Teatro Antico di Taormina

Il Teatro antico di Taormina (Tauromenion) avrebbe un’origine ellenistica e risalirebbe al III secolo a.C.  ma si presenta in gran parte romano nel suo aspetto oggi visibile.

Esso risulta scavato nella roccia e la scena ha per sfondo il mar Ionio e l’Etna. Della struttura originaria fanno parte alcuni tratti di blocchi squadrati ancora visibili sotto la scena, sedili e iscrizioni greche della cavea, e il tempietto sul belvedere soprastante la cavea. Su alcuni gradini è inciso il nome di Filistide, la moglie di Ierone II, il tiranno di Siracusa che molto probabilmente fu artefice della sua costruzione.

Il teatro fu ampliato in età repubblicana e ancora nella prima metà del II secolo d.C. quando acquistò le forme attuali.

In pieno e nel tardo Impero l’edificio venne utilizzato per ospitare spettacoli di lotta tra gladiatori e bestie feroci. L’orchestra venne trasformata in arena. In epoca tardo antica, venne realizzato il portico alle spalle della scena.

Con l’assedio dei Vandali e il conseguente decadimento dell’Impero l’edificio fu abbandonato.

All’epoca del Grand Tour, tra il XVII e il XVIII secolo il romantico antico monumento decaduto, attorniato da rigogliosa vegetazione e con una splendida vista dell’Etna, divenne una delle mete irrinunciabili degli aristocratici giovani viaggiatori.

Nel 1779 fu visitato dall’ incisore, pittore e architetto francese Jean-Pierre Louis Laurent Houël che lo ritrasse nelle illustrazioni del suo diario di viaggio e che così lo presentava:

«Il Teatro, situato nella parte più felice del mondo, è, tra tutti gli edifici di questo tipo che i greci hanno costruito, quello che si è meglio conservato. E ‘ quello che ci fa conoscere con la massima certezza la vera e propria modalità di costruzione di questi edifici. Conferma ciò che la tradizione ci ha trasmesso del genio degli antichi. Questo monumento ben restaurato può completare la conoscenza che abbiamo in quest’arte.

Il Teatro di Taormina si trova nella parte più alta della città e la più avanzata sul lato orientale. Le rocce di questo posto offrivano una cavità esposta a mezzogiorno, la cui forma era semicircolare e la cui grandezza era quella dei teatri delle più armoniose proporzioni. Gli architetti non mancarono di approfittarne: dovevano solo rettificare l’irregolarità di alcune rocce, che non potevano adattarsi all’edificio che desideravano realizzare». (Voyage pittoresque des isles de Sicile, de Malte et de Lipari )

Jean-Pierre Houël (1735-1813)

Jean-Pierre Houël (1735-1813)

Nel 1787 Wolfgang Goethe visitò il teatro rimanendo estasiato dal bel panorama che si ammirava dalla cavea:

« Se ci si colloca nel punto più alto occupato dagli antichi spettatori [del Teatro antico], bisogna riconoscere che mai, probabilmente, un pubblico di teatro si vide davanti qualcosa di simile. Sul lato destro si affacciano castelli dalle rupi sovrastanti; più lontano, sotto di noi, si stende la città e, nonostante le sue case siano d’epoca recente, occupano certo gli stessi luoghi dove in antico ne sorgevano altre. Davanti a noi l’intero, lungo massiccio montuoso dell’Etna; a sinistra 1a sponda del mare fino a Catania, anzi a Siracusa; e il quadro amplissimo è chiuso dal colossale vulcano fumante, che nella dolcezza del cielo appare più lontano e più mansueto, e non incute terrore. »

Edward Lear, uno scrittore e illustratore inglese, visitò la Sicilia nel 1847, soffermandosi in particolare sull’Etna che illustrò anche con viste dal Teatro di Taormina.

Taormina and Mount Etna' Edward Lear

Taormina and Mount Etna  Edward Lear

Un altro viaggiatore del Gran Tour nell’Ottocento fu il letterato francese Paul De Musset che nel 1856 raccolse le sue impressioni di viaggio nell’Italia meridionale e in Sicilia nel volume Voyage pittoresque en Italie parte meridionale et en Sicile. Questa è la sua descrizione del Teatro Antico:
«La più bella rovina di Taormina è un teatro greco dove il palcoscenico, le tribune, le ali, le colonne, senza essere esattamente intatti, sono almeno in piedi. Il boccascena, organizzato come le nostre orchestre, è perfettamente conservato. Lo sfondo, diviso in tre parti, mostra il paesaggio utilizzato come scenografia. Attraverso i portici di marmo, metà degli spettatori aveva la prospettiva dell’Etna, l’altra metà del mare, che appare tra due colline. In questo teatro, si potrebbero ancora dare spettacoli.
Fu qui che i siciliani applaudirono entusiasticamente i versi di Euripide, e su questi gradini forse sedette Pitagora durante il suo soggiorno a Taormina».

Anche Henry Guy de Maupassant descrisse le sue impressioni davanti al Teatro nel suo diario di viaggio in Sicilia del 1885: «Quello di Taormina è così meravigliosamente collocato che non deve esistere, nel mondo intero, un altro punto comparabile. Quando entrammo nel recinto, visitammo il palcoscenico, l’unica parte giunta fino a noi in un buono stato di conservazione,
salimmo i gradini terrazzati ricoperti di erba, destinati precedentemente al pubblico, e rimanemmo ad osservare. Per prima cosa si vedeva la. rovina, triste, superba, crollata, dove rimangono in piedi, tutte bianche, affascinanti colonne di marmo sormontate da capitelli; poi, oltre le mura, si vede il mare a perdita d’occhio; la costa va verso l’orizzonte cosparsa di enormi rocce, bordata di sabbia dorata e popolata di villaggi bianchi; poi a destra, a dominare tutto, riempiendo metà del cielo con la sua massa, l’Etna coperto di neve e fumante
»

Gustav Klimt tra il 1886 e il 1888 realizzò la decorazione del Burgtheater di Vienna, con una serie di pannelli raffiguranti teatri dell’antichità e del mondo contemporaneo. Tra i soggetti raffigurati vi era una personale interpretazione del teatro antico di Taormina.

Gustav Klimt Teatro Antico di Taormina

Gustav Klimt Teatro Antico di Taormina

All’inizio del Novecento versava ancora in stato di abbandono. Così veniva descritto nel 1907: «Numerosi frammenti sono sparsi ed accumulati nella platea dell’orchestra: tronchi di colonne, capitelli, architravi. tutto un ammasso di rottami, in mezzo ai quali germoglia la vita nell’agave sempre verde e in altre erbe selvatiche. Ecco quel che rimane della ricca veste del teatro dopo tante spoliazioni e saccheggiamenti… » (Enrico Mauceri, Taormina, in Collezione di Monografie illustrate, 1907).

L’architetto inglese Charles Robert Ashbee, a Taormina nel 1907 per costruire Villa San Giorgio (oggi Hotel di lusso Ashbee) che gli era stata commissionata da un facoltoso cliente suo connazionale, rimase invece affascinato dal Teatro con la sua trionfale scenografia.

Degli ultimi decenni dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento abbiamo testimonianze fotografiche dovute in particolare a Giovanni Crupi (1859 – 1925), Giorgio Sommer (1834-1914),  Wilhelm von Gloeden (.1836-1931), Giuseppe Bruno (1836-1904).

Giuseppe Bruno

Giuseppe Bruno

Giovanni Crupi

Giovanni Crupi

 

Wilhelm von Gloeden

Wilhelm von Gloeden

Giorgio Sommer

Giorgio Sommer

 

Il barone fotografo tedesco Wilhelm von Gloeden ebbe un ruolo importante nel far conoscere Taormina, dove trascorse gran parte della sua vita, ad artisti e intellettuali di tutta Europa attraverso le sue fotografie artistiche di sapore greco antico. Tra questi Oscar Wilde che fu a Taormina nel 1898. Von Gloeden visse a Taormina dal 1878 fino alla morte avvenuta nel 1931.
All’inizio del Novecento il Teatro nonostante le precarie condizioni della cavea e dell’orchestra era sempre meta di visitatori illustri richiamati dalla Storia e dal panorama; come gli imperiali di Germania  e i figli nel marzo del 1905, il Principe Umberto di Savoia nel luglio 1914, il Re d’Italia Vittorio Emanuele III nell’aprile 1922.

Lavori di restauro importanti furono compiuti nel 1927-1928 con il recupero di 6500 posti a sedere nella cavea. Il Teatro restaurato fu inugurato il 25 aprile con la messa in scena del dramma Giulio Cesare di Enrico Corradini, interpretato da Gualtiero Tumiati con intermezzi musicali del compositore siciliano Giuseppe Mulè.

Un restauro completo è stato realizzato nel 1955. A partire dagli anni 1950 il teatro ha ospitato varie forme di spettacolo che spaziano dal teatro di prosa, ai concerti di musica leggera, ai concerti sinfonici, all’opera lirica al balletto. Dal 1957 al 1980, con un paio di eccezioni, è stato la sede della cerimonia di consegna dei premi David di Donatello per il Cinema.  Dal 1983 è sede di Taormina Arte, manifestazione di spettacoli che si svolge tutti gli anni nel periodo estivo, e del Taormina Film Fest (Festival cinematografico internazionale). Attualmente è anche sede della cerimonia di consegna del Premio cinematografico dei “Nastri d’argento”.

Nel 2017 il teatro è stato il palcoscenico per la sfilata principale del G7 tenutosi a Taormina.

 

Teatro antico durante uno spettacolo Foto di Emilia DS

Teatro antico durante uno spettacolo Foto di Emilia DS

 

Descrizione

L’edificio raggiunge i 109 metri di diametro massimo, con un’orchestra dal diametro di 35 metri ed un’altezza di circa 20 metri. La cavea, ricavata ed intagliata nel fianco della collina  è divisa in nove settori settori con otto scale che consentono l’accesso degli spettatori. Alla sommità delle gradinate si trova un doppio portico coperto da una volta; lungo il muro del portico si aprono trentasei piccole nicchie che servivano forse per accogliere delle statue. Il teatro, oggi, ha una capienza agibile di 4500 posti a sedere.

La scena presenta tre grandi aperture, fiancheggiate da nicchie e da colonne qui ricollocate nel XIX secolo. Il fondo della scena, di epoca romana e parzialmente aperto al centro, è delimitato da un muro sul cui sfondo sono adagiate alcune colonne di marmo. Accanto alla scena si trovano due parascaenia, cioè i due stanzoni che venivano usati dagli attori per cambiarsi di costume.

Teatro Antico 1 Foto Daniela Picciolo

Teatro Antico 1 Foto Daniela Picciolo

Teatro Antico 2 Foto Daniela Picciolo

Teatro Antico 2 Foto Daniela Picciolo

Teatro Antico 3 Foto Daniela Picciolo

Teatro Antico 3 Foto Daniela Picciolo

Teatro Antico 4 Foto Daniela Picciolo

Teatro Antico 4 Foto Daniela Picciolo

 

 

Giuseppe Picciolo