Caravaggio a Messina

Michelangelo Merisi (o Merigi) detto Caravaggio, si trasferì a Messina da Siracusa, città che aveva raggiunto dopo essere fuggito dalle prigioni di Malta dove era stato rinchiuso per avere ferito un membro dell’ordine dei cavalieri di San Giovanni. A Messina fu impiegato per adornare con le sue pitture la pubblica galleria e alcune delle chiese della città. Dipinse per ordine del Senato la tela della Vergine del parto nota come l’Adorazione dei pastori, che in seguito fu donata ai Padri Cappuccini. Si ammira in un lato di questo quadro San Giuseppe appoggiato al bastone con alcuni pastori in adorazione uno dei quali ha la spalla nuda e che sono disposti in maniera da formare una croce. La Vergine, sfinita dal viaggio e dal parto, è distesa al suolo sulla paglia con in braccio il Bambino che dorme, sotto la capanna rotta e disfatta d’assi e di travi. Sullo sfondo il bue e l’asino vicini alla mangiatoia. Questo quadro è riguardato come un capolavoro per la semplicità della composizione e perché inaugura il cosiddetto genere della Natività Povera, che avrà grandissima fortuna nella pittura sei-settecentesca.

Adorazione dei pastori

Adorazione dei pastori

Nel 2009 l’opera è stata restaurata da Valeria Merlini e Daniela Storti con la direzione di Gioacchino Barbera e la consulenza dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

Per i medesimi Padri Cappuccini Caravaggio dipinse un San Girolamo nell’atto di scrivere su un libro.Dipinse successivamente il grandissimo quadro della decollazione di San Giovanni, per la chiesa omonima.

La Resurrezione di Lazzaro è un dipinto in olio su tela (380×275 cm), realizzato nel 1609 per la cappella maggiore della chiesa dei Padri Crociferi, detta anche dei Ministri degli Infermi, su commissione del ricco mercante genovese Giovanni Battista de’ Lazzari. L’opera conservata nel Museo Regionale di Messina raffigura l’episodio del Vangelo di Giovanni, 11, 1-44. Lazzaro uscendo nudo dal sepolcro sostenuto da un uomo, apre le braccia alla voce di Cristo che lo chiama e tende verso di lui la mano. Nell’atto di rinascere, egli stira le braccia mimando il gesto della croce. Piange Marta e osserva meravigliata Maddalena. Le fisionomie degli uomini che assistono alla scena sono copiate dal popolo più umile. Il pittore stesso si sarebbe autoritratto nell’uomo con le mani giunte dietro la mano tesa di Cristo.

Resurrezione di Lazzaro

Resurrezione di Lazzaro

Il quadro dell’Ecce Homo nel quale Cristo coronato di spine è accompagnato da Ponzio Pilato che lo mostra al popolo e da un manigoldo, fu dipinto, si ritiene, per la chiesa di S. Andrea Avellino dei padri Teatini. Dopo varie vicende è arrivato a Genova dove è conservato nei Musei di Strada Nuova (Palazzo Bianco). Recentemente è stato esposto a Palazzo Corvaja a Taormina in occasione del G7.

Ecce Homo

Ecce Homo

Altre opere realizzate a Messina subirono la comune disgrazia di essere o vendute e disperse o distrutte.

 

Museo Regionale Interdisciplinare di Messina

Museo Regionale Interdisciplinare di Messina

 

Giuseppe Picciolo

 

Fonti

Giovan Pietro Bellori, Le Vite de’ pittori scultori e architetti moderni, Roma 1672

Wikipedia