Accattone

Accattone

Franco Citti Accattone

 

 

 

 

 

 

 

Accattone è il film che segna l’esordio alla regia di Pier Paolo Pasolini. Può essere considerato la trasposizione cinematografica dei suoi precedenti lavori letterari: Ragazzi di vita, Una vita violenta.

Trama

Vittorio Cataldi, soprannominato “Accattone”, è un giovinastro del sottoproletariato romano che si fa mantenere da una prostituta, Maddalena, che lavorava per Ciccio, un napoletano finito in carcere per una denuncia anonima (in realtà di Accattone) e vive con lei nella casa di Nannina, moglie di Ciccio e madre di cinque figli. Trascorre inutilmente il suo tempo in un baretto  insieme ad alcuni amici accomunati tutti dalla svogliatezza di vivere. Un giorno per scommessa Accattone si tuffa da un ponte nel Tevere dopo aver mangiato.

Ciccio incarica i suoi amici di scoprire e punire chi lo ha denunciato ma Accattone si difende incolpando Maddalena che viene picchiata dagli amici di Ciccio. Maddalena finisce in carcere per aver denunciato quattro innocenti come colpevoli dell’aggressione subita. Accattone, rimasto senza fonte di reddito, soffre la fame. Tenta di riavvicinarsi alla moglie, Ascenza, che vive  in casa del padre e del fratello insieme al figlioletto al quale Accattone ruba la catenina d’oro. Ma Accattone viene respinto e malmenato. Nel luogo di lavoro della moglie aveva incontrato Stella, una ragazza che lui cerca di convincere a prostituirsi. Stella non è adatta al “mestiere” ed Accattone, che se n’è innamorato, decide di sacrificarsi trovandosi un lavoro per mantenere se stesso e la ragazza. Ma lui non è fatto per il lavoro faticoso e dopo la prima dolorosa esperienza tenta la via del furto. Ma non sa che  la polizia lo tiene d’occhio perché Maddalena dal carcere lo ha denunciato per sfruttamento dopo aver saputo da un’altra prostituta, Amore, della sua relazione con Stella.

Dopo aver sognato come un presagio il proprio funerale, insieme altri due giovani sfaccendati di borgata, Balilla e Cartagine, tenta di rubare da un furgone carico di salumi. La polizia interviene subito e allora Accattone sale su una motocicletta e fugge. La sua fuga dura poco: alla prima curva si schianta. Morente, ha solo la forza per mormorare: “Ah .. mo’ sto bbene”. Il film si chiude con il ladro Balilla che, in manette, fa il segno della Croce sulle note della Passione Secondo San Matteo di Johann Sebastian Bach.

 

 

Anno                            1961

Genere                         drammatico

Regia                            Pier Paolo Pasolini

Aiuto regia                   Bernardo Bertolucci

Soggetto                       Pier Paolo Pasolini

Sceneggiatura             Pier Paolo Pasolini (con la collaborazione di Sergio Citti)

Produttore                   Alfredo Bini

Fotografia                   Tonino Delli Colli

Musiche                       Carlo Rustichelli -Johann Sebastian Bach (brani da la Passione secondo Matteo)

Scenografia                 Flavio Mogherini

 

 

Interpreti e personaggi

  • Franco Citti: Cataldi Vittorio detto Accattone
  • Franca Pasut: Stella
  • Silvana Corsini: Maddalena
  • Paola Guidi: Ascenza
  • Adriana Asti: Amore
  • Romolo Orazi: suocero di Accattone
  • Massimo Cacciafeste: cognato di Accattone
  • Emanuele Di Bari: sor Pietro
  • Franco Marucci: Franco
  • Carlo Sardoni: Carlo
  • Adriana Moneta: Margheritona
  • Elsa Morante: Alina, una detenuta
  • Adele Cambria: Nannina, moglie di Ciccio
  • Mario Castiglione: Mario
  • Mario Cipriani: Balilla
  • Roberto Scaringella: Cartagine

 

Riconoscimenti

  • Nastri d’argento 1962: miglior produttore (Alfredo Bini)
  • Laceno d’oro 1962: migliore attore (Franco Citti)
  • Festival Internazionale del cinema di Karlovy Vary 1962: Primo premio per la regia
  • Nomination BAFTA al miglior attore protagonista straniero a Franco Citti 1963

 

Recensione

Lo squallore, il degrado materiale e morale delle borgate romane, è stato ricreato da Pasolini con il suo linguaggio crudo puntando sulla genuinità di interpreti presi direttamente da quel mondo. Interpreti di se stessi si potrebbe dire. Il regista ha descritto questo mondo a lui caro con l’arte del narratore e del pittore creando nello spettatore una suggestione poetica. Il film è stato ingiustamente accusato di immoralità da chi non riusciva a vedere che la giustificazione morale dei comportamenti dei personaggi sta nel fatto che essi sono veri. Dava fastidio anche la denuncia sociale a favore dei diseredati, ma Pasolini si limita ad osservare e rappresentare la loro vita e il loro ambiente e chi ci legge la denuncia lo fa perché percepisce l’ingiustizia attraverso la rappresentazione cruda della realtà e ciò risulta scomodo e destabilizzante.
Le borgate romane sono in realtà una metafora di tutte le  periferie del mondo corrotte da tante forme di discriminazione e di sperequazione della moderna cività dei consumi.

La tecnica cinematografica è volutamente povera e primitiva con movimenti di macchina ridotti all’essenziale, con preferenza per la fissità del campo e con inquadrature immaginate come quadri. Tecnica ispirata esplicitamente ai grandi registi classici del cinema muto così come ai grandi classici della pittura rinascimentale come Masaccio.

Così dichiarava Pasolini su «Civiltà Cattolica»: Il mio gusto cinematografico non è di origine cinematografica, ma figurativa. Quello che io ho in testa come campo visivo, sono gli affreschi di Massaccio, di Giotto, che sono i pittori che amo di più, assieme a certi manieristi (ad esempio, il Pontormo). E non riesco a concepire immagini, paesaggi, composizioni di figure al di fuori di questa mia iniziale passione pittorica, trecentesca, che ha l’uomo come centro di ogni prospettiva.

 

Note

Il film è sato bloccato per alcuni mesi dalla censura per immoralità. In proposito il 16 ottobre 1961 si tenne a Roma un convegno organizzato dal professor Francesco Carnelutti che rappresentava gli interessi della casa produttrice del film. Al convegno che doveva discutere della presunta immoralità parteciparono tra gli altri: Pietro Nenni, Arturo Carlo Jemolo, padre Enrico Barogli di «Civiltà Cattolica», Giuseppe Ungaretti, Enzo Biagi (direttore del Telegiornale), Elsa Morante, Federico Fellini, Cesare Zavattini, Carlo Levi.

Alla prima rappresentazione a Roma, il 22 novembre 1961, il film fu oggetto di una contestazione da parte di un gruppo di giovani di estrema destra.