Cabiria

Sicuramente il film italiano di maggior successo degli anni precedenti la prima guerra mondiale fu il kolossal epico “Cabiria- Visione storica del Terzo Secolo a.C” di Giovanni Pastrone (Pietro Fosco), uscito nel 1914, che segnò l’apogeo del cinema italiano muto ottenendo un grande successo internazionale anche se bisogna ricordare che era stato Quo Vadis di Enrico Guazzoni ad inaugurare il genere storico-kolossal nel 1913.

Poster Poster di Luigi Caldanzano (1880-1928)

Poster di Luigi Caldanzano (1880-1928)

Ambientato nella Cartagine del III secolo a.C, la trama è ispirata ad un’opera di Tito Livio, ‘Ab urbe condita’, conosciuta come “Storia di Roma dalla sua fondazione”. Alla sceneggiatura del film collaborò Gabriele D’Annunzio che ne scrisse anche la prefazione e le didascalie e inventò i nomi di diversi personaggi tra i quali Maciste e la stessa Cabiria. Pastrone, che era anche il produttore del film, si affidò a D’Annunzio anche per condurre la campagna di promozione che include una famosa intervista al Corriere della Sera pubblicata il 28 febbraio 1914. Per la prima volta nella storia del cinema si organizzò  una vera e propria campagna pubblicitaria con manifesti colossali, diffusione di eleganti opuscoli, proiezioni speciali con sconti per famiglie, distribuzione di buoni sconto, prime  e proiezioni speciali nelle principali città con manifestazioni di grande richiamo e uso di orchestre sinfoniche per i commenti musicali, presenza in sala degli attori.

La locandina del film indirizzata al mercato anglosassone

La locandina del film indirizzata al mercato anglosassone New York : N. Morgello, [1914]

La copia originale del 1914, aveva una durata che sfiorava le quattro ore con scene colorate. La durata è stata ridotta nel corso degli anni fino ai 181 minuti della pellicola restaurata del 2006.

La musica originale è opera di Manlio Mazza. Ildebrando Pizzetti (per l’occasione ribattezzato da D’annunzio “Ildebrando da Parma”) compose la Sinfonia del Fuoco per la scena del sacrificio a Moloch. Occorre tener presente che nel primo ventennio del secolo, i film muti erano accompagnati da musica eseguita direttamente in sala di proiezione, il più delle volte per pianoforte. Nella riedizione del 1931 (quando già esisteva il sonoro) curata dallo stesso Giovanni Pastrone, furono aggiunti gli effetti sonori e anche la musica fu magnetizzata nel nastro.

Le riprese furono effettuate negli Stabilimenti Itala a Torino, nelle Coste settentrionali d’Africa nelle Alpi occidentali, in Tunisia e in Sicilia. Particolarmente avvincenti per gli spettatori del tempo erano le scene dell’eruzione dell’Etna con la fuga degli abitanti dai villaggi e la distruzione della città, di Annibale che valica le Alpi con il suo esercito, le scene di orrore dei sacrifici nel tempio di Moloch dove il sommo sacerdote getta nella grande bocca del dio le giovani vittime destinate a placare la sua ira, le scene della distruzione della flotta romana ad opera di Archimede con gli specchi ustori.

Archimede progetta lo specchio ustorio

Archimede progetta lo specchio ustorio

In Cabiria, Giovanni Pastrone utilizza per la prima volta al mondo in maniera intensiva e creativa la “carrellata”, vale a dire le riprese in movimento realizzate con la macchina da presa sistemata su una piattaforma mobile. Tecnica che dà alle scene grande profondità di campo spingendo in profondità nello spazio, ma anche nel tempo, lo sguardo dello spettatore. Insieme alle scenografie tridimensionali e realistiche e agli effetti speciali di  Segundo de Chomón, fu una vera e propria rivoluzione, tanto da influenzare i grandi del cinema hollywoodiano come Dark W.Griffith che molto prese da Cabiria quando realizzò Nascita di una nazione (1915) e Intolerance (1916). Ma in generale il grande cinema internazionale, soprattutto d’argomento storico, a Cabiria si ispirò nella struttura narrativa, nella tecnica scenografica, nell’illuminazione, nello stile delle inquadrature e nella caratterizzazione dei personaggi.

Il film in Italia ebbe un enorme successo con numerose repliche anche fuori programma in tutte le città. Per fare un esempio, il Corriere della Sera del 4 maggio 1914 annunciava “la ventiduesima replica della grandiosa ideazione cinematografica di Gabriele D’Annunzio verso la quale inesauribili si mantengono il favore e l’ammirazione del pubblico”. E quando a giugno il film era proiettato al Dal Verme così scriveva lo stesso giornale: “quanti non hanno ancora avuto campo di assistere a quella che fu proclamata la più perfetta creazione cinematografica apparsa sino ad oggi, non si lascino sfuggire l’occasione”.

Notevole fu anche il successo all’estero specialmente in Francia e negli Stati Uniti. Cabiria fu il primo film straniero proiettato all’interno della Casa Bianca a Washington. Avvenne nel 1915, in visione privata per il Presidente Wilson e per tutto il suo staff.

 

Trama

Siamo nel III secolo a.C. A Catana (Catania) una eruzione dell’Etna provoca la distruzione della città. La piccola Cabiria, figlia di Batto, trova riparo nella spiaggia e poi su una nave che sembra abbandonata, con la nutrice Croessa e alcuni servi. Ma la nave apparteneva a dei pirati fenici scesi a far legna che le catturano e le portano a Cartagine. Le due donne vengono vendute al sacerdode Khartalo e Cabiria è destinata ad essere sacrificata al dio Moloch. La nutrice riesce a fuggire e incontra il patrizio romano Fulvio Axilla che vive segretamente a Cartagine con il suo schiavo Maciste. I due riescono a liberare Cabiria ma sono inseguiti. Fulvio Axilla deve recarsi a Roma perché ha saputo che Annibale sta valicando le Alpi. Maciste, prima di essere catturato, consegna Cabiria a Sofonisba, figlia di Asdrubale e promessa sposa di Massinissa, re di Numidia. Sofonisba tiene con se Cabiria come schiava.  La guerra fra Roma e Cartagine si inasprisce: Annibale varca le Alpi, Asdrubale stringe alleanza con Massinissa. Passano gli anni, Fulvio partecipa all’assedio di Siracusa, è coinvolto nella distruzione della flotta romana ad opera di Archimede e alla fine raggiunge Catana, dove è accolto da Batto al quale promette di riportare Cabiria. Ritorna quindi a Cartagine con l’esercito di Scipione, riesce a liberare Maciste e fugge dalla città. Intanto Cabiria, ormai giovinetta, è riconsegnata da Sofonisba al sacerdote Khartalo che riprova a sacrificarla al dio Moloch, ma ancora una volta è salvata da Maciste. Catturata di nuovo, è creduta morta; ma Sofonisba, che Scipione vincitore vorrebbe come preda di guerra, confessa a Fulvio e a Maciste, prima di avvelenarsi per non cadere nelle mani di Scipione, che la fanciulla è viva. Liberata Cabiria ancora una volta, i tre si imbarcano per l’Italia. Cabiria e Fulvio intanto si sono innamorati.

Analisi critica dell’Opera

Cabiria si inserisce nel clima di entusiamo nazionalista che si era instaurato in Italia con la campagna della Libia nel 1911 e ripropone, alla vigilia della Grande Guerra, il mito dannunziano della “riconquista” del Mediterraneo. Secondo il Vate i popoli latini, e quello italiano in particolare, devono riaffermare la propria supremazia dovuta al fatto che Roma, per prima, fece conoscere la bellezza e la cultura ai popoli “barbari” che si affacciavano sul Mediterraneo. Come scrive nella prefazione, il terzo secolo avanti Cristo reca forse il più tragico spettacolo che la lotta delle stirpi abbia dato al mondo. Gli eventi e gli eroi sembrano operare secondo la virtù del fuoco infaticabile. Il soffio della guerra converte i popoli in una sorta di materia infiammata che Roma si sforza di foggiare a sua somiglianza. In Cabiria è presente l’ideale di una Roma magnanima ed evoluta, contrapposta a una Cartagine descritta come primitiva, dedita ai sacrifici umani, che crolla sotto la spada romana con i suoi idoli mostruosi, con la sua tristezza e la sua cupidigia, con la sua volontà di dominio fine a se steso.  Cartagine si arricchiva allo stesso tempo del traffico commerciale  e della guerra, considerando la guerra solo un commercio come gli altri; e vedeva nel suo dominio solo un mezzo per sfruttare i vinti.  Pace e guerra erano decise da chi esercitava il potere come mere operazioni commerciali. Ma aveva sottovalutato i suoi avversari, erroneamente contava sul loro scoraggiamento e si trovava in difficoltà davanti a uno Stato che preferiva essere annientato piuttosto che arrendersi. E alcuni hanno voluto vedere una analogia tra le Guerre Puniche rappresenate in Cabiria e quanto stava accadendo in Europa: tra Roma e gli Alleati da una parte, Cartagine e gli Imperi Centrali dall’altra.

Abbiamo visto che Cabiria (“nata dal fuoco”) è il nome voluto da D’Annunzio perché “ evocatore dei demoni vulcanici, degli operai igniti ed occulti i quali travagliano senza tregua la materia dura e durevole”.


Interpreti e personaggi:

Carolina Catena (Cabiria bambina), Lydia Quaranta (Cabiria), Umberto Mozzato (Fulvio Axilla), Bartolomeo Pagano (Maciste), Italia Almirante Manzini (Sofonisba), Gina Marangoni (Croessa), Raffaele Di Napoli (Bodastoret), Emile Vardannes (Annibale), Edouard Davesnes (Asdrubale), Enrico Gemelli (Archimede), Dante Testa (Karthalo), Vitale di Stefano (Massinissa), Didaco Chellini (Scipione).

Bartolomeo Pagano (1878 – 1947), inteprete di Maciste era un Camallo del porto di Genova. Dopo Cabiria girò diversi film dal 1915 al 1929. A partire da Cabiria del 1914 e fino a Maciste all’Inferno del 1926, il personaggio è stato da lui interpretato, in una quindicina di film. Si fece conoscere anche all’estero per i suoi ruoli di eroe, di forzuto coraggioso e di gigante buono, soprattutto in Francia e Germania.

Lydia Quaranta (1891 – 1928), fu ingaggiata dalla Itala Film nel 1910. Dopo Cabiria tra il 1915 e il 1920 fu interprete come attrice protagonista in diversi film, prodotti da altre case cinematografiche.

Umberto Mozzato  (1879 – 1947) è stato un attore e regista del teatro, del cinema e della radio. Iniziò la propria carriera negli anni 1890 presso le maggiori compagnie teatrali, come quella di Ermete Zacconi, del quale fu allievo. Diversi anni più tardi costituì una propria compagnia, la Compagnia Umberto Mozzato. Nel 1908 esordì nel cinema con Gli ultimi giorni di Pompei, ma la sua più famosa interpretazione cinematografica fu quella nel film Cabiria del 1914. Nel 1931 divenne direttore artistico della compagnia teatrale La Stabile di Torino dell’impresario Umberto Fiandra. Dal 1934 fino al secondo dopoguerra fu attore alla Compagnia di prosa dell’EIAR di Torino, dove esordì con la celebre rivista radiofonica a puntate I Quattro Moschettieri nel ruolo di Porthos.

Italia Almirante Manzini (1890 – 1941) è considerata una delle grandi dive del cinema muto italiano. I principali registi dell’epoca, con cui ha lavorato, furono Enrico Guazzoni, Ugo De Simone, Roberto Roberti, Febo Mari, Augusto Genina, Giovanni Pastrone. Mario Almirante e Gero Zambuto. Oltre alla parte di Sofonisba in Cabiria la ricordiamo nei film   Gerusalemme liberata (1910), L’amazzone macabra (1916), Voluttà di morte (1917), Tua per la vita (1917), Rose vermiglie (1917), Maternità (1917), Il matrimonio di Olimpia (1918), Maciste poliziotto (1918), Femmina – Femina (1918), La maschera e il volto (1919), I due crocifissi (1920), La cugina (1920), I tre amanti (1921), La statua di carne (1921), La maschera del male (1922), La piccola parrocchia (1923), L’ombra (1923), La bellezza del mondo (1926), L’ultimo dei Bergerac (1934).

Giovanni Pastrone, è stato regista, sceneggiatore, attore, produttore e tecnico cinematografico. Raggiunse fama a livello internazionale per aver realizzato, nel 1911, il film La caduta di Troiae , nel 1914 l’imponente Cabiria. Durante questo periodo, sotto lo pseudonimo di Piero Fosco datogli da Gabriele D’Annunzio Pastrone diresse altri film: Il fuoco (1915), Tigre reale (1916), basato sul romanzo di Giovanni Verga,  Hedda Gabler (1919), tratto dal dramma omonimo di Henrik Ibsen e la serie dedicata a Maciste.

Pastrone considerava il cinema come un’industria e come tale doveva impedirne improvvisazione e rischio. Si affinò nei procedimenti tecnici inventando e brevettando il “fixité”, un procedimento per impedire lo slittamento della pellicola. Creò un circuito di sale cinematografiche per la distribuzione di centinaia di sue pellicole, comiche e drammatiche. Il carrello (anche noto come “dolly”), per effettuare riprese in movimento, risulta essere un’invenzione di Pastrone.

Segundo Víctor Aurelio de Chomón y Ruiz (1871 – 1929) è stato un cineasta spagnolo  innovatore delle tecniche cinematografiche. Iniziò lavorando nel laboratorio di Georges Méliès, dove ideò un particolare sistema di colorazione a mano dei fotogrammi mediante anilina.  Nel 1902 a Barcellona creò due stabilimenti cinematografici. Nel 1906 ritornò a Parigi per lavorare con la Pathé Frères dove si affermò come uno dei maestri degli effetti speciali. Nel 1912 fu assunto dall’Itala Film di Torino come direttore della fotografia e operatore di ripresa. Dal 1919 al 1921 fu all’Albertini Film, piccola casa cinematografica diretta dall’attore Luciano Albertini. Tornato in Francia nel 1923, collaborò al film Napoleone di Abel Gance del 1927.

 

Il personaggio di Maciste negli anni 1960 fu usato come protagonista di moltissimi film ambientati ai tempi dell’egemonia della Grecia o dell’Impero romano. Tra gli interpreti ridordiamo Mark Forest, Kirk Morris, Gordon Scott, Alan Steel, Roberto Mauri.

Il film Cabiria è disponibile su YouTube

Daniela


Fonti

Archivio storico del Corriere della Sera, anno 1914

Bibliothèque nationale de France, département Droit, économie, politique (L’Echo d’Alger, 14 aprile 1916)

Wikipedia

http://www.treccani.it/enciclopedia/cabiria_%28Enciclopedia-del-Cinema%29/

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