I soliti ignoti

I soliti ignoti

I soliti ignoti

 

 

 

 

 

 

 

Titolo originale

I soliti ignoti

Anno

1958

Genere

commedia

Regia

Mario Monicelli

Soggetto

Age & Scarpelli

Sceneggiatura

Mario Monicelli, Suso Cecchi D’Amico, Age & Scarpelli

Produttore

Franco Cristaldi

Casa di produzione

Vides Cinematografica, Cinecittà (Stabilimenti Cinematografici), Lux Film

Fotografia

Gianni Di Venanzo

Musiche

Piero Umiliani

Scenografia

Vito Anzalone

Interpreti e personaggi

Vittorio Gassman: Giuseppe Baiocchi, detto “Peppe er Pantera”

Marcello Mastroianni: Tiberio Braschi

Renato Salvatori: Mario Angeletti

Totò: Dante Cruciani

Claudia Cardinale: Carmelina Nicosia

Tiberio Murgia: Michele Nicosia detto “Ferribotte”

Memmo Carotenuto: Cosimo Proietti

Carlo Pisacane: Pierluigi Capannelle

Carla Gravina: Nicoletta

Rossana Rory: Norma

Gina Rovere: Teresa, la moglie di Tiberio

Lella Fabrizi: una delle tre “mamme” di Mario

Gina Amendola: una delle tre “mamme” di Mario

Elvira Tonelli: una delle tre “mamme” di Mario

Mario Feliciani: il commissario di polizia

RICONOSCIMENTI

  • 2 Nastri d’argento 1959: migliore attore protagonista (Vittorio Gassman), migliore sceneggiatura (Age & Scarpelli, Suso Cecchi D’Amico, Mario Monicelli)
  • Festival internazionale del cinema di San Sebastián 1958: Silver Seashell (Mario Monicelli)
  • Premio Oscar: Nomination miglior film straniero

TRAMA

Con I soliti ignoti nasce la “commedia all’italiana”, un nuovo tipo di commedia comica che abbandona i canoni tradizionali dell’avanspettacolo, del varietà o del Cafè Chantant, per raccontare, in continuità con il neorealismo, la quotidianità della gente comune, trattando con termini comici, divertenti, ironici, argomenti che sono invece drammatici.

Protagonisti del film sono esponenti della malavita di piccolo cabotaggio degli anni 50, che vivono alla giornata, progettando colpi sensazionali come quelli che vedono al cinematografo, e che intanto si accontentano di furtarelli facili per sbarcare il lunario e mantenere la famiglia. Peppe detto “er pantera”, Tiberio, Ferribotte, Mario, Capannelle vogliono fare il salto di qualità che può dare una svolta alle loro vite e a quelle dei loro familiari: si propongono di svaligiare la cassaforte (la “comare”) del Monte dei Pegni secondo un piano che Peppe si è fatto raccontare in carcere da Cosimo, un altro detenuto che nel progetto iniziale avrebbe dovuto essere l’organizzatore del colpo. L’obiettivo può essere raggiunto attraverso un foro nella parete di un appartamento confinante. Per accedere all’appartamento, abitato da due anziane signore, Peppe, aitante pugile suonato affetto da balbuzie, deve sedurre Nicoletta, la giovane domestica delle due donne.

Cosimo e Peppe in carcere

Cosimo e Peppe in carcere

Nel frattempo Cosimo, uscito dal carcere grazie a un’amnistia, raggiunge la banda per vendicarsi, ma viene messo K.O.  da un pugno di Peppe che compie così l’impresa più notevole della sua carriera di pugile. Cosimo riavutosi si rifiuta di partecipare al furto alla pari con gli altri e da solo tenta di rapinare il Monte di Pietà dove l’impiegato allo sportello gli offre 1000 lire (50 centesimi di Euro) per accettare in pegno la pistola con la quale invece Cosimo intendeva minacciarlo. Poco dopo morirà travolto da un tram mentre fugge dopo avere scippato una donna.

Intanto Tiberio realizza un filmato della cassaforte con una macchina da presa rubata al mercato di Porta Portese. Il filmato viene sottoposto in visione a Dante Cruciani, un noto scassinatore a riposo che lavora come “consulente” di ladri alle prime armi, il quale istruisce la banda sulle modalità tecniche per realizzare il colpo.

Una sera arriva per la banda il momento buono per il colpo, potendo approfittare dell’assenza delle proprietarie comunicata con precisione a Peppe da Nicoletta. Tiberio però si presenta con un braccio ingessato, frutto dell’incontro con il venditore al quale in precedenza aveva rubato la macchina da presa.

 Mario rinuncia a partecipare per vegliare su Carmelina, sorella di “Ferribotte”, con la quale è nata una tenera relazione.

Dopo aver superato numerose difficoltà e molti scrupoli di coscienza, i quattro “soci” rimanenti arrivano finalmente a introdursi nell’appartamento. Qui riescono con fatica a demolire quella che pensano sia la parete oltre la quale si trova il Monte, ma con loro meraviglia si ritrovano nella cucina della stessa casa.  Vista l’ora ormai tarda la banda è costretta a rinunciare, e ad accontentarsi della pasta e ceci trovata in cucina e la cui bontà Peppe attribuisce alle qualità di cuoca di Nicoletta.  Una perdita di gas da un tubo danneggiato durante il lavoro, causa un’esplosione, per cui devono battere precipitosamente in ritirata.

Alle prime luci dell’alba la banda mestamente si scioglie. Tiberio prende il tram e va a riprendersi suo figlio, lasciato in custodia alla moglie detenuta a Regina Coeli per contrabbando. “Ferribotte” rincasa.

Capannelle e Peppe procedono insieme ma il suono di una sveglia rubata da Capannelle nell’appartamento attira l’attenzione di due carabinieri in bicicletta. I due, per sfuggire al controllo, sono costretti a mescolarsi con degli aspiranti manovali che si affollano davanti al cancello di un cantiere. Peppe viene assunto suo malgrado, mentre Capannelle, allontanato in malo modo, avverte sarcasticamente l’amico che gli toccherà lavorare sul serio.