a lavorare. Provenendo dell’eroica Francia era indignata per l’apparente indifferenza dell’America alla Guerra, e una notte, dopo una esibizione al Metropolitan Opera House, piegò il suo scialle rosso intorno al corpo e improvvisò la “Marsigliese”. Ci fu un’ovazione e il mattino dopo i giornali erano entusiasti.
Il suo studio divenne presto luogo d’incontro per tanti poeti e artisti. Affittò il Century Theatre per la stagione, lo trasformò in un teatro greco e procedette a creare lì le sue rappresentazioni di tragedie greche con la partecipazione di Augustin. Ma la grande impresa si rivelò un esperimento costoso e la portò in completa bancarotta. Fece appello ad alcuni milionari di New York, ma nessuno intendeva aiutare la tragedia greca. In quel momento tutta New York aveva la mania del “jazz”. Donne e uomini della migliore società, vecchi e giovani, trascorrevano il loro tempo dedicato allo svago ballando il Fox Trot e il Charleston.

Con l’aiuto finanziario di una misteriosa benefattrice riuscì ad acquistare i biglietti per partire con la nave Dante Alighieri alla volta dell’Italia che intanto aveva deciso di entrare in guerra. Da Napoli si recarono a Zurigo.
Ad Ouchy prese un ristorante e lo trasformò in un tempio dove insegnava ai bambini e ballava ogni pomeriggio e sera.
Un giorno in compagnia di un giovane omosessuale raggiunse Roma e poi Napoli. Alla vista del mare fu presa dal desiderio di rivedere Atene. Si imbarcarono su un piroscafo italiano e una mattina si ritrovò di nuovo a salire i gradini di marmo bianco della Propilea, verso il tempio della divina Atena.
La città moderna era però in tumulto. La caduta del governo Venizelos fu proclamata il giorno dopo il loro arrivo e si pensò che la famiglia reale sarebbe stata dalla parte del Kaiser. Isadora inscenò una manifestazione a favore di Venizelos. Abbigliata in costume greco classico, stringendo tra le mani un ritratto di Venizelos, accompagnata da un grammofono danzò nella piazza della Costituzione affollata di cittadini e alla fine chiese al pubblico di seguirla fino alla casa del Presidente. Poche centinaia di persone la seguirono. Giunta sul posto danzò la Marsigliese e donò a Venizelos un mazzo di rose.  Dopo questo episodio, esortata anche dalla Polizia, risalì sulla barca per Napoli e proseguì verso Ouchy.
Serviva denaro per il mantenimento della Scuola in Svizzera. Nel 1916, a questo scopo, accettò un contratto per andare in Sud America e salpò per Buenos Aires. Maurice Dumesnil, il pianista, l’accompagnava in questo viaggio. Quando la nave fece sosta a New York, Augustin, si unì a lei. Alcune sere dopo l’arrivo a Buenos Aires, andarono a un Cabaret di studenti dove si ballava il tango. Fu riconosciutoa e circondata dagli studenti, che le spiegarono che era la notte della celebrazione della Libertà dell’Argentina, e le chiesero di ballare il loro Inno. Avvolta la bandiera argentina sul suo corpo e cercò di rappresentare per loro la sofferenza della loro colonia un tempo schiavizzata e la sua liberazione dal Tiranno. Gli studenti, che non avevano mai visto questo tipo di danza prima, urlavano con entusiasmo e le chiedevano di ripetere l’Inno ancora e ancora mentre loro cantavano. La mattina dopo il manager del teatro era furioso nel leggere un resoconto sensazionale della sua esibizione sui giornali e la informò che secondo la legge considerava il contratto rotto. Tutte le migliori famiglie di Buenos Aires stavano ritirando i loro abbonamenti e avrebbero boicottato le sue esibizioni, e così quella serata fu la rovina della sua tournée a Buenos Aires.
A Montevideo l’accoglienza del pubblico fu invece entusiasta e così a Rio de Janeiro.
Tornata a New York trovò l’amico Arnold Genthe, famoso fotografo, e Paris Singer. Singer affittò la Metropolitan Opera House dove organizzò una grande esibizione di gala gratuita. All’esibizione erano presenti tutti gli artisti, attori e musicisti di New York. Naturalmente alla fine dello spettacolo, Isadora ballò la “Marsigliese” ricevendo un’enorme ovazione per la Francia e gli alleati .
Singer affittò un grande studio in cima al Madison Square Garden, dove Isadora lavorava ogni pomeriggio. A New York fu raggiunta da sei dalle sue allieve (Anna, Erica, Irma, Lisa, Margot, e Maria-Theresa) che si esibivano con lei con il nome di “Isadorables”.

Isadora 5

Isadora 5

Isadora 6

Isadora 6

 

All’inizio del 1917, appariva al Metropolitan Opera House. A quel tempo credeva, che la speranza di libertà, rigenerazione e civiltà del mondo dipendesse dagli Alleati, così alla fine di ogni spettacolo ballava la “Marsigliese”, con l’intero pubblico in piedi specialmente dopo che ad Aprile 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra al fianco dell’Inghilterra…
Nel giorno dell’annuncio della rivoluzione russa tutti gli amanti della libertà erano pieni di gioia e di speranza, e quella notte ballò la “Marsigliese” nel vero spirito rivoluzionario in cui è stata composta e la fece seguire da una sua interpretazione della “Marcia Slava” nella quale  rappresentava il servo calpestato sotto il giogo del padrone.
Il suo cuore stava palpitando per la liberazione di tutti quelli che avevano sofferto per la causa dell’Umanità. Non c’è da meravigliarsi se Singer osservandola dal palco alla fine fosse stato alquanto turbato, e che si chiedesse se quella Scuola di grazia e bellezza di cui era il patrono, non potesse diventare un cosa pericolosa che avrebbe portato lui e i suoi simili all’annientamento.
Ma la rottura con Singer arrivò durante una festa per un soprassalto di gelosia quando lui la vide ballare il tango con un bel ragazzo.
Andato via Singer rimaneva con un enorme conto dell’albergo e tutte le spese della scuola sulle sue spalle. Vendette abiti di lusso e gioielli e con il ricavato trascorse l’estate a Long Beach. .Alla fine dell’estate accettò un contratto per la California. Ritornò così dopo 22 anni a San Francisco sua città natale, dove tutto era stato completamente cambiato dal terremoto e dall’incendio del 1906. Sebbene il pubblico selezionato e costoso al Columbia Theatre fosse molto gentile e riconoscente, così come lo erano anche i critici, non era soddisfatta, perché voleva ballare per la gente comune.
A San Francisco rivide la madre, che non vedeva da alcuni anni e conobbe la sua anima gemella musicale: il pianista Harold Bauer. Per alcune settimane ebbero una meravigliosa collaborazione artistica. Diversamente dalla maggior parte dei musicisti, l’interesse di Harold non era limitato alla sola musica, ma abbracciava tutta l’arte e una vasta conoscenza intellettuale della poesia e della filosofia più profonda. La loro collaborazione si è conclusa troppo presto con una separazione forzata e drammatica.

Tornata in Europa senza soldi occupava una stanza nel Palais d’Orsay e faceva ricorso a prestatori di denaro per i fondi necessari. Un giorno un amico le presentò il pianista Walter Rummel. Lo chiamò subito Arcangelo e divenne il suo nuovo amore e il suo pianista. Quando l’estate calò tornarono a Parigi. Andarono a Bellevue. Trovarono la casa in rovina. Pensarono di ricostruirla e trascorsero alcuni mesi cercando di trovare i fondi necessari. Alla fine si convinsero dell’impossibilità del compito e accettarono un’offerta ragionevole di acquisto da parte del governo francese.
Quando la vendita fu compiuta Isadora comprò una casa in Rue de la Pompe che era stata l’ex Salle Beethoven, e organizzò il suo nuovo studio e cominciò a comporre danze sulla musica di Liszt nella quale Arcangelo era specializzato. Contattò le sue allieve e quando la raggiunsero, riunì alcuni amici fedeli e con loro partì per Atene dove sperava ancora di aprire una scuola.
Ad Atene tutto sembrava propizio per la Scuola. Grazie alla gentilezza di Venizelos, l’edificio dello Zappeion fu messo a sua disposizione. Qui creò il suo studio dove lavorava ogni mattina con i suoi studenti, cercando di ispirarli con una danza degna dell’Acropoli.
Il pittore e fotografo Edward Steichen, che era uno dei suoi amici, faceva fotografie e disegnava molte belle immagini nell’Acropoli e e nel teatro di Dioniso.

Trovò Kopanos in rovina, abitata da pastori e greggi di capre di montagna, ma, per niente scoraggiata, decise di liberare il terreno e ricostruire la casa. Qui ogni pomeriggio, con la splendida vista del sole che tramonta dietro l’Acropoli e diffondendo morbidi raggi viola e dorati sul mare, il suo Arcangelo suonava musica magnifica e stimolante, Bach, Beethoven, Wagner, Liszt.
Ma il suo Arcangelo, in mezzo al gruppo di fanciulle danzanti assumeva sempre più rapidamente la somiglianza di un banale essere umano. Lei continuava a progettare la Scuola di Atene, sulla quale tutto sembrava sorridere. Il Ministero di Eleftherios Venizelos sosteneva i suoi piani e la popolazione di Atene era entusiasta.
L’incantesimo fu rotto dall’amore nato tra Arcangelo e Anna, una delle allieve, e dal morso di una scimmia che si rivelò fatale per il giovane re di Grecia. La morte del re provocò uno stato di rivolta e la caduta di Venizelos. Isadora fu costretta ad abbandonare il sogno di una scuola ad Atene e a tornare a Parigi.

Lasciata Parigi, Isadora andò a Bruxelles per dare alcuni spettacoli, e da lì a Londra. Era accompagnata dalla sua allieva Irma Erich-Grimme. Insieme alla London Symphony Orchestra diedero una serie di spettacoli nella Queen’s Hall. Un giorno furono invitate a pranzo all’ambasciata dell’Unione Sovietica dal commisaario per il Commercio Leonid Krassine e dalla di lui moglie. Durante il pranzo Krassine disse a Isadora che il governo di Mosca  aveva deciso di mettere a sua disposizione una scuola per mille bambini.

Partì subito accompagnata dall’allieva Irma Erich-Grimme. Sulla strada per la Russia guardò indietro con disprezzo e pietà a tutte le vecchie istituzioni e abitudini dell’Europa borghese che stava lasciando. “D’ora in poi sarò un compagno tra i compagni, per realizzare un vasto piano di lavoro per questa generazione di umanità. Addio allora disuguaglianza, ingiustizia e brutalità del vecchio mondo che avevano reso impossibile la mia scuola”.

A Mosca fu accolta dal Commissario per l’educazione Anatoly Lunacharsky.
In occasione del quarto anniversario della Rivoluzione le fu chiesto di esibirsi al Teatro Bolshoj alla presenza di Vladimir Lenin e di altre 3000 persone. Isadora si esibì nella sinfonia Patetica e nella Marcia Slava di Tchaikovskj e in una speciale coreografia sulle note dell‘Internazionale. In seguito a Mosca continuò ad esibirsi per la rivoluzione e finalmente per il popolo. La scuola fu aperta ufficialmente nel Palazzo Balachova il 3 dicembre 1921 e fu intitolata “Isadora Duncan State School“.

Conobbe il poeta Sergej Alexandrovic Esenin, la cui poesia l’affascinava e del quale si innamorò. A Mosca fu raggiunta dalla notizia della morte della madre avvenuta a Parigi il 12 aprile 1922 nella casa di Raymond. Un’altra triste notizia fu quella della morte, per influenza, della sua allieva Margot.

Da quel momento, Isadora divenne sempre più irrequieta. Sentiva il bisogno di lasciare la Russia per un po’ anche per  recuperare soldi per la sua scuola. A tal fine, telegrafò a New York ad un impresario chiedendogli di organizzare un tour negli Stati Uniti per lei.
Isadora voleva portare con sè anche Esenin. Ma per viaggiare fuori dalla Russia con Esenin, che era di 18 anni più giovane di lei, dovette acconsentire a sposarlo altrimenti le autorità non gli avrebbero rilasciato il passaporto. Si sposarono il 2 maggio 1922.

Isadora Duncan e Sergej Alexandrovic Esenin

Isadora Duncan e Sergej Alexandrovic Esenin

Lasciata la scuola di Mosca alle cure di Irma partì con Esenin per un lungo viaggio in Europa e negli Stati Uniti. Fu un viaggio burrascoso. Esenin temeva di essere usato come uno spot pubblicitario, non conosceva una parola che non fosse della lingua russa, non amava la danza che considerava inferiore alla poesia e odiava tutto ciò che non era russo. Spesso si ubriacava e dava in escandescenze in pubblico. Inoltre i due erano sempre controllati da agenti dell’antispionaggio e oggetto di critiche per motivi politici. All’arrivo negli Stati Uniti furono fermati ad Ellis Island e sottoposti ad interrogatorio in quanto cittadini sovietici.
A parte questo contrattempo, l’ultima tournée americana di Isadora fu un disastro: i critici l’attaccavano impietosamente sul piano umano e professionale e non le perdonavano le simpatie per il regime bolscevivo. Inoltre le si rivoltava contro  il puritanesimo americano. Una esibizione programmata nella chiesa di San Marco a Clermont, che le era stata chiesta dal rettore, fu proibita dal vescovo di New York in seguito alle proteste di fedeli che ignoravano il contenuto dell’esibizione.

Al ritorno in Europa, Esenin la lasciò. Nel 1924 Isadora realizzò le coreografie di due Marce Funebri per la morte di Lenin. Fece diverse tournée in Russia e in Cina. Nel 1925 si trasferì a Parigi e poi a Nizza dove viveva in ristrettezze economiche. Alla fine dell’anno fu raggiunta dalla notizia della morte di Esenin. Si era suicidato in una stanza d’albergo a Leningrado tagliandosi la vena di un polso. Con il sangue aveva scritto una poesia dedicata ad un amico. Isadora gli sopravvisse ancora due anni in declino come artista e con difficoltà finanziarie. Nel 1926 si esibì con il pianista russo Victor Seroff e iniziò a scrivere la sua autobiografia. Trascorse l’ultimo anno della sua vita tra Nizza e Parigi. Alla fine era a Nizza con Mary Desti, oberata dai debiti. Victor Seroff la raggiunse e si recò a Parigi in cerca di aiuti finanziari per lei. Chiese aiuto ancora a Paris Singer ma inutilmente.

Eseguì la sua ultima danza a Nizza prima di morire tragicamente. Era l’imbrunire del 14 settembre del 1927 quando,  sulla Promenade des Anglais a Nizza, Benoît Falchetto, un pilota automobilistico italo-francese, la fece salire sulla sua Bugatti per fare un giro di prova come lei gli aveva chiesto. Partita la macchina, la lunga sciarpa che le avvolgeva il collo si impigliò nelle ruote dell’auto strangolandola. Così riferiva il Corriere della Sera il 15 settembre 1927: Ieri sera la signora Duncan invitava il signor Falchetto a farle provare la macchina e alle 21.15 egli si presentava all’Hotel Bellavista. La danzatrice prese posto nel sedile posteriore della macchina; guidava lo stesso Falchetto. La Duncan aveva avvolto intorno al collo una lunga sciarpa di seta bianca e rosa le cui frangie flottavano al vento. L’automobile prese subito la corsa. Ma ad un tratto le frangie della sciarpa si impigliarono nel tamburo del freno che girava con la ruota. L’artista non ebbe neanche il tempo di rendersi conto di quanto avveniva che fu violentemente tirata dalla sciarpa, che era stata avvolta due volte intorno al collo, e quindi proiettata fuori dalla vettura. Nel giro vorticoso la ruota avvoltolò subito la sciarpa e trascinò con essa anche il corpo dell’infelice.

Il suo corpo fu cremato e le ceneri sepolte a Parigi insieme a quelle di Deirdre e Patrick.

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Proseguirono l’opera di diffusione delle sue teorie le sue prime allieve, che Isadora aveva adottato ufficialmente e che quindi avevano assunto il cognome Duncan: Anna, Maria Theresa, Irma, Lisa, Gretel ed Erika, le cosiddette “Isadorables”.

Irma ha guidato i suoi studenti più talentuosi in diversi tour in Russia, in Siberia e in Cina. Fu in America con i suoi studenti russi nel 1928-1929. Nella sua autobiografia, Irma descrive la sua ultima performance teatrale “Ode to Peace” nel gennaio del 1933, al Madison Square Garden. Era uno spettacolo programmato da Walter Damrosch, ex collaboratore di Isadora. Irma sposò Sherman Rogers subito dopo, ritirandosi dalle performance ma continuando a insegnare e scrivere. Irma è morta il 20 settembre 1977 a Santa Barbara, in California.

Anna Duncan (Anna Denzler) era nata in Svizzera nel 1894.  Nel 1925, è a New York per insegnare danza e dare spettacoli. Si è esibita sia come solista che con i Dancers di Riva Hoffman, e con la sua compagnia Anna Duncan Dancers. L’ultima esibizione di danza di Anna erau in ‘The Virgin’s Name is Mary’ nel 1965.

Maria-Theresa Duncan era nata a Dresda, in Germania nel 1895. Maria-Theresa ballò con Isadora Duncan per 16 anni. Iniziò la sua carriera indipendente come solista a New York nel 1922, apparendo alla Carnegie Hall. Nel 1934 ballò alla Casa Bianca su invito di Eleanor Roosevelt.

Lisa Duncan (Elisabeth Milker) era nata nel 1898 a Dresda. L’ultima esibizione di Lisa con Isadora fu il 7 giugno 1921 a Londra con Maria-Teresa e Irma. Lisa insegnò brevemente a New York ma si stabilì a Parigi dove insegnò e si esibì. Una creazione di successo è stata “Apparizione”, impostata sulla musica di Chopin: una simulazione immaginativa di una creatura alata in volo. Lisa ha avuto successo e popolarità negli anni precedenti la seconda guerra mondiale. 

Erika Duncan (Erika Lohman) era nata nel 1901 ad Amburgo. È stata la prima a lasciare il gruppo delle Isadorables, decidendo nel 1920 di porre fine alla sua carriera di ballerina e di dedicarsi alla pittura.

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Dal 1921 al 1924 la scuola di Elizabeth Duncan da Grünewald si trasferì a Potsdam. Nel 1925 a Klessheim vicino a Salisburgo fino al 1935. Nel 1935 la Elizabeth Duncan School si trasferì a Monaco di Baviera fino al 1943, e poi in Austria fino al 1945. Elizabeth Duncan morì nel 1948.

 

Allieve di Isadora Duncan

Allieve di Isadora Duncan ( Library of Congress’s Prints and Photographs division)

 

 

La teoria della danza di Isadora Duncan

All’ inizio del XX secolo la danza era ancora schiava della perfezione, dell’ordine, chiusa in una tecnica fine a se stessa separata dalla vita e dalla sua espressione.  Non implicava nessuna partecipazione umana ma era fatta per lo più di passi, movimenti, sequenze, combinazioni e acrobazie eseguite in modo tecnicamente definito.

Isadora Duncan fu artefice di una radicale rottura nei confronti della danza accademica: abolì nei propri spettacoli le scarpette a punta, che considerava innaturali, e gli artificiosi costumi indossati dalle ballerine del XIX secolo, preferendo indossare abiti semplici e leggeri, che ricordavano il peplo dell’antica Grecia, e danzare a piedi nudi. Tali scelte si coniugavano con l’esigenza di favorire la libertà e l’espressività dei movimenti. Le sue danze libere furono interpretazioni emotive, impressionistiche, di composizioni di celebri musicisti come Chopin, Beethoven, Gluck, Schubert, Liszt, Wagner,Tchaikovskj, Scriabin non create appositamente per il balletto. Isadora elevò la danza ad un livello di apprezzamento artistico che non aveva conosceva dai tempi degli antichi greci. Isadora ha anche ballato sulla condizione umana, la politica e su temi più astratti. Ha anche spogliato la scenografia della danza fino a ridurla ad uno spazio nudo. Ha adottato come costumi semplici e scorrevoli tuniche, lasciando che i movimenti e la musica fossero il punto focale della dichiarazione artistica.
La Duncan desiderava fortemente creare la danza del futuro ispirandosi alla plasticità dell’arte greca, basandosi sul sentimento e sulla passione dettati dalla natura e dalla forza della musica. Non cercava di inventare qualcosa, ma solo di scoprire le radici di quell’impulso verso il movimento che è la risposta a ogni esperienza, che sentiva in se stessa e che era convinta fosse una dote naturale dell’essere umano sebbene la civiltà tenda a smorzare e inibire questa tendenza. Voleva che ogni danzatore, o danzatrice, fosse consapevole che il movimento spontaneo del corpo è la prima reazione di tutti gli uomini agli stimoli sensoriali o emotivi.
Una volta che si era convinta attraverso la propria esperienza che il movimento proveniva da una fonte interiore centrale che chiamava l’”anima”, si dedicò a cercare il luogo del corpo dove si trovava questa fonte e come doveva essere stimolata all’azione.
Osservando i suoi impulsi emotivi e motori e mettendoli in relazione l’uno con l’altro, scoprì che il plesso solare era l’abitazione corporea dell’”anima” e il centro in cui l’impulso interiore veniva tradotto in movimento e proiettato all’esterno in una danza fluida. L’immagine emblematica di questo movimento è l’onda: l’andamento che caratterizza il suono e la luce, un flusso ininterrotto che simboleggia la ciclicità e l’energia della natura, che continuamente si rigenera e al quale obbediscono le acque, i venti, gli esseri viventi e le più piccole particelle della materia.
Su questo principio rivoluzionario ha basato tutta la sua pratica e il suo insegnamento.
Per avviare il motore nell’anima il mezzo principale è la musica che suscita le emozioni. Era la musica che forniva ad Isadora l’elemento di trasformazione necessario. Serviva prima di tutto ad abbassare la soglia di attivazione motoria, e poi forniva anche una continuità di impulso. Aveva imparato a rendersi così sensibile a questo tipo di impulsività che poteva sostenere il movimento con una verità emotiva non falsata per la durata di intere sinfonie.
Ma sapeva che la musica non era l’unico mezzo. Circondava i suoi giovani alunni con dipinti e sculture e li formava allo studio dei processi della natura; così oltre dall’ascolto della musica “con l’anima”, venivano guidati inconsciamente dall’ideale della bellezza vivente che stava davanti ai loro occhi.
Isadora ha descritto la sua ricerca dei movimenti chiave che dovrebbero scaturire da esperienze emozionali elementari come la paura e l’amore, e da cui dovrebbe svilupparsi tutta una serie di movimenti in evoluzione. Sperimentava come provocare stati emotivi specifici senza musica o altri aiuti esterni, utilizzando soltanto la memoria. Per scoprire un movimento elementare di paura da cui possa scaturire una sequenza di movimenti correlati deve essere ricreato uno stato simile alla paura stessa. Questo può essere fatto solo ricordando precedenti esperienze di paura e permettendo a questi ricordi di indurre liberamente i loro stati corporei ed emotivi.
Una sequenza di movimento che scorre come se avesse una propria volontà partendo da un singolo impulso emotivo è in realtà una frase motrice, il minimo comune denominatore del movimento della danza e l’unità di base della composizione.
Isadora si servì di alcune frasi reali di movimento scoperte nel corso dei suoi esperimenti, ma non portò il metodo stesso fino al suo pieno sviluppo.
In definitiva da Isadora Duncan viene un invito a pensare alla danza non solo come particolare forma di spettacolo ma come un lunguaggio espressivo avente la stessa dignità e la stessa funzione della poesia, della narrativa, delle arti visive, del teatro collegandola alla vita dell’essere umano, al suo rapporto con il corpo e con la società, al ciclo vitale tutto.

 

Giuseppe Picciolo

 

Fonti

Isadora Duncan, My Life, Horace Liveright, New York 1928

Irma Duncan (Irma Erich Grimme) e Allan Ross Macdougall, Isadora Duncan’s Russian days, Victor Gollancz LTD, London 1929

Allan Ross Macdougall, Isadora Revolutionary in Art and Love, Thomas Nelson & sons, New York 1960

Ruth Kozodoy, Isadora Duncan, Chelsea House Publishers, New York 1988

Eugenia Casini Ropa (a cura di), Alle origini della danza moderna, Il Mulino, Bologna 1990

Archivio storico del Corriere della Sera

Archivio storico del quotidiano La Stampa.

Sito Web http://www.isadoraduncanarchive.org/ (consultato giugno 2018)

Wikipedia

Video su YouTube alla voce Isadora Duncan