Loïe Fuller

Una importante danzatrice che rivoluzionò il modo di concepire la danza e che introdusse nuove tecniche per trasmettere emozioni con i movimenti del corpo fu Loïe Fuller (Fullersburg, 15 gennaio 1862 – Parigi, 1 gennaio 1928), meglio nota come La Loïe.

Loïe Fuller

Loïe Fuller

Iniziò la carriera in tenera età come attrice teatrale e danzatrice esibendosi tra il 1865 e il 1891 in spettacoli folkloristici, vaudeville, spettacoli circensi, burlesque e teatro di varietà. Si esibì anche con il circo di Buffalo Bill (nel 1883).

Loïe Fuller è stata la prima  ad avere un approccio multimediale al balletto, unendo l’arte e la tecnologia. Infatti, è stata la prima a utilizzare, se non a inventare, molte caratteristiche della moderna illuminazione scenica. Ha concepito l’idea che il dinamismo del movimento è prodotto dagli effetti di luce e colore su un corpo in movimento e non dal movimento in se stesso. Ha introdotto l’uso di un palco senza scenografia per concentrare l’attenzione del pubblico sulla danza. Ha inaugurato, prima di altri artisti, una drammatizzazione delle emozioni attraverso movimenti corporei naturali sullo sfondo della musica.

La prima importante coreografia da lei inventata fu la celebre Danza serpentina nella quale faceva fluttuare sulla scena ampi tessuti di seta che creavano, grazie a lanterne colorate sapientemente disposte, giochi di luci e di colori. La Loïe appariva dal buio come una creatura spettrale o una farfalla illuminata al centro del palco. La luce sostituiva le scenografie dipinte.

Nella sua autobiografia la Fuller racconta come ha concepito la prima volta l’idea della sua tecnica di danza in seguito ad uno spettacolo, Quack Medical Doctor, tenuto a Holyoke, in Massachusett. Lo spettacolo fu mal riuscito nel complesso ma la sua prestazione fu considerata positiva dalla critica grazie all’effetto di un abito di scena troppo lungo e largo che aveva recuperato dal guardaroba della Compagnia D’Oly Carte per dare un tocco di mistero alla sua esibizione: doveva interpretare una donna sotto ipnosi. Alla sua apparizione in scena il pubblico aveva reagito spontaneamente esclamando « Una farfalla !… Una orchidea !… » e i giornali il giorno dopo ne diedero conto. Così racconta nelle sue memorie: Dopo aver letto queste righe confortanti, balzai dal letto vestita solo della mia camicia da notte, indossai l’abito (di scena) e mi guardai in un grande specchio, per accertarmi di quello che avevo fatto la sera prima. Lo specchio era posto proprio di fronte alla finestra. Le lunghe tende gialle erano tirate e attraverso di esse il sole versava nella stanza una luce ambrata, che mi avvolgeva completamente e illuminava il mio abito, dandogli un effetto di trasparenza. Riflessi dorati giocavano tra le pieghe di seta  scintillanti, e in quell*a luce il mio corpo era vagamente rivelato sotto forma di un contorno ombroso. Questo è stato un momento di intensa emozione. Inconsciamente capii di essere alla presenza di una grande scoperta, che era destinata ad aprire la strada che ho poi seguito. Delicatamente, quasi religiosamente, misi in movimento la seta, e vidi che avevo ottenuto ondulazioni di un tipo fino ad allora sconosciuto. Avevo creato una nuova danza. Perché non ci avevo mai pensato prima? (Loie Fuller, Fifteen years of a dancer’s life. pag. 33).

Serpentine Dance

Serpentine Dance

Con la Serpentine Dance, presentata per la prima volta Park Theatre di Brooklyn (New York) il 15 febbraio 1892, ottenne un tale successo che fu subito imitata da molte altre danzatrici. 

Nel 1892, grazie ad un impresario tedesco, si trasferì a Parigi  dove ottenne subito un grande successo arrivando presto a diventare una stella delle Folies Bergères. Soprannominata “La Belle Americaine”  provocò l‘entusiasmo del suo pubblico in oltre trecento spettacoli consecutivi. A Parigi cominciò a perfezionare le sue realizzazioni che diventavano sempre più raffinate e spettacolari lavorando sul trasformismo delle linee e sui contrasti luce-ombra correlati al dinamismo della danza. Sperimentò nuovi effetti di luce collocandone le sorgenti anche sotto i suoi piedi come nella Danse de feu e sperimentò luci ottenute con sali fluorescenti ed effetti di mescolanza e di rifrazione dei colori

Nelle sue performance, si trasformava in fiori, uccelli, fiamme, farfalle e falene, proiettando turbinii colorati di luce sui fluenti e lunghi abiti di seta colorati che roteando insieme alla danzatrice e abilmente illuminati producevano effetti innovativi e sorprendenti. Così ne descrive una esibizione un cronista dell’epoca:
Loïe Fuller emerge dal seno dell’oscurità, trascinando con un gesto di suprema spensieratezza un fardello di fiamma che la copre e la piega sotto la sua divorante magnificenza. La luce cade e muore, nel momento in cui si sarebbe pensato di vedere cadere e morire l’essere svolazzante che lottava con essa sventolando le braccia disperate. Dentro l’oscurità regnante vediamo, con stupore, una forma bluastra di uccello notturno errante, brancolante all’estremità delle sue ali spezzate contro il muro implacabile della notte: e poco a poco, la grande creatura si distingue e si impone sull’immagine della luna; avanza, è, sempre più pallida finché non si materializza in un gesso vivente, una figura che sembra creata dal genio di Rodin, una statua appassionata che si nasconde nell’ombra, e che all’improvviso si colora e risplende in un fragore di tuono guizzato dal braciere del fuoco, finalmente caldo e vorticoso, e diventa un cerchio, un’ellisse, un fiore, un calice, una farfalla, un uccello colossale, uno schizzo multiplo e rapido di tutte le forme di flora e fauna che subito si fonde nella spaventosa fiamma creativa e mortale che la coglie, la idealizza e la fa improvvisamente svanire in una suprema ondata di splendore!

Le coreografie della Fuller erano influenzate anche dall’Art Nouveau, della quale divenne uno dei simboli, con i continui richiami agli elementi della natura e all’utilizzo di colori sgargianti nelle sue coreografie come Danse blanche, Danse fleur, Dance of the lily, Papillon, Nuages, Bon Soire,

Toulouse Lautrec Loie Fuller

Toulouse Lautrec Loie Fuller

Cheret Jules La Loie Fuller

Cheret Jules La Loie Fuller

 

Butterfly Dance

Butterfly Dance

Dance of Fire

Dance of Fire

 

All’Esposizione Universale di Parigi del 1900 si esibiva in un teatro allestito appositamente per lei dall’architetto Henri Sauvage. In questo teatro la Fuller danzava la sua versione di Salomé, o Danza dei sette veli.

Raggiunto il successo internazionale si esercitò anche come manager, autrice teatrale e coreografa a Parigi, Londra e New York. Fu proprio lei a consentire ad Isadora Duncan di effettuare le prime tournée in Europa nel 1902. Da manager curò anche gli aspetti illuminotecnici e finanziari delle rappresentazioni europee dell’attrice e ballerina giapponese Sada Yacco e del suo teatro Hanako che accompagnava, esibendosi anche lei, in giro per l’Europa inclusa l’Italia (Roma e Milano) dove la Yacco era considerata “la Duse giapponese”.

Loïe Fuller si avvicino anche al nascente cinema e partcipò ad alcuni film con Pathé, i fratelli Lumiere e Georges Méliès.

Presa come simbolo di molti movimenti artistici dal 1895 al 1920, compresi il Simbolismo, il Futurismo e l’Avanguardia, le sue prestazioni riflettevano l’idea simbolista di un teatro di simboli e sogni, poesia e immaginazione al posto dei personaggi. Il suo modo di danzare è stato preso come modello anche da Filippo Tommaso Marinetti nel suo “Manifesto della danza futurista”.

Molti artisti, come Henri de Toulouse-Lautrec, Jules Cheret e August Rodin, Georges Rodenbach,  Hector Guimard, William Bradley sono stati ispirati da lei per le loro opere. E nel giardino di Rodin la Loie si esibi spesso (Video presente su YouTube). Tra  suoi ammiratori e amici vi erano anche Claude Debussy sulle cui musiche realizzò alcune coreografie,  Alexandre Dumas figlio, Anatole France che scrisse l’introduzione al suo libro di memorie, Stéphane Mallarmé, l’astronomo Camille Flammarion e i coniugi Curie ai quali aveva chiesto se potevano aiutarla a creare un abito fosforescente basato sul radio ricevendone una risposta educatamente negativa.

Loïe Fuller merita un posto di rilievo non solo nel suo campo, il teatro, ma anche tra i suoi pari nelle altre arti visive come Claude Monet, Georges Seurat.. La danza della Fuller ricorda anche i quadri di Gustav Klimt, dove, esattamente come nei suoi spettacoli, la figura umana emerge come nudità affiorante da molteplici e multiformi trame di arabeschi.
Ma non solo, con la sua attvità si qualifica come precorritrice diretta delle celebrità dei media moderni. Costruì sia una forma d’arte che un’attività commerciale sfruttando il fascino della sua epoca per l’alchimia inerente all’unione tra uomo e macchina. Il suo lavoro era così avanzato che Loïe Fuller può essere considerata una precorritrice della danza postmoderna.

Per qunto riguarda la vita privata dopo un breve matrimonio ha vissuto per otto anni in grande intimità con una delle sue ammiratrici, chiamata “Gab”, che fu anche su socia in affari e che per lei scrisse alcune sceneggiature.

Loïe Fuller nel 1908 pubblicò le sue Memorie che sono state ristampate nel 2002 da Giovanni Lista, insieme ad altri testi inediti, con il titolo My Life and Dance (Parigi, Editions L’Œil d’or).

Il primo film a colori nella storia del cinema, Annabelle Serpentine Dance prodotto da Thomas Edison nel 1896, ritrae una delle sue molte imitatrici.

Io danzerò (La Danseuse) è un film sulla vita della Fuller del 2016 diretto da Stéphanie Di Giusto e da lei scritto con Thomas Bidegain e Sarah Thiebaud, basato sul romanzo Loïe Fuller, danseuse de la Belle Epoque di Giovanni Lista. Nel film la Fuller è impersonata dall’attrice franco polacca Soko (Stéphanie Sokolinski ).

 

La danza e il corpo umano secondo Loïe Fuller

Nella danza, il corpo umano dovrebbe, nonostante i limiti convenzionali, esprimere tutte le sensazioni o le emozioni che sperimenta. Il corpo umano è pronto ad esprimere, e esprimerebbe se fosse libero di farlo, tutte le sensazioni proprio come il corpo di un animale. Ignorando le convenzioni, seguendo solo l’istinto, siamo in grado di tradurre le sensazioni presenti in noi tutti senza sospettare che possano essere espresse. Sappiamo tutti che nelle potenti emozioni di gioia, tristezza, orrore o disperazione, il corpo esprime l’emozione che ha ricevuto dalla mente.
Ma i movimenti naturali e violenti sono possibili solo in mezzo a circostanze grandiose o terribili. Sono solo moti occasionali. Per impressionare un’idea, chi danza, con i movimenti del suo corpo, deve provocare la sua nascita nella mente dello spettatore, per risvegliare la sua immaginazione, affinché possa essere preparato a ricevere l’immagine.
Così siamo in grado, non dico di capire, ma di sentire dentro di noi come un impulso una forza indefinibile e ondeggiante, che ci spinge e ci domina. Bene, si può esprimere questa forza con il movimento. Ciò significa che tutti gli elementi della natura possono essere espressi.

 

Fonti

Loie Fuller, Fifteen years of a dancer’s life, Cornell University Library, Boston 1913

Camille Mauclair, Idées vivantes, LIBRAIRIE DE L’ART ANCIEN ET MODERNE, Paris 1904

Dance Index Magazine, marzo  1942

Archivio storico del Corriere della Sera

Wikipedia

Video su YouTube alla voce Loïe Fuller