Divorzio all’italiana

Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli
Marcello Mastroianni e Stefania Sandrelli

Anno 1961

Genere Commedia

Cast

Regia                            Pietro Germi

Soggetto                       Ennio De Concini, Pietro Germi, Alfredo Giannetti

Sceneggiatura             Ennio De Concini, Pietro Germi, Alfredo Giannetti

Produttore                   Franco Cristaldi

Musiche                       Carlo Rustichelli

Scenografia                 Carlo Egidi

Interpreti e personaggi

  • Marcello Mastroianni: Ferdinando Cefalù
  • Daniela Rocca: Rosalia Cefalù
  • Stefania Sandrelli: Angela
  • Lando Buzzanca: Rosario Mulé
  • Leopoldo Trieste: Carmelo Patanè
  • Odoardo Spadaro: don Gaetano Cefalù
  • Pietro Tordi: avvocato De Marzi
  • Ugo Torrente: don Calogero
  • Laura Tomiselli: Fifidda, moglie di Calogero
  • Bianca Castagnetta: donna Matilde Cefalù
  • Renzo Marignano: un politico del PCI
  • Antonio Acqua: il parroco
  • Giovanni Fassiolo: don Ciccio Matara

Nel 1961 in Italia non esisteva la possibilità di divorziare. C’erano tuttavia, per chi se lo poteva permettere, alcune scappatoie. Tra queste la più cruenta ma disponibile anche per i meno abbienti, meno cosmopoliti e meno fantasiosi, era il delitto d’onore; delitto che veniva punito con una pena particolarmente mite ai sensi dell’articolo 587 del Codice Penale poiché si riconosceva che l’offesa all’onore costituiva una gravissima provocazione, e la riparazione dell’onore non causava riprovazione sociale. E poi la pena già mite poteva ulteriormente essere ridotta se arrivava una amnistia.

Il dettato originario della norma diceva:

Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.

Si trattava di una norma ereditata dal Codice Rocco, in vigore al tempo del Fascismo, che dopo la guerra suscitò molte discussioni e prese di posizione di intellettuali, giuristi e movimenti democratici ma che solo nel 1984 sarà abrogata definitivamente quando erano già in vigore il Nuovo Diritto di famiglia e il divorzio.

Sul tema, nel 1960 Giovanni Arpino scrisse il romanzo Un delitto d’onore ambientato nell’Italia fascista. Il romanzo ebbe un gran successo e piacque molto al regista Pietro Germi. Così, nel 1961, Germi con gli sceneggiatori Ennio De Concini e Alfredo Giannetti ne trasse un film ambientato in Sicilia, regione ritenuta a torto o a ragione particolarmente sensibile alle offese all’onore cagionate da “illegittima relazione carnale”.

Trama

Nella immaginaria città siciliana di Agramonte vive il barone Ferdinando Cefalù, detto Fefè. L’uomo sposato con una donna che arde d’amore per lui ma per la quale lui non prova più alcuna attrazione. Fefè è invece innamorato della cugina sedicenne Angela.

Volendo liberarsi della moglie l’uomo si lascia prendere da una varietà di fantasie omicide geniali e assurde, prima di concentrarsi su quell’articolo 587 del codice penale, che con l’aiuto di un buon avvocato, gli permetterebbe di raggiungere con eleganza lo scopo da gentiluomo quale è. Serve però il tradimento della moglie. Fefè vede la possibilità di approfittare del ritorno di Carmelo Patanè, un vecchio spasimante di Rosalia, favorendone la relazione amorosa per poterli sorprendere insieme, ucciderli, usufruire del beneficio del motivo d’onore e così sposare finalmente l’amata Angela. E finalmente arriva il giorno che i due si danno appuntamento. Fefè, per facilitare l’evento, si reca al cinema a vedere il film di grande richiamo e grande scandalo che attirava l’attenzione di tutto il paese, La dolce vita. Ma nel mezzo della proiezione Fefè lascia la sala e rincasa per sorprendere gli amanti. Scopre, però, che i due adulteri si sono dati alla fuga. E la legge richiede lo stato d’ira che può essere giustificato solo dalla flagranza.

Ma c’è anche la possibilità del conclamato e pubblico disonore che deve e può essere vendicato. Allora Fefè si finge malato e incapace di reagire per attirarsi il disprezzo di tutti i concittadini, e quindi trovarsi nella condizione di disonorato. Nel frattempo lo zio Calogero, padre di Angela, muore d’infarto scoprendo la tresca della figlia con il nipote. Al funerale il disonore di Fefè viene ufficializzato da Immacolata, moglie di Patanè, che lo umilia davanti alla gente sputandogli in faccia.

Il barone viene a conoscenza del luogo dove sono nascosti i fuggiaschi. Giunto sul posto, trova Immacolata che ha già vendicato il suo onore uccidendo il marito. E lui non può che fare altrettanto con Rosalia. Condannato a tre anni di carcere, sconta una pena inferiore potendo beneficiare di un’amnistia, e torna in paese dove finalmente può sposare l’amata Angela.

Ma già in viaggio di nozze la felicità dell’unione è messa in pericolo. Nella scena finale infatti, Angela sdraiata sul ponte di una barca bacia Fefè, mentre con un piede carezza quello del giovane timoniere.

 

Critica

Con questo film Pietro Germi, realizzò uno dei migliori film della commedia all’italiana, che divenne un modello per molti altri film dello stesso fortunato genere.

Il film è un ironico e divertente ritratto  della mentalità e delle pulsioni di una certa Sicilia di provincia, in particolare il grottesco senso dell’onore,  ma prende di mira con feroce sarcasmo soprattutto due situazioni di arretratezza legislativa dell’Italia dell’epoca: la mancanza di una legge sul divorzio (che arriverà solo nel 1970), e soprattutto l’anacronistico articolo 587.

La narrazione ben immersa nel clima e nell’ambiente siciliano si svolge con un ritmo perfetto condotta da una magistrale interpretazione di Marcello Mastroianni, al quale non sono da meno Leopoldo Trieste, Daniela Rocca e la giovanissima Stefania Sandrelli.

Riconoscimenti

Premio per la miglior commedia al XV Festival di Cannes (1962).

Nastro d’argento 1962 per il miglior soggetto originale per il migliore attore Protagonista (Marcello Mastroianni).

Golden Globe 1963 e Premio Bafta 1964 a Marcello Mastroianni.

Nomination all’OSCAR 1963 per Germi e Mastroianni